Brunello di Montalcino Docg: il grande rosso di Toscana

Brunello di Montalcino Docg: il grande rosso di Toscana
In provincia di Siena, sotto le merlature della fortezza di Montalcino, nasce un vino epico ormai famoso in ogni dove.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]di Alessio Turazza

Brunello di Montalcino: storia e zona di produzione

Il Brunello di Montalcino Docg, è uno dei vini rossi italiani più conosciuti e apprezzati al mondo, una delle punte di diamante della nostra enologia. E’ prodotto dalle vigne coltivate sulla collina di Montalcino, in provincia di Siena, su un territorio di 24.000 ettari, di cui circa 3.500 vitati; 2.100 ettari sono coltivati a Brunello, mentre i restanti sono destinati a Rosso di Montalcino, Moscadello di Montalcino e Sant’Antimo.

I terreni sono piuttosto vari, a causa delle diverse epoche geologiche di formazione e per la presenza di numerose stratificazioni, che cambiano a seconda dell’altitudine e dell’esposizione. In linea di massima, salendo d’altitudine i suoli presentano maggior percentuale di frammenti di roccia e scheletro, con tessitura argillo-calcarea, tufo e galestro.

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Il clima è tendenzialmente di tipo mediterraneo, mite e ben ventilato, anche se non mancano inverni freddi. L’altitudine garantisce buone escursioni termiche, fondamentali per lo sviluppo aromatico delle uve. Tuttavia, a parte queste considerazioni generali, il territorio di Montalcino presenta microclimi molto differenti. I vigneti si trovano ad altitudini che variano dai 150 ai 650 metri, con esposizioni molto diverse e su terreni dalle composizioni non omogenee. Una situazione che rende la collina di Montalcino un terroir molto parcellizzato, con caratteristiche specifiche per ogni zona.

La tradizione della vite in Toscana ha origini antichissime, già gli Etruschi la coltivavano e pare che il vitigno sangiovese sia proprio originario dell’area compresa tra l’Arno e il Tevere e che si sia poi diffuso in tutta la Toscana e nel Centro Italia. Il Brunello di Montalcino è prodotto con un clone particolare, detto sangiovese grosso, meno produttivo ma qualitativamente molto pregiato. Il clone è stato individuato fin dall’Ottocento e verso la metà del secolo, sono cominciate le prime vinificazioni in purezza, grazie all’opera della cantina Biondi-Santi. Nasce così a fine Ottocento il vino Brunello, che invecchiato a lungo in botti di rovere, manifesta subito un carattere e una qualità fuori dal comune. Tuttavia, bisognerà attendere gli anni ’70 e ’80 per l’affermazione del Brunello di Montalcino tra le eccellenze dell’enologia italiana e internazionale.

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Vitigno, coltivazione e caratteristiche del Brunello di Montalcino

Il sangiovese è uno dei vitigni più diffusi nel nostro Paese, soprattutto nelle regioni del centro Italia. Si esprime con caratteristiche diverse nei vari terroir in cui è coltivato, ma in termini generali possiamo distinguere due grandi famiglie: il sangiovese grosso, i cui cloni più famosi sono il brunello e il prugnolo gentile e il sangiovese piccolo, che raccoglie tutte le altre varietà coltivate in Toscana, dal chianti alla maremma e quelli diffuse in Emilia e Romagna.

Il termine Brunello era già utilizzato nel corso dell’Ottocento, per identificare una particolare varietà di sangiovese, presente sul colle di Montalcino. I vigneti sono generalmente coltivati a cordone speronato, con potatura corta, in modo da avere pochi grappoli. Le pratiche del diradamento in pianta e della scelta in vendemmia solo dei migliori grappoli, garantisce uve perfettamente mature, sane e di straordinaria qualità. 

Il Brunello di Montalcino ha un colore rosso rubino intenso, che con l’invecchiamento tende al granato. Al naso ha un bouquet complesso, con prevalenza di note di confettura di ciliegia, amarena, frutta rossa, piccola frutta nera e nuance floreali di rosa e violetta. Con l’invecchiamento, gli aromi si arricchiscono di note terziarie di grande eleganza: spezie, tostatura, cioccolato, caffè, tabacco, funghi, cuoio, pellame, sentori boisè e balsamici. Al palato è ampio e di grande struttura, con trama tannica importante ma ben integrata e buona freschezza. Il Brunello di Montalcino è un vino di grande longevità, da degustare tra i 10 e i 30 anni dalla vendemmia, a secondo delle annate e del pregio delle bottiglie.

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La Denominazione ed il Consorzio del Brunello

Il Brunello di Montalcino ha ricevuto il riconoscimento della Doc nel 1966 a della Docg nel 1980. E’ prodotto nel territorio del comune di Montalcino, da uve sangiovese grosso. Il disciplinare prevede un invecchiamento in legno di rovere per almeno 2 anni e 4 mesi di affinamento in bottiglia, 6 per la versione Riserva. Può essere messo in commercio solo dopo 5 anni dalla data della vendemmia e dopo 6 anni per la tipologia Riserva. Il titolo alcolometrico minimo è si 12,5 %. Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino è stato creato nel 1967, dai principali produttori, per tutelare il vino che aveva appena ricevuto la Denominazione d’Origine Controllata. Fin dall’inizio è cominciata un’opera di valorizzazione del territorio, salvaguardando l’ambiente, le vigne e la qualità del vino. Oggi il Consorzio si occupa anche di promuovere l’immagine del Brunello di Montalcino in Italia e nel mondo attraverso la partecipazione a Fiere ed eventi.

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Brunello di Montalcino: temperatura di servizio e abbinamenti

Il Brunello di Montalcino Docg, va servito a una temperatura di 18°C-20°C. E’ un vino di struttura importante, di grande complessità ed eleganza. A tavola trova i migliori abbinamenti con carni rosse pregiate, arrosto, stufati e con la selvaggina: arista arrosto, cinghiale e lepre in salmì, capriolo in umido, pernici al tartufo, stracotto di manzo al vino.

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