I 100Vini® corrono nel tempio della velocità

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I 100Vini® corrono nel tempio della velocità

Autodromo Nazionale di Monza: circuito d’eccezione per festeggiare i 160 anni del Gruppo Meregalli.

Di Antonio Cimmino.

1856, una data storica per chi ama il mondo dell’enologia e degli “spirits”. Un Oste di Vedano, trasferì il suo locale a Villasanta ed ebbe la brillante idea di iniziare a vendere vino. Lui era Giovanni Meregalli, trisavolo del presidente Giuseppe, e di Marcello, l’attuale Amministratore delegato del Gruppo Meregalli.

160 anni che ne hanno fatto il più grande gruppo di distribuzione di alcolici in Italia, sempre alla ricerca del meglio da offrire ai propri clienti, nel senso della qualità e dell’eccellenza. Un’azienda familiare in cui la tradizione e le forti radici legate al territorio monzese non hanno impedito di avere visioni lungimiranti e spesso intraprendenti. Come dimostrano le scelte imprenditoriali di tutti i membri che ne hanno tenuto il timone, come Marcello, che appena maggiorenne affiancò il papà Giuseppe, e oggi a soli 38 anni guida un gruppo che fattura circa 50 milioni di euro, con 5 sedi principali, di cui una a Parigi ed una a Lugano, rispettivamente sedi della Meregalli France e Meregalli Suisse, le aziende nate per meglio seguire i mercati nei due Paesi.

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Questo traguardo importante non poteva che essere festeggiato con tutto lo staff, gli agenti, i produttori e i partner del Gruppo Meregalli!

Un modo unico di ringraziare chi, armato di smisurata passione, ha fatto e contribuisce al successo dell’azienda, offrendo al contempo l’opportunità anche agli “addetti al settore” di provare tutti (o quasi) i vini e gli spirits distribuiti e di incontrare gli oltre 80 produttori presenti in prima persona.

Quale miglior palcoscenico dove poter degustare gli oltre 300 prodotti tra vini e distillati, degli autentici campioni, se non l’Autodromo Nazionale Monza? Sono accorsi quasi in 3000 per il grande ritorno dei 100Vini® nel tempio della Formula1.

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È stato presentato il meglio dell’enologia mondiale offerto dal Gruppo Meregalli, tra Champagne, spumanti, bianchi, rossi, rhum, gin, whisky, vodka, grappa, cognac, sakè e anche le birre. Scegliere e menzionare solo alcuni dei produttori presenti è utopia, ragion per cui riporteremo quelli che per gusto, simpatia, emozione o istinto ci hanno colpito.

#Champagne

Tra gli Champagne la palma va al Bollinger Champagne Le Grande Année 2005, un’annata davvero fuori dal comune per la maison di Aÿ. 70% Pinot Nero, 30% Chardonnay, una cuvée di 95% di Grands Crus e il 5% di Premiers Crus.

Come Blanc de Blancs da segnalare lo Champagne Special Club Brut 1er Cru 2009 di Pierre Gimonnet, proveniente dai suoi migliori vigneti della Côte des Blancs. Mentre Ayala ha presentato il Brut Rosé N° 8 2008, la cuvée in edizione limitata che vuole rappresentare il cambio di rotta della storica Maison fondata nel 1860. Realizzata esclusivamente da uve provenienti da vigneti Premier e Grand Cru delle Montagne di Reims, Il suo nome è sia simbolico, rappresentando il rinnovamento, che tecnico a raffigurare gli 8 anni necessari per l’elaborazione di questo vino.

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Il resto di Francia

Restando sul suolo transalpino, come sempre in quest’occasione, si ha la possibilità di degustare sia vini dei grandi Chateau o Domaine ma anche vini di piccoli vigneron.

Dalla Borgogna Domaine Chanson con lo Chablis Premier Cru Fourchaumes 2012 dalle note un po’ speziate e il Puligny Montrachet 2012, sempre un chardonnay in purezza, floreale con un tocco di minerale che si ritrova al palato, o il Nuits Saint Georges 2011, l’elegantissimo Pinot Nero dal tannino setoso.

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Dalla Valle del Rodano, il Clos De L’Oratoire Des Papes con i suoi Chateauneuf du Pape, Blanc 2015 (Grenache bianco 30%, Clairette 30%, Roussane, 30%, Bouboulenc 10%) dagli eleganti e delicati sentori di spezie, e Rouge 2014 (Grenache 80%, Syrah 8%, Mourvèdre, 7%, Cinsault 5%), complesso, possente e molto persistente

Andando un po’ più su, un tipico Syrah della Côtes du Rhon, il Cornas “Les Arènes” 2011 dell’azienda, condotta in biodinamica, M. Chapoutier, un concentrato di confettura di frutti di bosco!

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Un dolce trittico da Barsac-Sauternes, il primo è lo Château Simon 2010, poi il 1er Cru Barsac 2012 di Chateau Climens, ed infine uno dei pochi a tener testa al mitico Chateau d’Yquem, il 1er Gran Cru Sauternes 2013 di Chateau Riussec.

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Bianchi d’Italia

Un’edizione dei 100Vini® che ha evidenziato che siamo un Paese in prevalenza da vino rosso, almeno nell’alta fascia, ma che ha posto in evidenza tra i bianchi il Samas 2015 IGT Isola dei Nuraghi di Agripunica, il progetto nato dalla collaborazione tra la toscana Tenuta San Guido e la sarda Cantina di Santadi. Un mix (90/10) tra la freschezza e la macchia mediterranea del Vermentino e i profumi dello Chardonnay. Affinano separatamente sulle fecce fini per quasi due mesi ed altri due in vasche d’acciaio. Dopo l’assemblaggio riposa in cemento per almeno tre mesi.

La batteria dei bianchi presentati da Weingut Pfitscher, dimostra ancora come il Südtirol possa competere su questo terreno con Loira e Borgogna, e non c’è da scandalizzarsi se ci sono dei bianchi di alcuni produttori (non loro, in questo caso) di questo splendido territorio venduti a 100 euro e più.

2015 l’annata in degustazione, lo Chardonnay Arvum è l’unico bianco che fa un veloce passaggio in legno (20%), per poi affinare sulle fecce fini, che gli donano intensità olfattiva e maggior struttura. Il Gewürztraminer Stoass risulta meno ricco e opulento dei soliti traminere ma possiede più freschezza che lo rende armonico e molto equilibrato.

Il Sauvignon Saxum è un prato in fiore, accompagnato da una fresca nota agrumata e dal palato molto minerale grazie ai terreni morenici glaciali sui quali cresce.

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Una curiosità, Pfitscher è una delle poche aziende ad aver ottenuto il nuovo sigillo di qualità CasaClima Wine, che valuta la compatibilità ambientale dell’edificio, il consumo di energia e acqua nella produzione dei vini, la scelta degli imballaggi ma anche le conseguenze del trasporto.

Rosso, Rosso e ancora Rosso

Tra i rossi che si sono fatti notare eccone alcuni.

Il Ballistarius 2009, il SuperTrentin di casa Letrari ottenuto da uve Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Lagrein, macerazione in tini d’acciaio, mentre fermentazione e maturazione in barrique nuove di rovere francese. Taglio e tempi di vinificazione variano molto in funzione dell’annata.

Il Cerviolo Rosso 2010, Supertuscan di San Fabiano Calcinaia, 50% Merlot, 25% Cabernet Sauvignon e 25% Petit Verdot. 24 mesi in barrique di primo passaggio e ulteriori 2 anni in bottiglia. Grande complessità aromatica, dai frutti rossi alle spezie fino a sentori di cacao e tabacco. Al palato è suadente, ha grande potenza e calore, un’eleganza dalla forma morbida.

Dalla provincia di Caserta, il Terra di Lavoro 2012 di Galardi, Aglianico e Piedirosso allevati alle falde dello splendido vulcano spento di Roccamonfina, terra di lavoro ma anche luogo incontaminato, lontano dal caos, circondato da una rigogliosissima natura come in un paradiso terrestre.

Di Baglio di Pianetto, l’azienda vitivinicola del Conte Paolo Marzotto da pochi giorni guidata da Renato De Bartoli, in evidenza la tipicità del Merlot del Salici 2010, con i suoi sentori un po’ marmellatosi accompagnati da note speziate e balsamiche di confettura ed una freschezza al palato.

A rappresentare invece l’autoctonocità è “Il Nero d’Avola” del Cembali 2007. Due vendemmie, di cui una leggermente surmatura, vecchie vigne ad alberello, bassissima resa per ettaro, circa 25 ettolitri, fermenta in piccoli serbatoi, affina per il primo periodo, circa nove mesi, in barriques nuove di Allier, in seguito trascorre sei mesi in acciaio inox dopo il taglio, per poi terminare l’evoluzione per altri dieci mesi in botti da 25hl e successivamente in bottiglia.

Un vino complesso, che ha bisogno dei suoi tempi per esprimere il meglio di sé, tirando così fuori tutti i profumi della Sicilia più vera.

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Spirits, Cocktail e Soft Drinks

La prima e tuttora unica vodka di patate inglesi nel mondo è di Williams Chase Distillery.

Il motivo è semplice, la loro azienda di famiglia è famosissima, nello Herefordshire e soprattutto nel mondo, per le patatine Tyrrells, da dove è nata l’idea di utilizzare le due tipologie di patate coltivate nell’azienda, la Lady Rosetta e la Lady Claire per produrre la Chase English Potato Vodka, fatta a mano, naturale, senza glutine, in puro stile inglese. Altro loro prodotto interessante è l’Elegant Crisp Gin, un gin ottenuto dalla distillazione della vodka di mele, la Naked Chase Apple Vodka, con aggiunta di 11 botaniche, tra cui l’immancabile bacca di ginepro, ma anche petali di luppolo, semi di angelica e semi di coriandolo.

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Per gli astemi, ma non solo, le “natural sodas” di Fentimans, che utilizzano un processo di fermentazione botanica di loro proprietà per produrre dei soft drinks nel modo più naturale possibile.

Tra questi lo Sparkling Lime & Jasmine, una nota dolce e amara data dell’unione dei fiori di lime, di gelsomino, di mirto, con la bacca di ginepro e gli estratti della radice di zenzero.

Due classici della tradizione inglese sono rappresentati dalla Ginger Beer, creata usando la migliore radice di zenzero cinese, e dalla 19:05 Herbal Tonic Water, una bevanda complessa che contiene una delicata mixture a base di erbe e fiori, tra i quali foglie di Kaffir Lime, ginepro, Lemongrass e radice di giaggiolo.

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Il Rose Lemonade è tra i prodotti più in voga nell’ultimo periodo, molto utilizzato per realizzare cocktail. Fatto con succo di limoni freschi e puro olio essenziale di Rose Otto, proveniente dalla Valle delle Rose in Bulgaria, ottenuto con la distillazione naturale a vapore che dona alle bevande un colorito roseo, ma soprattutto un delicato profumo e sapore di rosa.

Tra i vari cocktail si fa notare l’Airone Rose, creato in collaborazione con la distilleria veneta Jacopo Poli, all’Airone Rosso e al Dry Gin Marconi 46 di quest’ultima si aggiunge proprio il Rose Lemonade.

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Un giro da campioni quello guidato dai piloti della Scuderia Meregalli alla conquista dei 100Vini® del beverage mondiale!

[Photo Credit: Antonio Cimmino]

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© Antonio Cimmino

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