AIS: 50 anni e non sentirli!

AIS: 50 anni e non sentirli!

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L'Associazione Italiana Sommelier ha festeggiato il 7 luglio a Milano i suoi primi cinquant'anni insieme a tutti quelli che hanno reso possibile questo traguardo.

Di Antonio Cimmino

Un vino per ogni gusto e … per ogni meta!

7 Luglio 1965, a diffondere la cultura del vino c’era l’AIS Associazione Italiana Sommelier. A mezzo secolo di distanza l’AIS c’è ancora e con tutta la voglia di festeggiare degnamente questo importantissimo traguardo!
In quello stesso (Westing) Palace di Milano dove cinquant’anni fa nasceva l’associazione, il presidente Antonello Maietta ha brindato con e per tutti coloro che direttamente e indirettamente hanno contribuito alla crescita dell’Associazione.

I soci hanno raccolto in massa l’invito, prendendo “d’assalto” il banco di degustazione, omaggiato da ben 140 aziende, e partecipando attivamente ai diversi incontri ad hoc, tra gli altri, quello tenuto da Nicola Bonera e dedicato a “La Franciacorta” oppure quello rivolto all’oro della Campania Felix, ai suoi vini bianchi, tenuto da Guido Invernizzi.

Per la serie #nonsoloitalia l’evento si è aperto a scenari internazionali piacevolmente guidati, nuovamente, dall’esperto Nicola alla scoperta di Austria e Germania, attraverso l’assaggio del “La Mitteleuropa” e da Samuel Cogliati che, forse anche grazie alle sue origini d’oltralpe, ha presentato degnamente “I bianchi della Borgogna”. Un delizioso talk show ha calato il sipario sulla serata, non prima di averla resa memorabile grazie alla presenza di chi ha fatto la storia dell’AIS, ma soprattutto alla verticale dedicata al Barbacarlo di Lino Mago.

Nessun dubbio sul successo di questo “compleanno” visto un numero di già 32.000 soci AIS in tutta Italia, di cui 7.000 i partecipanti ai corsi nel 2014. Solo la delegazione di Milano conta 1.700 soci che hanno magistralmente supportato l’organizzazione in questi festeggiamenti, diretti da Hosam Eldin Abou Eleyoun.

In onore di AIS e di tutti gli amici presenti, non potevo esimermi dal saggiare il meglio del panorama vitivinicolo presente, sempre indirizzato dal mio personale e inseparabile gusto!

Tra gli spumanti metodo classico, il Soldati la Scolca D’Antan Rosé Brut 2003 è proprio un “Cortese” gentiluomo d’altri tempi, elegante e tradizionale.

Il Secolo Novo 2008 de Le Marchesine è un leggiadro e raffinato Franciacorta Brut, mentre dal Trentino con le sue bollicine di montagna arriva Madame Martis di Maso Martis, una Riserva Brut Trento Doc 2004, che di certo non sfigura con un suo pari, il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, sempre in versione 2004.

Tra i bianchi mi han impressionato due Sauvignon, dal Südtirol “quel floreale che non sa di vegetale”, il Quarz 2013 di Kellerei Terlan, mineralità e persistenza allo stato puro. Dal Friuli invece una Limited Edition, il Sauvignon Bleu 2011 di Villa Russiz, complesso e soave allo stesso tempo, fiori, frutta, agrumi, fermentazione in legno e affinamento sempre in legno per 18 mesi sur lies che dà sì una struttura importante ma anche grande eleganza ed equilibrio. Chapeau!

 

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Sui rossi, sorprendenti due regioni su tutte.

Dalle poetiche colline marchigiane un bel trio in evidenza. Si parte con Umani Rochi e il suo Montepulciano in purezza il Cúmaro Conero Riserva 2010, per poi passare al fascino bordolese di Tolentino, quel Il Pollenza 2011 fatto da Cabernet Sauvignonm, Merlot, Cabernet Franc e un po’ di Verdot, ed infine approdare alla (mia) punta di diamante dell’enologia marchigiana, il Kupra 2011 di Oasi degli Angeli, un Bordo’ in purezza, così chiamano da queste parti la Grenache, da viti ultracentenarie, tutta natura, che Eleonora Rossi e Marco Casolanetti riescono a trasformare in versi poetici diVini.

Della Puglia, invece, ho apprezzato quel Salento, murgia tarantina inclusa, dei grandi vini rossi, dove potenza ed eleganza sono ormai inseparabili. Vini seppur molto caldi, sempre di grande equilibrio, vini che stan dimostrando di esser longevi. Il Salento ci gioca un po’ sulla sottile linea di demarcazione tra tradizione e innovazione, quel suo “Lu sule, Lu mare e Lu ientu” lo ritrovi in ogni sorso e ti appassiona sempre.

Per fare un nome cito il caldo e ricco, ma anche fresco e sapido, Primitivo di Manduria ES 2012 di Gianfranco Fino che in pochi anni si è affermato tra i migliori viticultori italiani, paladino a difesa degli alberelli, e colui che forse negli ultimi anni è riuscito a “metter d’accordo” tutte le guide enologiche (o quasi!). Premi e classifiche ovviamente posson essere considerate soggettive, opinabili, più o meno “trasparenti”, ma quando sono in tanti, stranieri compresi, a pensare la stessa cosa sicuramente un fondo di verità c’è :-).

Piacevoli sensazioni si provano degustando il vitigno legato indissolubilmente al suo territorio, alla propria storia, alle persone che ogni giorno calpestano quella terra, il Negroamaro che finalmente, per i profani, non è più solo un gruppo rock!

A rappresentarlo c’erano il suadente (da uve appassite) e saggio (da vecchie vigne di 70/80 ad alberello) Gratticiaia 2010 di Agricole Vallone e il passionale quanto lungimirante Le Braci 2007 dell’Azienda Monacidi Severino Garofano, “l’enologo del negroamaro”, ben sessanta vendemmie da quel lontano 1955 in cui si trasferì in Puglia per iniziare a lavorare con questo vitigno.

Storia ed emozioni, brindisi ma anche bilanci come in un qualsiasi traguardo, tutto questo è AIS, una sigla fatta essenzialmente di persone che con impegno e dedizione da anni contribuiscono a diffondere e onorare il vino e il suo sempre più avvincente mondo!

[Photo Credit: Antonio Cimmino]

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© Antonio Cimmino

 

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