Intervista a Serena Taranto del blog Dolce Vita Food

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Intervista a Serena Taranto del blog Dolce Vita Food

Esperta di comunicazione e votata ad uno stile di vita sano e genuino: è Serena Taranto, food blogger di Dolce Vita Food. Scopriamo la sua storia!

di Mariagrazia De Castro

1. Serena, presentati…raccontaci qualcosa di te!

Ciao Mariagrazia, sono una ragazza (o almeno così amo definirmi) di 31 anni che opera da sempre nell’ambito della comunicazione. Nel tempo libero adoro passare le serate con gli amici e organizzare delle cenette a casa mia, occasioni nelle quali preparo rigorosamente tutto io dirigendo, ai fornelli, il mio fidanzato Marco. In alternativa, frequento mostre d’arte – soprattutto contemporanea – o concerti dei cantautori che prediligo. Ho cominciato ad avvicinarmi alla cucina dapprima con la presenza della mia nonna che presentava una quantità limitata di portate ma di qualità eccellente! In seguito, ho sviluppato una vera e propria passione aiutando mia madre nelle ore buche della monotona e rilassante vita di provincia, sulla costa abruzzese, d’inverno… Cucinare sprigiona la mia creatività e stimola i miei sensi: assaggiare qualcosa mentre la compongo mi soddisfa e soprattutto mi avvicina, sin da subito con la mente, verso una situazione conviviale che si verificherà di lì a poco. Penso insomma, ai miei ospiti o alle persone che degusteranno il mio piatto. Mi diverte sperimentare ricette e nuovi sapori, accostandone il profumo, oltreché l’aroma e prevedendo già quale sarà il risultato potenziale… creare, creare per goderne appieno con tutti i sensi del palato.

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2- Dolce Vita Food. Un blog per raccontare…?

Dolce Vita Food nasce per sensibilizzare le persone a mangiar bene per vivere meglio, laddove per alimentazione di qualità s’intende l’adozione di cibi che siano salutari ma che soddisfino il gusto. L’azienda dove lavoro, che si chiama appunto Dolce Vita Food, è nata con l’obiettivo di adempiere una promessa, come ribadisce sempre il fondatore, Luigi Caterino. La promessa di produrre gli alimenti tipici della dieta mediterranea, buoni come quelli tradizionali ma addizionati di principi naturali che li rendono ancora più salutari. Ed il nostro blog vuol trasmettere proprio questo. Ci troviamo in un contesto vessato dalle diete iperproteiche quando invece, per raggiungere un eccellente stato di salute, bisogna alimentarsi con altri nutrienti: verdure, frutta, alimenti di stagione, spezie benefiche per il nostro organismo (come la curcuma o lo zenzero che noi utilizziamo molto nei nostri biscotti e nei nostri snack), alimenti a basso indice glicemico che migliorino le prestazioni di ciascuno di noi, non solo nello sport ma anche nella vita quotidiana. Un educator blog insomma, che dia anche delle dritte per poter cucinare in maniera costruttiva per la salute tenendo però d’occhio la cura del palato. Ci tengo a sottolineare che Dolce Vita Food, così come il suo blog, si ispira a un metodo medico creato da Massimo Gualerzi, cardiologo di fama nazionale, che ha ideato la dieta Super Salute partendo dal presupposto che gli individui non si rendono sufficientemente protagonisti del cambiamento delle loro condizioni di salute, rimanendone meri attori. Il metodo Super Salute vuole appunto stimolare le persone ad utilizzare la propria alimentazione, lo stile di vita e l’attività fisica praticata come strumenti per vivere meglio e raggiungere proprio uno stato di salute ottimale: Super.

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3- Tra le tante ricette che hai proposto, qual è la tua preferita?

La crema pasticcera light vegan sicuramente. Mi è stata fornita dalla chef con cui collaboriamo Carla Antonelli, che colgo l’occasione per ringraziare. È una ricetta eccezionale a base di latte di mandorla e sciroppo di agave, il cui risultato è gustosissimo e a basso indice colesterolemico rispetto alla crema tradizionale. Un’altra ricetta consigliatami da Carla è stata la pastella con farina di ceci senza uova: buonissima! La consiglio vivamente! La farina di ceci dona alla pastella non soltanto un aspetto dorato, ma soprattutto un retrogusto piacevolmente dolce che altrimenti mancherebbe non essendoci l’uovo.

4- Perché secondo te il “food bloggerismo” è un fenomeno prevalentemente femminile?

Le ragioni sono diverse: innanzitutto, la cucina è radicata nella cultura italiana attorno alla figura femminile, sebbene dalla seconda metà del ‘900 in poi abbiamo assistito all’avanzamento di notevoli chef uomini. È comunque sia un settore casalingo, domestico, del quale le donne sono – più nell’immaginario collettivo che nei fatti – regine incontrastate. Basta cambiare ambito, spostarsi ad esempio nella tecnologia, per scoprirvi invece dei blogger soprattutto maschili. Inoltre, bisogna considerare che, nella nostra società, esiste una certa fascia della popolazione che, per scelta o per sorte, si è trovata a non lavorare nel senso tradizionale del termine e questa fetta è prevalentemente costituita da donne. Per loro, credo che la cucina sia stato un modo di impiegare il proprio tempo e dare un senso alle attività che normalmente svolgono, comunicandole e condividendole con altre persone che sono lontane per spazialità ma vicine per affinità ed interessi. Terza ragione: spesso la cucina, e quindi l’alimentazione, è collegata alla cura del corpo e alla salute. Ora, essendo fortemente vincolata all’healthcare, logico che le donne, che per cultura sono state sempre più sensibili all’estetica e “al prendersi cura di…”, si sentano maggiormente protagoniste di questo settore, rispetto a quanto potrebbe sentirsi un uomo.

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5- Cos’è per te la “cucina sostenibile”?

Penso innanzitutto a quel tipo di cucina orientata verso il contrasto allo spreco. Quindi ecosostenibile più che sostenibile, considerando il cibo come uno dei fattori che riscuote maggiore impatto sull’ambiente nel quale esiste. Credo sia fondamentale imparare a riutilizzare o a riciclare parti avanzate della preparazione dei pasti, magari realizzando menu innovativi e gustosi partendo da parti avanzate di prodotti di qualità. Ritengo che un aspetto di grande rilevanza sia la qualità delle materie prime, senza la quale si avrebbero degli scarti non ottimali né al palato, né tantomeno alla salute. L’ecosostenibilità è un ottimo approccio per massimizzare le risorse non soltanto ambientali ma anche economiche, considerando che gli scarti sono stimati intorno al 70% di ciò che acquistiamo.

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