La magia delle bollicine Docg Conegliano Valdobbiadene

La magia delle bollicine Docg Conegliano Valdobbiadene

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Nella "Città europea del Vino 2016", il nuovo riconoscimento di Patrimonio Unesco delle Colline del Conegliano Valdobbiadene.

di Camilla Rocca & Monica Viani

Borghi, antiche pievi, palazzi che nascondono tesori costruiti da patrizi veneziani e colline che sono distese di vigneti. Ecco la fotografia della Marca Trevigiana, il territorio che dà i natali al Prosecco. Un territorio che è sempre più meta di turisti che coniugano il piacere della tavola e delle bollicine all’interesse culturale.

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Oltre 500 case spumantistiche, 15.000 viticultori e vinificatori, una produzione che supera 300 milioni di bottiglie all’anno. Cifre importanti che sicuramente impressionerebbero lo stesso Antonio Carpené, l’iniziatore della storia del Docg Conegliano Valdobbiadene. Nel lontano 1868 Antonio fece un’importante scommessa: produrre anche in Italia le bollicine, quel vino che solo i francesi sembravano sapere fare. Studiò e dette vita ad un metodo italiano. L’ amore per la sua terra, la sua capacità di persuasione convinsero molti produttori di vino all’apertura di una nuova strada. Il termine Prosecco lo troviamo per la prima volta in un documento del 1772: i resoconti di una riunione dell’Accademia dell’Agricoltura, scritti da Francesco Maria Malvolti. Cento anni dopo il conte Marco Giulio Balbi Valier selezionò il vitigno del vino chiamato Prosecco, dal nome di una frazione di Trieste, e oggi indicato come glera.

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Conegliano, città europea del vino 2016: verso il riconoscimento Patrimonio Unesco delle Colline del Conegliano Valdobbiadene

L’importante riconoscimento di Conegliano di Città Europea del Vino 2016 è un’importante tappa verso il raggiungimento dell’ambito riconoscimento di Patrimonio Unesco delle Colline del Conegliano Valdobbiadene che prenderà il via ufficiale a partire dal 2017.

Perché richiedere tale riconoscimento?

In queste colline, tra Valdobbiadene e Conegliano, il vino è sovrano da un paio di secoli. Prima qui con le viti si piantava il gelso, da cui si ricavavano le foglie per i bachi, produttore della seta. E prima ancora dominava la piccola agricoltura di sussistenza e la pastorizia, in un terra in cui le poche zolle erbose si incuneavano stentatamente tra gli affioramenti dell’hogback, le formazioni rocciose che affiorano ovunque su questi ripidi pendii. Il mosaico dei piccoli appezzamenti strappati alle rocce si è andato ingrandendo. Sassi e frammenti di roccia sono stati asportati a mano nuda e spesso reimpiegati per innalzare i muri delle fattorie e delle case del posto.

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Già dal 1606 qui era attiva l’ “Accademia degli Aspiranti”, primo esempio della futura Scuola Agraria voluta dai nobili del luogo per ragionare tra loro e con gli esperti su come poter trasformare questo territorio fragile e difficile in un ambiente che offrisse cibo per chi ci lavorava. Poi la scoperta che i forti sbalzi di temperatura potevano essere un bene: stimolando e fissando i profumi del vino. Così, metro dopo metro, sempre più terra è stata “creata” dagli uomini, strappata ai rovi, alle ortiche e a una boscaglia di nessun pregio. Le ripide prode, in cui nulla poteva crescere o essere raccolto sono state vinte da una viticultura “eroica”, dove, per potare, seguire la crescita dell’uva o raccoglierla, si ricorreva – e lo si fa anche oggi – a legature e a piccole teleferiche. “Nulla è impossibile per l’uomo determinato”, si insegnava nelle vecchie Scuole Agrarie. Così una terra “ingrata” è stata ri-creata per dare vita a quei vini che l’hanno resa celebre. Con una storia così, non stupisce che qui si respiri l’orgoglio per la propria terra e che ora si miri ad ottenere il riconoscimento di Patrimonio Unesco.

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La scuola enologica Cerletti di Conegliano

Un’importante testimonianza di che cosa significhi essere fieri del proprio territorio e della propria economia è la scuola enologica Cerletti di Conegliano. La scuola enologica, la prima in Italia e uno dei più importanti punti di riferimento per la formazione in campo enologico a livello nazionale, fu istituita nel 1876. Fu voluta da Antonio Carpené e diretta dall’ingegnere Giovanni Battista Cerletti, a cui la scuola fu dedicata. Il modello a cui Cerletti si ispirò fu la rinomata scuola e centro di ricerca per i vigneti e frutteti di Klosterneuburg in Austria. L’istituto oggi offre percorsi formativi che comprendono sia l’istruzione tecnica (Istituto tecnico Agrario Cerletti) che l’istruzione professionale (Istituto Professionale per l’agricoltura e l’ambiente “Corazzini”). L’offerta si completa con corsi di formazione integrata superiore rivolti a diplomati, i corsi universitari della facoltà di agraria dell’Università di Padova con il corso di laurea in Scienze e tecnologie viticole ed enologiche e in Viticoltura, Enologia e Mercati Vitivinicoli. Nel prossimo futuro la scuola di enologia punterà molto sui corsi di potatura della vite. L’obiettivo è quello di formare professionisti sempre più preparati e consapevoli che l’agricoltura è la nuova frontiera economica dell’Italia.

Lorenzo Vinci

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