30 anni di Corte Sant’Alda

30 anni di Corte Sant’Alda

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Trame, intrecci, famiglia, persone, territorio, tre giorni per conoscere meglio e festeggiare l’azienda creata da Marinella Camerani.

Di Antonio Cimmino.

“Passano gli anni, ma 30 son lunghi, però quella ragazza ne ha fatta di strada”

Così, prendendo in prestito un pezzo di una famosa canzone italiana, si può iniziare a raccontare di come si sia festeggiato il trentesimo compleanno della grande famiglia di Corte Sant’Alda.

Tre giornate che possono sembrare tante per una festa ma di certo non abbastanza per conoscere completamente l’azienda agricola che Marinella Camerani, a partire da quel lontano 1986, a Mezzane di Sotto, nei territori della Valpolicella, ha fatto rivivere partendo dalla proprietà di famiglia semi abbandonata.

Basta, in realtà, guardare negli occhi Marinella per capire chi è, per catturare il suo spirito libero, immaginare lo scorrere dei suoi momenti belli e brutti in questi tre decenni, una specie d’intarsi e intrecci ricchi di memoria, di legami sedimentati nel tempo che quando si rivivono non perdono in attualità, tradizioni e sperimentazioni, colori, materiali, quasi a comporre un patchwork, una trama visiva, tattile, emozionale che da lontano ti regala il senso dell’omogeneità, dell’unità, mentre se la guardi bene da vicino, distingui le peculiarità di tutta la sua Grande Famiglia.

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La formula dei tre giorni, denominata “Sulle orme dei segni”, voluta fortemente da Marinella, per “godersi” uno a uno tutti i suoi ospiti, ha permesso di avere intorno a lei tutte quelle persone, tra clienti, collaboratori, fornitori, giornalisti, sommelier e amici, che han fatto (e continuano a fare!) la storia di Corte Sant’Alda. Una festa in cui dedicare a ciascuno il giusto tempo, regalando loro la bellezza del suo territorio, questo il suo obiettivo, ben c’entrato come tutto ciò che si mette in testa Marinella!

Da sabato 18 a lunedì 20 giugno è stato un susseguirsi di appuntamenti a tema, dalla musica ai sapori degli anni 80, alla passeggiata tra le vigne, dal concorso dedicato alle scuole per la scelta del nuovo logo di Adalia, l’altro progetto vitivinicolo di Marinella, a grigliate di mezzanotte, suonoterapia e Chod Tibetano attendendo l’alba nel giorno del solstizio d’estate, immancabili anche le visite in cantina e i giochi di gruppo a cui nessuno ha saputo (e voluto) sottrarsi.

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La presentazione di Trame, il nuovo e originale depliant dell’azienda, è stato l’evento clou dei tre giorni. Un giornale che, come detto e scritto proprio da Marinella:

“Racconta di uomini e donne, che quotidianamente condividono obiettivi, sentimenti e pezzi di vita, ognuno con il proprio spazio, le proprie aspettative, ognuno con un colore diverso, ma che su questo meraviglioso ‘arazzo’, intrecciandosi con il verde delle piante, il marrone della terra, il rosso del vino, l’azzurro del cielo, danno forma a qualcosa di unico: quello che è oggi Corte Sant’Alda”.

Per non banalizzare la mole di lavoro che di solito c’è dietro una pubblicazione di un certo livello, come quella di Trame, l’arguta tenutaria ha pensato bene di creare un qualcosa che attiri l’attenzione, bello da vedere ma senza perdere in termini di contenuto in un mondo in cui spesso l’apparire vince sull’essere.

Dopo quasi un anno di lavoro, nasce così l’idea (un po’ controcorrente e sfidante) di portare il web sulla carta, di un progetto con cui si possa interagire attraverso giochi, enigmistica, puzzle, puntando su argomenti diversi scritti sia da Marinella sia dai suoi collaboratori, che da esperti del proprio settore, disponibili a mettere le proprie competenze a disposizione dell’azienda. Trame è, proprio come dice il suo stesso nome, un intreccio di momenti ludici, tecnici e seriosi, un incontro di luoghi, parole, persone che in questa prima edizione riporta in copertina la foto di un arazzo, opera di un’artista vicentina realizzato a mano con un vecchio telaio di legno, e nell’ultima pagina una busta da lettere a disposizione per chi desidera inviare una lettera (e non una mail!) a Corte Sant’Alda di feedback o pareri. Stampato in sole 2000 copie, il giornale è riservato solo a chi andrà in azienda per conoscere e vivere l’emozione di questa fantastica Corte.

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Non è un caso che i festeggiamenti si siano tenuti a cavallo del solstizio d’estate, giornata propiziatoria per la biodinamica, una filosofia di produzione, nonché di vita, che ha portato l’azienda a passare dagli iniziali 5 ettari a 40, di cui venti di vigne, per produrre vini, sì certificati Demeter, ma solo da vitigni tradizionali e che parlassero del loro territorio d’origine: Valpolicella Allargata e Soave.

Per Marinella non è così importante il numero di ettari, a lei a volte ne basterebbe anche solo uno per goderselo fino in fondo insieme al suo compagno di vita Cesar, mentre in altre ne vorrebbe cento, così da farlo degustare a tutti, e come dice lei, non facendo biodinamica ma credendo nella biodinamica!

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Tutti sono in grado di applicare i principi “steineriani”, gli standard Demeter, ma pochi sanno credere nell’esistenza di forze e energie, sanno riconoscere i sentimenti, gli animi, le passioni nei gesti dell’uomo, dandone loro valore anziché ridurli a macchine prive di quella poesia che ruota intorno al vino, e come sostiene lei

“Si può essere bravi praticanti, ma essere credenti è un’altra cosa”.

Il vino è prima di tutto un elemento vivo, che si trasforma, si evolve, respira, si emoziona, soffre se ingabbiato, che risente delle caratteristiche del materiale e della forma di ciò che lo contiene nel corso della sua vita. È proprio questa la ragione per cui già da oltre quindici anni a Corte Sant’Alda si sperimenta il rapporto tra il vino e i suoi contenitori, che siano fatti in legno, cemento, terracotta, inox, o a forma troncoconica, botte, anfora o altro, nella continua ricerca del connubio perfetto forma/materiale ma sempre nel rispetto delle caratteristiche identitarie dei diversi vini.

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Più che con delle note tecniche sui vini di Corte Sant’Alda, mi piace lasciarvi dei semplici accenni da cui partire per “viverli” come ciascuno meglio crede, intrecciandoli con i propri gusti, i propri ricordi, le proprie emozioni, quasi come filando il proprio arazzo, degustandoli magari in giardino al cospetto della Quercia che da più di quattro secoli veglia sui suoi vigneti.

Un attento studio di zonazione, o meglio di microzonazione, alquanto insolito per un’azienda di queste dimensioni, ha permesso a Marinella e ai suoi collaboratori, di comprendere appieno le potenzialità e la vocazione dei suoi singoli vigneti, cosicché le uve di questi piccoli cru sono sempre utilizzate per un solo vino, e tutte le fermentazioni avvengono utilizzando solo lieviti indigeni e senza il controllo delle temperature. Vendemmia manuale e vinificazione solo di uve selezionate grazie ad un’accurata cernita sia in vigna sia prima della pigiatura.

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Da poco più di un ettaro dai vigneti Monte Tombole e Bine Longhe si produce l’unico vino bianco dell’azienda, un “Soave DOC” da Garganega (80%), Trebbiano di Soave (20%), raffreddamento delle uve ma non dei mosti, qualche ora di macerazione e affinamento di alcuni mesi sui propri lieviti in acciaio.

Una novità dell’azienda è “l’Agathe 2015”, un rosato da Molinara in purezza, macerato circa 30 ore, e successiva fermentazione e affinamento in anfora. Il nome ricorda Sant’Agata, che si onora il 5 febbraio, giorno in cui è stato scelto il nome del nuovo rosato, ma è anche un aggettivo di origine greca che letteralmente significa “buono”, “di valore”, “onesto”, ma soprattutto è una pietra di colore rosa legata alla tranquillità, all’equilibrio e alla vitalità. Così come s’immagina questo vino.

Il “Valpolicella Doc Ca’ Fiui 2015”, Corvina 40%, Corvinone 40%, Rondinella 15% e 5% di altre varietà, fermenta in tini troncoconici da 40 hl, macera per circa 15/20gg e affina negli stessi contenitori dai 6 ai 10 mesi.

Il “Valpolicella Ripasso Superiore Campi Magri 2013”, Corvina 40%, Corvinone 40% Rondinella 20%, fermenta spontaneamente in tini di rovere. A febbraio viene “ripassato” sulle vinacce ricche di mosto dell’Amarone per sei giorni, e ventiquattro sono i mesi di maturazione in botti di ciliegio da 15 ettolitri.

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L’Amarone della Valpolicella DOCG 2011 nasce dalla selezione delle migliori uve, Corvina (30%), Rondinella (30%) e Corvina Grossa (40%), che, dopo circa 4 mesi di appassimento, fermentano in tini troncoconici da 40 ettolitri, con la macerazione che dura circa un mese. L’affinamento avviene in botti di rovere francese da 5, 10 e 25 hl per circa 4 anni. Dall’annata 2010 è il primo e unico Amarone ad aver ricevuto la certificazione Demeter.

Il “Valpolicella Doc Superiore MITHAS 2011” nasce da una selezione di vecchie vigne delle annate migliori, Corvina 40%, Corvinone 40% e Rondinella 20% del Vigneto Macie, molto variabile la sua produzione, circa 3500 bottiglie per quest’ultima annata, l’uva è raccolta con una leggera surmaturazione, fermenta anch’esso in tini troncoconici di rovere, macera per circa 20 giorni, affina per 4 anni in botti di rovere francese da 10 e 25 hl per circa 4 anni.

“L’Amarone della Valpolicella DOCG MITHAS 2010”, stesse uve e stesso vigneto del suo fratello minore, circa 4 mesi di appassimento, fermenta in tini troncoconici da 40hl, un mese di macerazione, affinamento in botti da 10 e 25 hl per circa 4 anni, ed un ulteriore anno di riposo in bottiglia prima di essere immesso in commercio.

“Recioto 2013”, Corvina 35%, Corvinone 35%, Rondinella 30% dei vigneti Retratto e Valletta esposti a sud, appassimento naturale da ottobre a fine gennaio, gli zuccheri residui sono ottenuti con l’interruzione spontanea della fermentazione a circa 15 gradi alcolici, 2 settimane di macerazione e affinamento in botti di rovere francese da 10 hl per circa 2 anni. 90 grammi/litro gli zuccheri residui, 2.000 le mezze bottiglie prodotte.

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Tutto questo e altro ancora è Marinella e la sua Corte Sant’Alda: La mia famiglia, allargata e variopinta, è l’essenza della mia vita e prende linfa da questo luogo magico che appartiene solo a se stesso e respira e vive come ognuno di noi!”

[Photo Credits: Antonio Cimmino]

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© Antonio Cimmino

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