Il vino in Abruzzo: incontriamo gli ambasciatori dell’ottimo

Il vino in Abruzzo: incontriamo gli ambasciatori dell’ottimo
Tra la Provincia di Pescara e Teramo, a colloquio con tre personaggi in cerca dell’equilibrio fra quantità prodotte e qualità del prodotto.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]di Guido Gabaldi

Pianure striminzite, estese colline e montagne imponenti: con una simile orografia, L’Abruzzo può presentarsi come regione a spiccata vocazione enologica? Sì e no, dal punto di vista quantitativo: a guardare soltanto i milioni di ettolitri (2,5 all’anno, all’incirca) si colloca dietro le aree vitivinicole tradizionalmente produttrici come Veneto, Emilia-Romagna, Puglia e Sicilia. Vero è che, quantitativamente, l’Abruzzo è allo stesso livello di giganti del marketing come Piemonte e Toscana.   Si può allora cogliere la palla al balzo, e la palla è rappresentata dal tour “A tavola tra gli ulivi e i vigneti d’Abruzzo” , dal 3 al 6 di Novembre, per capire quanta qualità corrisponda a tutti questi milioni di ettolitri, spremuti dalle uve, ricavati dalla terra anno dopo anno.

Con gli imprenditori ed i vignaioli abruzzesi andiamo a parlare di ricerca dell’eccellenza, non certo di grandi numeri con cui invadere i mercati orientali o americani, perché non avrebbe senso: in Italia, i protagonisti che si sono imposti ai quattro angoli della terra ce li abbiamo, ma stanno un po’ più a Nord (domandare a Lambrusco e Prosecco) e ne parleremo un’altra volta. No, qui è il caso di aprire il dialogo con i piccoli imprenditori e di capire cosa fiutano nell’aria. E cosa sperano.

Con 600.000 bottiglie all’anno le Cantine Bosco, di Nocciano (PE), proprio piccole non sono, e nemmeno giovani: il fondatore Giovanni Bosco dava inizio all’avventura già nel 1897.

“Io rappresento la quarta generazione, ci racconta Stefania Bosco, nonché la spina dorsale al femminile che ha tenuto e tiene in piedi la storia della nostra impresa: ho preso esempio da mia nonna Donnina, che insieme a nonno Nestore Bosco guidò la crescita dell’azienda, nella sua seconda fase”.

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Ad essere più precisi, qual è il suo ruolo oggi in “Cantine Bosco” ?

Non lavoro in produzione ma mi occupo più che altro di amministrazione e comunicazione. Dato che esportiamo in Stati Uniti, Canada, Giappone e in generale in Oriente, è necessario che qualcuno coordini la gestione dell’immagine e le pubbliche relazioni: cosa non facile nell’ambito del settore vitivinicolo, ancora poco abituato alla leadership femminile. Ma le donne, comunque, sanno rendersi protagoniste di iniziative di successo: penso all’ultima degustazione organizzata in Canada, a Toronto, a cura dell’associazione “Le donne del vino”. È stata una grande opportunità per penetrare meglio in quel mercato interessantissimo con i nostri Montepulciano, Pan Chardonnay e Passerina, per dire dei primi tre che mi vengono in mente.

Se da Nocciano si risale verso il nord, sempre rimanendo all’interno, il paesaggio non muta di molto: montagne azzure in lontananze, colline tutt’attorno, campagna a perdita d’occhio. A pochi chilometri dalla bellissima Atri, celebre città d’arte, ci ritroviamo nella frazione di Casoli a parlare con Lamberto Vannucci, titolare dell’azienda agricola “Centorame”. Ancora più piccola della precedente, perché la media viaggia intorno alle 90.000 bottiglie all’anno.

“E per il momento non mi pongo problemi di crescita, puntualizza Lamberto, perché prima di essere un imprenditore penso di essere un agricoltore: non mi vedo seduto dietro la scrivania a studiare come aggredire i mercati.

O inseguirli, che è anche peggio. Io seguo invece una mia linea di pensiero e sono attrezzato per far fronte alle piccole quantità. Una crescita improvvisa della richiesta mi metterebbe in difficoltà.”

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 Ossia non le consentirebbe di tirar fuori prodotti del livello del Montepulciano “Colline Teramane”?

Che è l’unico rosso DOCG della Regione Abruzzo, fra l’altro. In azienda riusciamo a essere così competitivi, sul fronte della qualità, perché fin dal 1987 (anno di fondazione) l’impostazione è ben definita: controlliamo tutto, produciamo solo dai nostri vigneti, diamo la massima attenzione ad ogni fase della lavorazione. Tutto il resto è secondario. Ciò non vuol dire chiudere le porte alla sperimentazione: abbiamo, ad esempio, attrezzatture ultramoderne che ci consentono di limitare drasticamente l’ossidazione del mosto, ma d’altro canto continuiamo a raccogliere a mano, con le tradizionali cassette. Si evita così che i grappoli si schiaccino e la fermentazione abbia inizio prima della pigiatura. Tutto questo costa, ma dà ai nostri Montepulciano, Trebbiano e Cerasuolo un valore superiore alla media

Il tour “A tavola tra gli ulivi e i vigneti d’Abruzzo”, sul versante enologico, si conclude a Morro d’oro, sempre in provincia di Teramo, presso le Cantine “La Quercia”. 200.000 bottiglie all’anno per quest’altra piccola realtà con quattro soci: piccola sì ma in grado di distinguersi, come le altre appena viste, perché non si ricevono premi dal Gambero rosso, dal Touring Club Italiano e dalla Fiera di Bolzano (Autochtona Award), se alle spalle non c’è un lavoro di ricerca e affinamento continuo.

“I vini premiati, come il Montepulciano Mastrobono riserva e il Montonico superiore Santapupa, secondo il direttore commerciale Luca Moretti, rappresentano una scommessa vinta: si può commercializzare un grande e nobile vino senza salassare le tasche dei consumatori? Sì, e ne sono orgoglioso. Quando ho rilevato l’azienda insieme ai miei tre amici, nel 2000, non sapevo esattamente dove saremmo arrivati, ma fin qui sembra che il progetto di valorizzare i vitigni autoctoni, promuovendo il nome e i tratti tipici dell’Abruzzo, abbia dato i suoi frutti.

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Qual è il metodo per far passare il messaggio dell’eccellenza, quando si tratta di vino?

Le sembrerà antiquato, ma a me sembra che tutto cominci dal passaparola fra clienti soddisfatti. Quanto al marketing, noi siamo affezionati ai metodi classici: andiamo a trovare i ristoratori, siamo presenti alla fiere, ci muoviamo di persona, in Italia e all’estero. Ed evidentemente funziona, visto che siamo presenti in Europa del Nord, USA, Canada e Cina, paese che apprezza moltissimo i nostri rossi, anche se non mancano i problemi riconducibili alla gestione di un marchio e di un prodotto di eccellenza. Quando un cliente cinese mi spara un ordinativo di grandezza inaudita, cercando d’impormi il suo prezzo, io devo partire da lontano e far capire cos’è un prodotto di nicchia, poi anche per quale motivo non posso vendergli centomila bottiglie. Non è semplice.

Far capire che il vino migliore ha esigenze, canali distributivi, tempi e costi del tutto peculiari, che non possono essere stravolti neanche dal mercato globalizzato, è uno dei compiti dell’imprenditore abruzzese. Proprio come Bosco, Vannucci e Moretti, non usi ai grandi numeri, formati ad affrontare le sfide più varie e imprevedibili, innamorati di questo territorio e dei suoi caratteri distintivi. Il loro ruolo di ambasciatori dell’ottimo potrebbe a volte frenare l’espansione commerciale, ma d’altro canto per fare i vignaioli/ambasciatori è necessaria una grande professionalità: che permetterà, ne siamo convinti, di trovare sempre un punto di equilibrio fra qualità e quantità.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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