Marcello Schillaci: la favola della cucina teramana

Marcello Schillaci: la favola della cucina teramana
Marcello Schillaci, chef de La Cantina di Porta Romana a Teramo ci porta alla scoperta della cucina abruzzese e delle Virtù Teramane del 1 maggio.

Immaginiamo lo sconcerto di chi da sempre difende la cucina tradizionale, capace di esprimere il valore di un territorio, di fronte all’interesse dei media per chef che sembrano aver perduto il rapporto con la cultura e la storia della gastronomia regionale italiana.

Marcello Schillaci, patron de La Cantina di Porta Romana a Teramo, non ha dubbi:

Il cibo evoca ricordi, è storia. Il mio locale e la mia cucina rappresentano con i loro colori, con il loro gusto, ciò che era la mia città. Tutto qui revoca le mura medievali, mura che raccontano una storia fatta di solidarietà. La gente era povera, per sopravvivere condivideva tutto, anche il cibo: dai gamberi pescati nel fiume alle verdure raccolte negli orti. E come dimenticare i pastori che, durante la transumanza, barattavano le interiora delle loro greggi con un piatto caldo?

salumi-abruzzesi

Marcello difende con orgoglio la cucina teramana, arrivando a definirla “la migliore cucina possibile”. La Cantina di Porta Romana non è un ristorante, ma appunto una cantina, che, anche nell’arredamento, ricorda un passato lontano che non vuole essere dimenticato.

I francesi pensano di avere inventato il bistrot, in realtà a Teramo le cantine erano già luoghi dove ci si trovava a tutte le ore per gustare formaggio, salumi, ventricina spalmata sul pane o pane con peperoni e alici, il tutto accompagnato da un bicchiere di vino. Si chiacchierava, ci si scambiava informazioni, ci si divertiva.

La cucina di Marcello è una cucina degli odori, una caratteristica di tutta la proposta culinaria teramana.

La nostra è una gastronomia prevalentemente vegetariana. Solo durante le feste si aggiungeva ai piatti della carne. D’altra parte Teramo era la città degli orti. Ricordo che da piccolo i nostri genitori ci urlavano: “correte, correte, portate la peperella”. Non deve stupire che il piatto più rappresentativo della cucina teramana siano le Virtù, ovvero il trionfo degli odori e delle verdure. In questo piatto si riassumono le quattro culture della cucina teramana: pastorizia, contadina, marinara e quella dell’orto. Il loro legame ha creato una cucina unica e inimitabile.

antipasto-abruzzese

E chi vuole assaggiare le vere Virtù Teramane? Risposta troppo facile: organizzate una gita il Primo Maggio a Teramo, un’occasione per conoscere una città che riserva molte sorprese anche dal punto di vista culturale.

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Camilla Rocca e Monica Viani

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