Intervista alla nutrizionista del Magazine “Vivi e nutri”

Intervista alla nutrizionista del Magazine “Vivi e nutri”

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Quanto è importante mangiare biologico? Che relazione c'è tra inquinamento e allergie? Questo e molto altro nell'intervista a Chiara Cevoli, biologo nutrizionista.

di Mariagrazia De Castro

Alimentarsi bene è il presupposto indispensabile e irrinunciabile per una qualità di vita che sia degna di essere chiamata tale. Mangiare bene, sicuro e genuino, variando con gusto, nel rispetto delle tradizioni alimentari regionali e nel rispetto delle stagionalità, proteggendo anche la nostra salute…utopia o realtà?

Quanto è importante mangiare biologico? Meglio il prodotto industriale o quello locale? Qual è più genuino?

Queste e altre domande sono state poste alla dottoressa Chiara Cevoli, biologo nutrizionista che da diversi anni svolge la sua professione e esercita una qualificata attività di informazione, comunicazione e divulgazione scientifica sul “mangiar sano” attraverso il magazine Vivi e Nutri. Quale latte vegetale è meglio consumare, qual è la differenza tra zucchero bianco e di canna e a molti altri quesiti che quotidianamente ci poniamo, la dottoressa Cevoli fornisce una risposta attraverso le pagine del magazine stesso e il canale Youtube.

 

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1- Dottoressa, per una buona nutrizione quanto è importante mangiare biologico? Quali sono i vantaggi del biologico sulla nostra salute?

Mangiare biologico con il passare degli anni diventa sempre più importante e fondamentale. Sono diverse le ragioni alla base di questa scelta. In primis biologico significa più rispetto per l’ambiente e gli animali, sono infatti prodotti più ecosostenibili: sostengono la biodiversità, la fauna e la flora selvatica, quindi fanno meno “male” alla nostra Terra. L’agricoltura biologica così come l’allevamento biologico sono indirizzati alla produzione di qualità piuttosto che alla massimizzazione della stessa: è infatti vietata l’alimentazione forzata degli animali, la stabulazione fissa (pratica molto utilizzata per le galline), la fertilità del suolo può essere ottenuta e mantenuta tramite coltivazioni a rotazione e l’uso di materiale e concimi organici, sono vietati antibiotici e antiparassitari a favore di soluzioni più naturali. Pratiche che si discostano notevolmente dalla produzione industriale. E di questo ciò che ne beneficia, oltre alla Terra in generale come già detto, è la qualità degli alimenti: questi risultano infatti migliori sotto il profilo nutrizionale, più ricchi di nutrienti essenziali per il nostro organismo (minerali e vitamine soprattutto ma anche antiossidanti) e poveri di contaminanti come antibiotici, anticrittogamici e antiparassitari. Inoltre, ci sono alcuni alimenti che andrebbero acquistati solo ed esclusivamente biologici, come la soia, che se non biologica potrebbe essere ogm.

2- Molto spesso i prodotti industriali vengono percepiti male rispetto ai prodotti tipici, locali, a km 0, che sono considerati genuini e di qualità. Quanto c’è di vero in questo e quanto c’è di luogo comune?

Diciamo che la verità sta nel mezzo. I prodotti locali a Km 0 sono certamente una scelta più ecosostenibile rispetto all’acquistare arance spagnole o banane dell’Equador (che sono maturate tramite gas durante il trasporto). Tuttavia il prodotto industriale è in teoria più controllato. Se ci rechiamo da un contadino a qualche chilometro da casa a comprare dell’insalata riponiamo in lui piena fiducia sulla qualità e genuinità del suo prodotto: ma nessuno (a meno che non lo si conosca di persona) ci potrà dare garanzia che questo utilizzi le giuste tecniche agricole, che rispetti i tempi di raccolta dopo i trattamenti, etc.

L’ideale sarebbe scegliere alimenti a Km 0, prodotti agricoli da piccole aziende locali, avendo però l’accortezza di informarsi e esser certi di quello che si sta acquistando. Un po’ come quando dobbiamo comprare un nuovo televisore: si passano in rassegna marche, modelli, prezzi, ed infine si acquista quello che viene reputato il migliore. Perché non fare la stessa con il cibo?

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3- Allergie e intolleranze sono un fenomeno in costante crescita. Che legame c’è con l’inquinamento e la contaminazione dei suoli dove vengono coltivati i prodotti?

Esiste un forte legame: ciò che inquina aria, acque e suoli, inevitabilmente inquina anche il nostro organismo. L’uomo moderno si è evoluto per milioni di anni a contatto con un numero relativamente piccolo di sostanze, che negli ultimi secoli è cresciuto in modo esponenziale. Il nostro organismo, non conoscendo tali sostanze o conoscendole da un numero relativamente piccolo di anni, quando si trova a contatto con queste può letteralmente impazzire e scatenare reazioni allergiche o intolleranze anche contro sostanze non propriamente dannose per il nostro organismo come appunto alcuni alimenti. Alcuni studi hanno messo in relazione il grado di inquinamento ed esposizione ad alcune sostanze chimiche e la frequenza di allergie o intolleranze alimentari e spesso sono arrivati a trovare un collegamento tra i due fattori.

Inoltre è bene ricordare che la maggior parte della nostra immunità parte proprio dall’intestino, assicurata dalla flora batterica ivi residente. Lungo le pareti del nostro intestino sono infatti presenti centinaia di specie batteriche diverse con compiti fondamentali per la nostra salute, tra cui la modulazione del sistema immunitario. Un’alimentazione sbagliata, l’utilizzo di prodotti contaminati, il fumo di sigaretta, lo stress, la mancanza di nutrienti sono tutti fattori che alterano negativamente questa invisibile ma numerosa popolazione, portando quindi anche squilibri nel nostro sistema immunitario.

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4- Consiglierebbe una dieta vegana?

Consiglierei a chi decide di intraprendere tale alimentazione, di essere seguito e guidato almeno nel primo periodo da un professionista perché spesso necessita di integrazione di alcuni nutrienti.

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