Food blogger

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Un fenomeno in espansione tra comunicazione, condivisione e genere. Scopriamolo in questa nuova rubrica attraverso le interviste alle food blogger più famose d'Italia.

Un fenomeno che non conosce crisi, quello dei food bloggers, un vero e proprio esercito di appassionati, abili cuochi, chef professionisti o autodidatti, comunicatori… trait d’union tra la cucina e la rete. Un fenomeno che parte negli Stati Uniti con Chowhound, il primo food blog nato nel 1997 come bacheca per permettere agli utenti di scambiarsi consigli e suggerimenti sui ristoranti e i locali dove mangiare a New York e che oggi conta ventidue dipendenti.

Oggi si contano solo in Italia più di tremila blog a tema enogastronomico anche se mancano cifre ufficiali. Quelle che invece periodicamente non scarseggiano sono le classifiche dei migliori blog per buongustai, stilate nella maggior parte dei casi sulla base di chi ha più fan su Facebook o follower su Twitter.

Grazie all’iniziativa di alcuni soci fondatori, è nata anche l’Associazione Italiana Food Blogger che si propone di aggregare le persone che condividono il medesimo approccio al mondo del cibo, creando occasioni di incontro e mutuo scambio in un progetto condiviso orientato alla formazione (…) per far crescere la consapevolezza del ruolo dei food blogger nella sfera della comunicazione agroalimentare, attraverso la conoscenza, la valorizzazione, la promozione e la protezione del nostro prezioso patrimonio culturale”.

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Un fenomeno diversificato ma anche specializzato perché molti food blogger declinano, poi, su un tema specifico e così con una mano mescolano il sugo e con l’altra scrivono ricette per gli intolleranti, le ricette dei primi piatti, le ricette per chi mangia fuori casa, le ricette per lo svezzamento e così via. E i nostri food blogger oltre a essere creativi sono anche intuitivi e da tempo hanno capito che c’è bisogno di specializzazione a maggior ragione se si vuole essere competitivi. Grazie a questa caratterizzazione si possono vantare pregi come il numero sempre crescente di visite da parte degli utenti, il coinvolgimento carta stampata e l’interesse da parte di qualche casa editrice.

Sì perché in molti casi il passo del food bloggerdalla cucina alla libreria (passando per la rete) – è breve perché sono davvero tantissimi quelli che si sono cimentati nella scrittura di quelli che, come nel caso, a esempio, di Julie Powell, sono diventati dei veri e propri best – seller.

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[Photo Credits: popsugar.com]

Julie è nota per aver scritto diversi libri di cucina tra cui Julie & Julia che ha ispirato l’omonimo film con Meryl Streep diretto da Nora Ephron; ma per rimanere tra i fornelli nostrani basti pensare – solo per citarne alcune – a Giulia Scarpaleggia (Jul’s Kitchen) con I love Toscana (Food Editore) che racconta la tradizione culinaria della sua regione oppure Sigrid Verbert (Il Cavoletto di Bruxelles) che ha già scritto ben oltre cinque libri di cucina tra cui Piccoli gourmet crescono (Mondadori Electa) preziosa guida di riferimento per i genitori, per insegnare ai bambini a mangiare tutto sin dallo svezzamento.

Un fenomeno tutto al femminile? Pur non esistendo un censimento ufficiale, la giornalista Francesca Martinengo nel suo libro Fornelli in rete (Malvarosa Edizioni) ha stimato che circa l’80% dei food blog del Bel Paese è rosa. Una blogosfera femminile e buongustaia, dunque, in cui le donne aprono le porte della loro cucina per condividere ricette, segreti, tradizioni. Un atto di solidarietà profonda, un ulteriore caratterizzazione di quel legame speciale che lega ogni donna con ogni altra, che nel femminismo prende il nome di sorellanza, termine con il quale si identifica quel rapporto che spesso è invisibile ma che si instaura tra le donne in modo indissolubile. Ulteriore modo delle donne di stare insieme, dunque, quello di agire secondo solidarietà e amicizia anche intorno al cibo e alla sua preparazione.

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Un fenomeno ben più ampio e di genere, quindi, quello della donna legata in modo indissolubile al cibo e alla nutrizione che non è sfuggito neanche a Expo. Per la prima volta le donne organizzate in Women for Expo, hanno portato all’attenzione mondiale la necessità di spostare il focus del legame donna/alimentazione lontano dagli stereotipi della donna esclusivamente relegata alla preparazione dei pasti ponendolo, invece, sul centrale e strategico ruolo della donna nella produzione agricola mondiale. Rachel Black, antropologa e ricercatrice al Collegium di Lione, partendo dall’esperienza francese, nella sua ricerca “Cuisine des mères: Apprenticeship, gender and cuisine in Lyon” evidenzia come le chef professioniste siano ancora poche nelle guide Michelin o sui podi nei concorsi di pasticceria. Le cucine francesi sono ancora androcentriche nonostante l’importantissimo ruolo delle mères, che conoscevano la cucina locale, la tramandavano consegnandola alle generazioni future e delle quali si era interessato anche Curnonsky, celebre penna della gastronomia francese, che amava definirle come le “vestali della tavola” e “i cui nomi meritavano di restare immortali, come quelli delle più grandi attrici tragiche e comiche”.

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