“È come vivere in una fiaba”. Viaggio nel Borc Dodon di Denis Montanar

“È come vivere in una fiaba”. Viaggio nel Borc Dodon di Denis Montanar
Stefania Secco d'Aragona, Première Dame del vino naturale in Friuli, ci racconta Denis Montanar e la sua azienda.

Di Cecilia Fraccaroli

1- Stefania, ci presenti l’Azienda agricola di Denis Montanar, in breve?

Quella di Denis Montanar è un’azienda di famiglia che lo stesso Denis, all’età di diciannove anni, ha “preso in mano”, scegliendo fin da subito la strada del biologico: lui aveva intuito presto che i sapori del territorio sono evidenziati dal lavoro naturale e senza compromessi: ciò vale indistintamente sia per quanto riguarda la vigna che il seminativo.

 

 

[Photo©mircobassoph]

 

 

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2- So che anche tu fai parte di questa Azienda ed hai scelto, per amore e per passione, di lasciare la città ed occuparti di vino. Ci racconti questa scelta?

Sono una ragazza trentenne stufa di stare in città a condurre una vita frenetica e ansiosa. Ormai sono parecchi anni che mi sposto, ho vissuto in luoghi diversi, ed ho capito quanto sia importante per me stare in campagna e condurre una vita sana, all’aperto. Ogni mattina mi sveglio con i galli canterini, l’acqua della fontana che sgorga e i gatti del borgo che mi chiamano per avere qualcosa da mangiare. Spesso mi sembra di trovarmi in una fiaba: poter lavorare in vigna (potare, legare…) e poi ancora in cantina a seguire i vini, ogni tanto doverli assaggiare… non è da poco. Inoltre ho la possibilità di viaggiare molto per fare assaggiare i vini e per rappresentare l’azienda. Insomma: bella vita sana!

3- Una tua “giornata tipo” in Azienda, sempre che.. esista una “giornata tipo”?

In questo lavoro non esiste una giornata “tipo”, fortunatamente.  Ci sono parecchie cose da fare e anche se ci si programma la giornata a volte si è costretti a cambiare tutto: ci si deve adattare alla natura ed alle condizioni climatiche, e spesso non è possibile fare previsioni esatte!

4- Si sente tanto parlare di vino “biologico” e di “biodinamico”, ma per molti ancora si tratta di concetti confusi o equivalenti: ce ne dai una spiegazione velocissima per chiarirci le idee?

C’è parecchia confusione, mi limito a dire che negli ultimi dieci anni si è parlato sempre più spesso di “Biologico”, ma questo è un concetto molto confuso e non è facile da spiegare, anche perché si è creata confusione a causa dei supermercati con prodotti “alternativi” chiamati BIO, che in realtà hanno poco di Naturale. Ci sono invece tante piccole realtà che lavorano bene ed in modo trasparente: prima di “classificare” bisognerebbe poter conoscere direttamente il produttore. Molte sono le differenze tra vino “biologico” (quello vero) e vino “biodinamico”, ma ci sono anche svariati punti in comune tra cui l’influenza del ciclo lunare.

La metodologia di produzione BIODINAMICA prevede l’utilizzo di strumenti quali il corno letame, nonché preparati naturali di vario genere dinamizzati nell’acqua..
Rispetto al termine “BIOLOGICO”: i disciplinari europei sono molto larghi, ossia permissivi rispetto alle sostanze addizionali concesse: ci vorrebbe maggior controllo a livello di produzione invece che limitarsi a scrivere solo sulla carta e sui certificati..
Potremmo parlare di questi temi per ore, io credo solamente che si debba rispettare il buon lavoro dei contadini ed evitare le speculazioni sui prodotti scadenti.

5- Anche Denis Montanar ha scelto questa direzione: in azienda la coltivazione dei vigneti è a conduzione biologica dal 1996, e dal 2000 anche per il seminativo. Quali sono le ragioni di questa scelta?

Denis ha iniziato a fare Bio in vigna già dal 1992, anche se ciò non era certificato, e questo perché Denis voleva e vuole ottenere il massimo legame di un prodotto agricolo, quando questo viene consumato, con il gusto ed il sapore della terra di appartenenza, che è terra viva, terra vera, senza compromessi.

Cosa fare per ottenere questo risultato? Agire nel più semplice modo possibile, e quindi seguire la terra e ricominciare come si faceva una volta, avere terreni fertili e maggior pulizia e purezza, senza alcuna interferenza innaturale.

 

6- Che cosa pensi dei disciplinari delle Doc e delle Docg? Queste regolamentazioni nascevano, almeno in linea teorica, per proteggere e valorizzare la qualità dei prodotti, ma oggi sono oggetto di riflessioni e dibattiti anche molto aspri, e gli stessi produttori si schierano su posizioni ben precise al riguardo. Qual è la tua opinione?

Per ora c’è troppa confusione sul tema delle DOC e delle DOCG, e soprattutto ci sono ancora persone incompetenti. Non possiamo avere gli stessi disciplinari DOC in regioni diverse con vitigni diversi! Pensiamo a Stefano Bellotti con il suo Gavi DOC e a Corrado Dottori con il Verdicchio dei colli marchigiani DOC, nel film documentario “Resistenza Naturale” di Jhon Nossiter. La stessa idea è spiegata bene anche nell’intervista fatta a Denis.
I disciplinari che sono oggi in vigore non rappresentano il territorio e non valorizzano le viti, ed inoltre sono vincolati a gusti internazionali. I vini proposti alle commissioni DOC normalmente non rappresentano il gusto della terra (il cd. terroire) perché devono invece seguire i canoni imposti dai rigidi disciplinari. (Aggiunta di zuccheri e di tannini vanno bene anche nelle DOC, si tratta solo un di protocollo gustativo con commissioni abituate a bere vini internazionali ed omogenei e tutti uguali.)

 

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7- Un’amica ti chiede un consiglio: come la convinci che –secondo te- dovrebbe scegliere un vino naturale? Quale le indicheresti, e perché?

Capita, quando sono a casa a Milano, di trovare amici di amici che non conoscono i vini naturali e solo al sentire questa parola parola rimangono interdetti. Per quel che mi riguarda i vini sani si spiegano da soli, basta mettere il naso al bicchiere e annusare per capire la sostanziale differenza rispetto ad un vino convenzionale!
Inoltre se esorto i miei amici a bere qualche bicchiere in più, essi si accorgono che non provano fastidi di nessun genere e sono più interessati a captare gusti non omogenei a quelli cui sono abituati.
Non è difficile da spiegare, per me il vino dev’essere prima di tutto SANO, e bisogna gioire nel bere. Se bevi un vino Naturale, senti l’evoluzione nel bicchiere anche solo dopo qualche minuto. Meravigliosa la differenza di aromi e profumi che sprigiona il vino nel bicchiere dopo qualche tempo. Una meraviglia per le papille gustative e olfattive.

8- Per finire, l’abbinamento perfetto di un vino con un piatto della tradizione Friulana.

Il top per l’aperitivo sarebbe ostriche con il nostro Rosé 2010, ma per chi non ama il mare…. e vuole restare nella tradizione, allora i salumi ben stagionati vanno altrettanto bene. Se si volesse esagerare, allora frico e Refosco dal peduncolo rosso.
Come primi piatti direi tutta la vita Verduzzo Friulano 2009 con una bella impepata di cozze, altrimenti sarde e verdure in savor con l’Uis Blancis, oppure pasta di farro con scampi.
Insomma… come capita va sempre bene!

 

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