Intervista allo chef Roberto Armaroli emigrato in Ucraina

Intervista allo chef Roberto Armaroli emigrato in Ucraina
Roberto Armaroli sconsiglia l'Ucraina per i giovani chef, gli stipendi non sono adeguati e la situazione sociale è difficile.

52 anni, emiliano e con una passione per la ristorazione che scorre nelle vene. La zia Egidia lo metteva a lavorare nella sua cucina a Malalbergo (Ferrara), la storica Locanda del Cacciatore. Ricordi di sfogline che tiravano la pasta, budino alle mandorle cotto sulla legna, “a bassa temperatura”, la cacciagione messa a frollare per giorni, i pesci gatto da pulire. Manca allo chef Roberto Armaroli quella terra di confine tra il delta del Po e Bologna ora che se ne sta nella fredda Ucraina.

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Una decisione per nulla calcolata quella di partire e di emigrare in Ucraina. Casuale a dir poco. L’Ucraina era un Paese dove davvero uno chef italiano poteva sperare di dare una svolta alla sua vita ma tutto questo fino alla rivoluzione del 2014, dopo gli episodi di rivolta culminati con la cacciata dell’allora Presidente della nazione, Viktor Janukovyč. Da allora il degrado sociale è aumentato a dismisura, la moneta locale si è svalutata di 4 volte. Per questo sconsiglia di provare ad andare a lavorare lassù, soprattutto per i giovani chef. L’unica occasione potrebbe essere quella di provare a farsi assumere da grandi catene alberghiere: solide e che assicurano stipendi adeguati.

Quanto guadagnano i tuoi ragazzi in cucina?

Solo 150 euro al mese, non riescono nemmeno a mantenersi.

Quindi non consiglieresti mai l’Ucraina a chi si volesse stabilire qui?

Mai, in questo momento il Paese non è vivibile, né socialmente, né economicamente. Il disagio si percepisce ovunque. Ci si guarda intorno, salendo sui mezzi pubblici a quando torni a casa la sera tardi, si prega per esserci domani. Ogni giorno pensiamo di abbassare i prezzi dei menu o di diminuire il food cost.

Come riesci a fare cucina italiana in Ucraina? Viene apprezzata?

E’ difficilissimo pensare di comprare prodotti in euro e venderli a una popolazione  che percepisce uno stipendio di 200 usd, al massimo (150 euro) .I prodotti italiani sono reperibili, al momento, anche se con costo non avvicinabile dalla maggior parte dei ristoranti. La cucina italiana é molto apprezzata ma é stata stuprata, e uso questo termine non a caso, in tutte le maniere possibili.

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Cosa ti ha impedito di emigrare sinora?

All’Ucraina, con tutte le sue contraddizioni, sono molto legato. Ero in Crimea, prima di trasferirmi a Kiev, a seguito dell’illegale annessione russa, e mi ricordava per clima, paesaggi e scorci la penisola sorrentina.

Se qualcuno volesse in ogni caso venire qui, ha bisogno di un visto lavorativo?

Sì, ma si ottiene molto facilmente con una lettera di invito. Per prendere invece i primi contatti si può entrare con visto turistico che dura 90 giorni da prolungare fino a un massimo di 180.

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Pensi quindi di lasciare il Paese?

Assolutamente sì, ho in progetto di trasferirmi in Ungheria, dove economicamente si sta molto meglio e ci sono diversi segnali di miglioramento. Sarà questa la nuova capitale economica dell’est.

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