Buttafuoco DOC: dall’Oltrepò Pavese, una grande eccellenza italiana

Buttafuoco DOC: dall’Oltrepò Pavese, una grande eccellenza italiana
Dall'incanto delle colline dell'Oltrepò Pavese un vino che "butta come il fuoco" perfetto con i piatti della cucina lombarda.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]di Alessio Turazza, giornalista e sommelier

Buttafuoco: storia e zona di produzione

L’Oltrepò Pavese è una delle zone del Nord Italia maggiormente vocate per la viticoltura. Le splendide esposizioni collinari e soprattutto i terreni costituiti da pregiate marne argillo-calcaree di natura eocenica, ricche di arenarie e fossili marini, costituiscono un habitat perfetto per la vite. La tradizione della viticoltura, già presente all’epoca degli antichi Romani, si è conservata nei secoli fino ai giorni nostri, grazie alla presenza di molti vitigni autoctoni e di alcuni vitigni internazionali, come il pinot nero e il riesling renano, che si sono adattati molto bene al territorio. Il Buttafuoco è uno dei vini più tipici e caratteristici dell’Oltrepò, particolarmente apprezzato a tavola per accompagnare i piatti della cucina lombarda. Il nome deriva dall’espressione dialettale “Buta mel feug”, (butta come il fuoco) a sottolineare la struttura, la forza e l’irruenza del vino.

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Il vitigno e le caratteristiche del Buttafuoco

Il Buttafuoco nasce da un uvaggio di varietà a bacca rossa coltivate da secoli nelle terre dell’Oltrepò Pavese: barbera, croatina, uva rara e vespolina. La barbera è un’uva autoctona piemontese, diffusa anche in Oltrepò Pavese e nel piacentino. È un vitigno piuttosto rustico e generoso, che dona vini caratterizzati da fragranti aromi fruttati, sentori vinosi e da un’acidità piuttosto elevata. L’uva croatina è coltivata soprattutto in Oltrepò Pavese e nel novarese. E’ un vitigno piuttosto resistente, che si è diffuso soprattutto per la sua vigoria e produttività, anche a discapito di varietà qualitativamente più interessanti. Altro vitigno spesso utilizzato nell’assemblaggio del Buttafuoco è l’uva rara, da sempre coltivata in Oltrepò Pavese e in Piemonte e in passato spesso confusa con la croatina o con la bonarda novarese. Tra i vitigni complementari, sicuramente quello più particolare e ricco di personalità è la vespolina, che regala bouquet dall’elegante profilo intensamente speziato. Il vino ha un colore rosso rubino intenso. Al naso esprime aromi fruttati, sentori vinosi e una leggera speziatura. Al palato ha un buon corpo, con trama tannica ben presente e acidità vivace.

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La Denominazione del Buttafuoco

Il vino Buttafuoco ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata nel 2010. La zona di produzione del Buttafuoco comprende la zona collinare dell’Oltrepò Pavese, in particolare i territori dei comuni di Broni, Canneto Pavese, Castana, Cigognola, Montescano, Pietra de’ Giorgi e Stradella. È prodotto con i vitigni a bacca rossa più tipici dell’Oltrepò Pavese, in percentuale abbastanza flessibile, che varia molto da produttore a produttore. Il disciplinare fissa la base ampelografica in: barbera (25% al 65%), croatina (25% al 65%), uva rara e/o vespolina per un massimo del 45%. Il titolo alcolometrico minimo deve essere di 11,50%.

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Buttafuoco: temperatura di servizio e abbinamenti

Il vino Buttafuoco DOC si serve a una temperatura di 16/18 °C. Si abbina molto bene con secondi piatti di carni rosse in umido o con la selvaggina.

Lorenzo Vinci
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