Il Passito e Carole Bouquet: Il Sangue d’Oro degli eroi

Il Passito e Carole Bouquet: Il Sangue d’Oro degli eroi

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La storia del passito che ha fatto girare la testa a Carole Bouquet: Il Sangue d’Oro degli eroi

di Cecilia Fraccaroli

Che una donna, un’attrice ed un’ex-modella, per di più francese, venga a produrre vino in Italia, potrebbe apparire una contraddizione.

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Se poi questa donna non solo è tra le più celebrate attrici francesi, nota al grande pubblico anche come Bond girl, ed ha avuto una lunga relazione con Gerard Depardieu, ma è una diva dalla classe innata, per la quale l’eleganza stessa “fa parte dell’anima delle persone”, vale la pena scoprire la sua storia, quella dell’isola di cui si è innamorata, Pantelleria, e del vino che essa vi produce.

Carole Bouquet 2-1

Pantelleria è un’isola selvaggia, rocciosa e aspra, piena anch’essa di contraddizioni: la terra è vulcanica, ma l’aria profuma di gelsomino e di zagara. E’ magico il contrasto cromatico tra il nero della lava che domina il paesaggio e le chiazze verdi della vegetazione.

alberello

Dal mare, invece, sembra emergere come un suolo lunare.

E’ una terra che non conosce mezze misure, che fa innamorare chi sa coglierne l’essenza: primitiva, scura, costantemente sferzata dai venti ed inospitale con chi non ne resta affascinato. La leggenda racconta che qui si conobbero Ulisse e la ninfa Calipso, ed è qui che inizia il nostro viaggio.

appassimento

Nel 2005 Carole Bouquet, affascinata da questa terra, inseguendo un sogno, ha acquistato circa quattordici ettari di terreno all’interno di una riserva, nella contrada Serraglio, da Nunzio Gorgone, abile vignaiolo ed esperto conoscitore dell’isola, il quale, non a caso, oggi è il responsabile della cantina e dei terreni dove Madame Bouquet produce il suo Sangue D’Oro, eccezionale vino passito; vediamo Nunzio, con Carole e con Salvatore, il secondo collaboratore, nell’immagine qui sotto.

Potrebbero sembrare, lo so, immagini tratte da un film… Ma ora vi racconto la vita reale.

CB cactus

Il nome stesso di questo passito, Sangue d’Oro, basterebbe a descriverlo, frutto dorato della “viticoltura eroica” praticata a Pantelleria, dove il terreno è ostile, il vento soffia fortissimo tutti i giorni dell’anno e le coltivazioni sono posizionate su terrazzamenti ricavati nella roccia.

CB con i due collaboratori

Chiacchiero con il signor Gorgone, responsabile della cantina in cui si produce questo passito, ed egli mi spiega che a Pantelleria “per lavorare la terra bisogna davvero essere eroi”: il lavoro qui è difficile, durissimo, interamente manuale poiché su queste terre pendenti e aspre non è possibile intervenire con mezzi meccanici, ed oggi è sempre più difficile trovare giovani disposti ad apprendere questo mestiere e la tradizione che lo sostiene.

Lavorare la terra, che si tratti di capperi, di olive o di uva, a Pantelleria richiede grandi sacrifici: si lavora piegati, poiché le coltivazioni sono necessariamente basse, non si ricorre ad alcun ausilio tecnologico, ed i compensi, che arrivano – forse – alla fine dell’anno, non sono certi, ma dipendenti dal volere della natura e dal clima.

Il signor Gorgone infatti mi spiega che dagli anni ’70 e ’80 ad oggi la produzione di uva per l’appassimento, e dunque di vino passito, è drasticamente calata, e mi cita i numeri e le quantità, per darmi un quadro il più possibile chiaro di quanto afferma.

Per avere un’idea della particolarità della viticoltura a Pantelleria, che si svolge in condizioni caratteristiche, diverse rispetto a qualunque altro posto al mondo, basti pensare che nel 2011 la pratica della vite di Pantelleria, coltivata ad alberello, è stata iscritta dall’UNESCO tra i beni immateriali dell’umanità: oggi infatti sull’isola la coltivazione della vite – la cosiddetta viticoltura eroica – ha modellato il paesaggio, realizzando uno dei contesti più suggestivi al mondo: si tratta del segno di un equilibrio raggiunto con la natura grazie all’opera dell’uomo.

Calice di passito ok

Su questa terra difficile Carole Bouquet ha deciso di produrre il suo passito: essa stessa ha dichiarato che si è trattato di una sfida, e che quando le è stato detto “non si può fare”, dentro di lei si è accresciuto il desiderio di superare tutti gli ostacoli, da quelli “naturali” a quelli burocratici e commerciali.

Avvalendosi di tre esperti collaboratori sull’isola, Madame Bouquet ha creato un passito magico, ambrato e dai profumi intensi e complessi, che è arrivato in vetta alle classifiche mondiali, con 91 punti di Wine Spectator, raggiungendo un incredibile traguardo anche personale.

Quando gli chiedo quale sia il segreto del Sangue d’Oro, è Nunzio Gorgone a spiegarmi che “dalla vigna all’etichetta, non esce nulla dalla nostra azienda”: qui, in tre, si occupano personalmente di ogni fase della produzione.

L’enologo, Donato Lanati, seleziona una materia prima – il moscato d’Alessandria, meglio noto come Zibibbo, dall’arabo zabib, ossia frutta appassita al sole – di altissima qualità.

Importante è anche la quantità: utilizzano – mi dice Gorgone – “ben 40 chili di uva per produrre un ettolitro di passito”. L’uva appassisce poi al sole “al naturale”, senza che si ricorra a serre od a tecniche di appassimento artificiali (“certo, rimane sempre il grande rischio del clima, non è detto che ci sia sempre il sole qui…”).

vendemmia manuale

Carole Bouquet non ha mai scelto tra il cinema ed il vino, ed anzi essa ha dichiarato “Non esiste meglio o peggio, voglio tutto, ho sempre lavorato in entrambi i campi per non rinunciare a nulla. Voglio il vino, voglio il cinema, voglio la Francia e l’Italia”.

E tutto ha avuto.

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