Milano promuove “I Migliori Vini Italiani”

Milano promuove “I Migliori Vini Italiani”
Al Museo della Scienza e della Tecnologia, Luca Maroni, il più noto e importante divulgatore di analisi del vino in Italia, premia i migliori vini lombardi per l’anno 2015.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Luca Maroni, analista sensoriale di fama internazionale, è sulla breccia da quasi trent’anni ma non dev’essersi ancora stancato di spiegare il vino al suo prossimo. Organizzare la seconda edizione dell’evento “I migliori vini italiani – Milano”, dal 20 al 22 Novembre al Museo della Scienza e della Tecnologia gli ha dato l’occasione di premiare il territorio lombardo, utilizzando quei criteri di “piacevolezza” elaborati nel corso della sua lunghissima esperienza al servizio delle nostre capacità percettive.

Di grande significato, quest’anno, il premio “Sostenibilità e innovazione” attribuito all’azienda vinicola “La Contessa” di Capriano del Colle (BS), “per aver intrapreso un percorso virtuoso per la propria azienda finalizzato all’ottenimento di un processo agronomico integralmente biologico, quindi all’ottenimento di un prodotto innovativo, un vino a bassa gradazione alcolica con caratteristiche nuove ed inconsuete ma altamente gradevoli al palato.”

Il linguaggio ufficiale, da seriosa premiazione, si riferisce a un qualcosa di ben più giocoso: il 9.9, rosso leggero un po’ fuori dagli schemi. A bassa gradazione, nasce da anni di sperimentazione e dalla precisa volontà di produrre un vino ad ampio spettro, intenso, profumato e pur privo dell’aggressività del rosso classico, quello ben strutturato.

“Il 9.9 de “La Contessa” non si rivolge al solito pubblico ma allarga i confini – ci racconta Luca Maroni, in esclusiva per “Lorenzo Vinci Magazine” – in quanto può coprire una vasta gamma di occasioni: è il classico vino che si abbina facilmente, tanto da funzionare perfino come aperitivo. Essendo leggero, anche un pranzo di lavoro gli si addice”.

A un esperto come lei si chiedono le “dritte”. E quindi quali sono, oggi, tre vini lombardi poco noti ma dal grande futuro?

“Anzitutto il Sangue di Giuda Vanzini 2014 per la sua piacevolezza immediata e clamorosa. Poi il Loghetto Ammandorlato Fratelli Agnes 2014, che ha maestosa consistenza unita a suadenza mirabile. Infine il Ca’ Brione Nino Negri 2014, valtellinese, il miglior bianco di Lombardia”.

Quali sono le curiosità del consumatore ed i suoi bisogni, che percepisce durante i suoi incontri?

“Le curiosità maggiori riguardano le uve compositive, le modalità enologiche di trasformazione e la zona di produzione. Ma gli appassionati, e in particolare i giovani, vogliono sapere come fare a valutare la qualità del vino con i loro sensi, autonomamente. Per questo ho messo a punto il mio metodo di degustazione, che condivido con i consumatori ad ogni mio assaggio. Per questo la mia guida è la preferita dalle nuove generazioni, perché spiega bene i parametri di valutazione e il metodo applicato”.

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Lei ha presentato ieri la sua ultima fatica editoriale, il volume “Milano è la vigna di Leonardo”. Ma il Genio toscano era un intenditore di vino?

“Aveva una grande passione e di certo ne consumava quotidianamente, come si ricava dalle liste della spesa che ci ha lasciato.

In alcune lettere che ho avuto il piacere di analizzare dà anche giudizi tecnici sui vini, rilevandone i difetti. In un certo senso, era un precursore del moderno analista sensoriale. A parte queste curiosità, il volume racconta la storia della vigna di Leonardo, e in particolare le attività di recupero dell’antico vigneto donatogli da Ludovico il Moro nel 1498, una storia che ha quasi del miracoloso dato che i vitigni andarono distrutti per un incendio nel 1943. Ma grazie ad un lungo e delicato lavoro di reimpianto, ora la Malvasia di Candia che il Genio amava è di nuovo visibile nella “Casa degli Atellani”, in corso Magenta.”

Dopo la parentesi storica, cornice necessaria al bere consapevole, torniamo al Luca Maroni degustatore e analista, che quest’anno ha voluto premiare lo spumante Berlucchi Max Rosé Cuvèè Imperiale come miglior Franciacorta Rosé. Ce ne parla Francesca Facchetti, responsabile ufficio stampa della casa di Corte Franca (BS). Benché recente, la storia c’entra anche qui.

“Siamo nel 1962 e un antiquario di Brera, detto Max, chiede a Guido Berlucchi di creare un rosé di classe. E così, molto semplicemente, cinquantatré anni fa nasce il primo spumante rosé metodo classico italiano. Sincero, con aromi delicati di frutta fresca, è al 70% Chardonnay e al 30% Pinot Nero. A contatto coi lieviti per almeno 24 mesi, ne aggiunge altri 2 dopo la sboccatura. Lo si può trovare anche nei supermercati.”

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Parliamo ora del mercato internazionale: lo spumante italiano di alta gamma ha sempre come punto di riferimento – e come concorrente spietato – lo champagne?

“Il nostro unico punto di riferimento è la qualità delle uve e del processo di spumantizzazione. In un mondo in cui i sapori si atrofizzano e gli spumanti tendono tutti ad assomigliarsi, Berlucchi vuol continuare a differenziarsi. Sono finiti da un pezzo i tempi del complesso d’inferiorità rispetto allo champagne, ed oggi si può dire con orgoglio che il nostro disciplinare sulla DOCG in Franciacorta è più rigoroso di quello dei cugini transalpini. Non dobbiamo sforzarci di rimarcare le distinzioni perché ci basiamo su un territorio e su un uvaggio dalla forte personalità: i nostri vini sono più setosi e l’acidità che si ottiene è più aggraziata di quella dello champagne, che è sempre molto austero. L’equilibrio donato dalle terre di Franciacorta è difficile da riprodurre altrove.”

La grinta di Francesca Facchetti e il grande talento divulgativo di Luca Maroni hanno fatto da lievito per questa giornata, che è stata anche festosa, perché quando arriva un riconoscimento ufficiale è giusto un po’ di sano entusiasmo: e se poi si tratta di mettere in luce “I migliori vini italiani”, com’è stato fatto in questi tre giorni, si può star certi che l’entusiasmo sarà trasmesso anche ad appassionati e consumatori.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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