Giulia Alleva, “Dame du vin” della Tenuta Santa Caterina

Giulia Alleva, “Dame du vin” della Tenuta Santa Caterina
C'era una volta... una magica creatura alata nelle notti di luna piena, che volava alta sulle colline disegnate dai filari...

Di Cecilia Fraccaroli

1- Giulia, sono incuriosita dall’unicorno alato, il simbolo della vostra tenuta e dei vostri vini…

Il vino è magia, trasformazione. Per questo abbiamo voluto scegliere un simbolo magico: l’unicorno alato era protagonista di una favola abruzzese, terra dove affondano le nostre radici Alleva. E’ un’immagine che accompagna mio padre fin da quando lui era bambino, quando ancora era vietato andare nelle vigne nelle notti di luna piena perché il liocorno sarebbe sparito per sempre..!
 


 

2- Parlando di te, una laurea in legge a Milano, un padre avvocato, una vita trascorsa, fino ad un certo punto, in città: come sei giunta nel Monferrato? Che cos’è “il richiamo del genius loci”?
Mio padre ha deciso di tornare in Monferrato agli inizi del 2000, quando io ero appena adolescente. Allora non sapevo ancora il perché, ma già sentivo un forte legame con questo territorio. Queste dolci colline le avevo già viste da bambina, quando venivo con mia nonna Lina a Vignale. E’ così che questo è diventato per me un luogo dell’anima.
 


 

3- Immagino che ad un certo punto sia arrivato, anche per te, il momento di fare una scelta: l’avvocatura, la carriera legale, la città, oppure la Tenuta Santa Caterina, le vigne, la campagna. E’ stato naturale scegliere la strada del vino? Come ti sei preparata professionalmente?
E’ stata una scelta spontanea e naturale: ho iniziato a frequentare questa terra sempre più spesso, soprattutto durante l’università. La curiosità e la voglia di capire di più mi hanno spinto a voler approfondire la conoscenza del mondo del vino. Così ho deciso di iscrivermi all’AIS e ho conseguito il diploma da sommelier …la sera prima della mia laurea!! Ventiquattro ore di gloria, ma la mia scelta l’avevo già fatta. La mia generazione ha vissuto gli anni della crisi sociale e finanziaria proprio nel periodo di formazione più importante. Il periodo in cui ti chiedi chi sei e dove vuoi andare, ed io ho sentito un profondo bisogno di concretezza, di reale armonia.
 


 

4- Avviare un’azienda vitivinicola da zero non deve essere stato semplice, anche se accompagnata e guidata da tuo padre Guido Carlo: il vino richiede tempo, pazienza ed umiltà. Quali sono le maggiori difficoltà che avete incontrato? E quale la tua prima, vera, soddisfazione personale?
Tempo, pazienza ed umiltà: l’attesa. Anche Siddartha diceva che nella vita bisogna imparare ad attendere, ed il nostro è un progetto a lungo termine. All’inizio non è stato facile mettersi in questo ordine di idee. La mia più grande soddisfazione, ad oggi, è stata quella di essere stata ammessa (anche se “on condition”) allo Study Program dei Master’s of Wine. Forse, alla fine, qualcosina di vino in questi ultimi due anni ho imparato..
 


 

5- Alla Tenuta, di che cosa ti occupi personalmente? Dalla produzione all’esportazione dei vostri vini, quali sono le fasi che segui in prima persona?

Principalmente mi occupo della gestione generale della Tenuta e del Relais, che abbiamo inaugurato questa primavera. Sono tante le scelte da fare, in vigna, in cantina.. la comunicazione, le strategie di mercato. Vengo coinvolta a 360° gradi in azienda, e per me questo è fondamentale per crescere professionalmente. In particolare poi mi occupo dell’Export, parlo quattro lingue e mi piace viaggiare, quindi questa fase me la sono riservata solo per me.
 


 

6- Per quanto riguarda le scelte di produzione, dalla vigna alla vinificazione, come hai deciso quale percorso intraprendere? La marcata identità dei vostri vini è frutto della tua personale interpretazione del lavoro in vigna ed in cantina? Ci racconti quali sono i tuoi gusti, e l’impronta che hai voluto dare ai vostri prodotti?
Le scelte di produzione sono frutto di un lavoro di squadra con il nostro agronomo Sergio Carpignano e con l’enologo Mario Ronco, oltre che con mio padre. L’identità del nostro vino nasce soprattutto da lui che ha una profonda conoscenza sia in vigna sia in cantina. E’ fondamentale avere un’idea precisa di quali caratteri debba avere il vino che si vuole produrre: per noi territorio e personalità sono i più importanti.
 


 

7- Anche i nomi dei vostri vini sembrano raccontare una storia tutta loro.. per esempio “Sorì di Giul”, etichetta della vostra Freisa, che significato ha?
Sorì in piemontese vuol dire “vigna meglio esposta al sole” o cru. Tutti i nostri vini sono di vigneto, ognuno viene seguito dalla vigna fino alla bottiglia, ognuno con una sua storia ed identità. Il Sorì di Giul mio padre ha voluto dedicarlo a me, forse perché rispecchia il mio carattere. All’inizio non conoscevo la Freisa e pensavo fosse un vitigno di secondo piano, quando poi mi sono resa conto che si trattava di un “nebbiolo al femminile” ho capito tutto. Ora non potrei desiderare che mi venisse dedicato vino diverso.

 

8- Avete da pochissimo inaugurato il Relais Tenuta Santa Caterina, coronamento e realizzazione di uno dei vostri sogni; un luogo così particolare merita una visita, e – perché no – un’intervista nuova per conoscere anche questo affascinante progetto… nel frattempo, ci racconti brevemente di questa nuova sfida?
Sull’idea di aprire un Relais io ho molto insistito fin da quando sono entrata in azienda. Ho subito sentito la necessità di aprire le nostre porte per poter far vivere appieno il nostro piccolo mondo del vino.
 


 

Immergersi nella Tenuta, dalle vigne alla cantina storica, permette di capire il lavoro e l’amore che stanno dietro a ciascuna bottiglia. Il Monferrato è nel cuore del triangolo del Nord-ovest (MI-TO-GE) eppure è un territorio poco conosciuto, tutto da riscoprire. E’ un luogo pieno di storia e di cultura, di leggende e di tradizioni che aspettano solo di essere raccontate.
 


 

9- Abbiamo quasi concluso la nostra chiacchierata, ma resta una domanda che vorrei porti fin dall’inizio: la Tenuta, le vigne, la produzione, la comunicazione ed il marketing dei vostri prodotti, i rapporti con l’estero, le esportazioni, i viaggi….. contemporaneamente, la famiglia, gli amici, un trasloco in corso e… un matrimonio in vista! Complimenti! Ma come fai a fare tutto?!
Mi pongo la stessa domanda quando penso a mio padre ed alla vita che fa lui. Eppure in qualche modo è possibile, sarà un luogo comune ma “più si fa e più si ha voglia di fare”. E’ con l’esempio, nei fatti, che mio padre mi ha insegnato a tenere duro. La cosa più importante poi è fare quello che piace, che stimola e che appaga tutti i giorni. Questo è il vero segreto, quello che dà l’energia per trovare il tempo di fare tutto.
 


 

10- Per finire, una domanda che sempre rivolgo ai produttori di vino con cui parlo: immagina di essere nella tua Tenuta, a Grazzano, immersa nelle tue terre – in quelle colline riconosciute dall’UNESCO, con Langhe e Roero, Patrimonio dell’Umanità – e di sorseggiare alla fine di una giornata di lavoro un calice di un tuo vino.. quale sarebbe? Quale il sottofondo musicale?
L’Arlandino, il nostro Grignolino, vino autoctono del Monferrato. Basta un sorso che ti riconcili immediatamente con questa terra e con le sue meravigliose colline. La musica? “Blue Moon” di Billie Holiday completa il quadro! Raramente però finisco di lavorare quando c’è ancora il sole..

 

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