Meglio giovane o invecchiato? Il Lugana fa parlare di sé

Meglio giovane o invecchiato? Il Lugana fa parlare di sé

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A Peschiera del Garda, da “Le Morette” , sei grandi vini bianchi a confronto in due versioni. Due batterie di sei assaggi, di cui si potrebbe parlare e scrivere per mesi.

di Guido Gabaldi

Ritrovarsi per bere un bicchiere di vino bianco fa parte di un rito antico, che potrebbe anche diventare un po’ scontato ove manchi la compagnia giusta. E, ancor di più, la giusta materia prima.

Il 16 Giugno scorso, a Peschiera del Garda, presso la cantina “Le Morette” di Fabio e Paolo Zenato, sembrava proprio ci fossero tutti gli ingredienti del caso. Diciotto esperti provenienti dalla Lombardia e dal Veneto (Peschiera è zona di confine tra le due regioni) si sono incontrati per degustare e per discutere di invecchiamento, parola che spesso non si trova nel corredo dei vini bianchi, un po’ per abitudine e un po’ per prigrizia.

“Siamo nel territorio del vitigno Turbiana, sottolinea Fabio Zenato, e il Lugana che ne deriva non è tradizionalmente un vino da invecchiamento. Ma da qualche tempo è diventata un bianco di moda, tant’ è vero che è cresciuta costantemente la superficie coltivata a Turbiana (siamo a 1.700 ettari). Oggi come oggi, facciamo un po’ fatica a convincere i nostri clienti a darle il tempo di affinarsi. Ma è una prova che va fatta, perché buona parte dei vini bianchi, e non solo la Lugana, danno sensazioni piacevoli e inaspettate man mano che gli anni passano.”

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I diciotto “esperti” lombardo-veneti hanno avuto la possibilità di testare quanto appena detto, avendo a disposizione due serie e due distinte tipologie di prodotti: la prima era fatta tutta di giovanotti, freschi e di pronta beva, e la seconda di “seniores”, con quattro-cinque anni di storia alle spalle. E così il Fiano di Picariello, il Verdicchio di Umani Ronchi, il Pinot Bianco di Cantina Terlan, il Lugana DOC di Le Morette, il Kremstal Grüner Veltliner di Mayr e di Hirsh, lo Chablis di Dampt & Fils hanno reso possibile un viaggio nel tempo e nello spazio: dalla Campania all’Austria, dall’oggi all’altro ieri.

“La differenza tra la prima e la seconda batteria è notevole, continua Fabio, poiché con gli anni vengono fuori aromi insospettabili e più difficili da apprezzare. Certo, gli invecchiati sono meno popolari, diciamo così: il mercato te lo fa capire subito, e non è un caso che in Germania, Austria, Svizzera e Danimarca sia più facile dare accoglienza ad un bianco di spessore, più maturo e perciò più complesso.”

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Se si parla di sensazioni non comuni posso solo essere d’accordo: basta avvicinare il naso al bicchiere del Grüner Veltliner Hirsh del 2010 per cogliere un sentore di frrutta acerba e quasi di idrocarburi; un piccolo sorso di Chablis 2013, invece, metterà in luce un gusto pastoso e gessoso che in pochi attimi diventa indimenticabile.

Parlando di mercati esteri, a parte l’Europa centrale dove punta “Le Morette”?

Gli Stati Uniti ci daranno nuove soddisfazioni, ne sono convinto, perché lì gli appassionati sono tanti, disponibili ad imparare, spesso stanchi degli standard al ribasso accessibili sul mercato. E poi il Giappone, senz’altro: un paese dove, attualmente, tutto ciò che è italiano è oggetto di culto, e dove la cultura gastronomica è di livello staordinario.

Già, la gastronomia: mi dica qualcosa sui possibili abbinamenti con il vino tipico di questo versante del lago di Garda, il Lugana.

Il risotto con la tinca, in degustazione questa sera, si sposa magnificamente con un prodotto giovane, come il Lugana DOC Mandolara 2015; qui convive la sapidità proveniente dai terreni argillosi ed il profumo di mandorla, delicato ma pienamente avvertibile, specie nel finale. Su un piano diverso si trova il Lugana DOC Benedictus 2010, più speziata al naso, e dotata di una mineralità persistente: ve l’abbiamo proposta con un piatto delicato e intrigante come l’anatra agli agrumi, ma è benissimo in grado anche di sostenere il confronto con qualche formaggio non troppo stagionato.

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Alla fine del viaggio rituale, dalla Campania all’Austria e dall’oggi all’altro ieri, davanti a diversi e affascinanti assaggi di bianco, si rafforza la convinzione che per conoscere bisogna approfondire. Ed uscire dal comodo recinto delle mode enologiche. Quando tutti bevono spumante, champagne, prosecco senza sapere bene il perché, si può sempre fare una virata a centottanta gradi e provare un bianco fermo di cinque anni. Serve a non omologare il gusto, ma anche a mantenere giovane il cervello. Paradossalmente, col vino vecchio.

Guido Gabaldi

 

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