“Letteratura di vino” di Daniela De Liso: la recensione

“Letteratura di vino” di Daniela De Liso: la recensione

3/5

Fra le pagine della letteratura italiana si nascondono miti e leggende preziosi legati al vino misti a storia e tradizione. Di questo tratta il testo di Daniela De Liso. Ecco la recensione.

Un viaggio enoico tra le pagine della letteratura d’Italia: così ci viene presentata una delle ultime novità editoriali di Franco Cesati Editore, un viaggio alla scoperta del vino e della letteratura d’Italia, un viaggio alla scoperta di un patrimonio naturale e culturale insieme.

Sì perché lo straordinario e felice connubio tra letteratura e vino che ha compiuto l’autrice, Daniela De Liso, ricercatrice presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, è sintesi tra natura e cultura. Il vino diventa anello di congiunzione tra l’elemento naturale e quello antropico, elemento di ricomposizione e di equilibrio tra letteratura classica e contemporanea.

Il volume si snoda in due itinerari letterari tra loro connessi, che dunque appaiono al lettore in continuità fra loro. Nella prima parte si ripercorre la letteratura latina, i versi di Virgilio, Orazio, Marziale e Tibullo. Il vino, il banchetto, il bere, nella letteratura latina trovano uno spazio che non sfugge alla ricercatrice che riprende, rielabora, svela e disvela. Il vino ai Romani piaceva ed era utilizzato in campo medico, assimilato al sangue (“Vinum inde dictum quod eius potus venas sanguine cito repleat” – Isidoro); il vino era rimedio per gli affanni, era sacro e allontanava preoccupazioni e malattie. 

Amore e vino sono gli ingredienti per una vita felice, all’insegna di una levitas che consenta di dimenticare gli affanni, le disillusioni e le sofferenze insite nella vita dell’uomo, ma soprattutto nella vita dell’uomo Marziale”.

Nella seconda parte, il volume ripercorre tutta la nostra letteratura, dal Trecento al Novecento. L’autrice compie un excursus completo perché sono molti i poeti e i letterati che hanno parlato di vino.

“Ogni volta che appare come bevanda e non come tòpos connesso agli eccessi, Boccaccio gli attribuisce una funzione positiva, vicina al medicamentum cordis degli antichi romani”. 

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Da Boccaccio a Pavese, passando per Manzoni, Alvaro, Scotellaro e per molti altri ancora. Instancabile il lavoro di ricostruzione che compie l’autrice scandagliando anche alcune scene magistrali della letteratura, le descrizioni di alcuni paesaggi vitivinicoli che ancorché superfici semplicemente vitate sono paesaggi culturali, risultato eccezionale della capacità di raccontare la tradizione e di interpretare letterariamente il fulcro della struttura socio – economica del territorio (la Sicilia di Verga a esempio).

Un viaggio originale, quello compiuto da Daniela De Liso che realizza una profonda revisione del ruolo del vino in letteratura dando il senso dell’identità del vino stesso come elemento che cambia da un verso all’altro. Non c’è verso della letteratura che non possa essere ricostruito al di fuori del vino ed il vino, inteso come interazione tra elementi naturali e culturali restituisce attraverso i versi la memoria, essendo palinsesto di segni molteplici: anche il vino meno conosciuto è pur sempre testimonianza, attraverso la letteratura, del cammino compiuto dall’uomo nel corso dei secoli.

di Mariagrazia De Castro

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