Vini d’autore protagonisti al Live Wine 2017

Vini d’autore protagonisti al Live Wine 2017
Una piacevole riconferma la 3ª edizione del Salone Internazionale del Vino Artigianale, apprezzata soprattutto da chi cerca un vino genuino e di qualità.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Di Antonio Cimmino di Wine Addicted per Lorenzo Vinci

La terza edizione del Salone Internazionale del Vino Artigianale, il Live Wine 2017, conclusasi non meno di due settimane fa, è stata una conferma, un successo sostenuto anche dai numeri.

4.500 visitatori complessivi sono accorsi al Palazzo del Ghiaccio di Milano il 18 e 19 febbraio, di cui quasi 1000 operatori tra ristoranti, enoteche, sommelier professionisti e distribuzioni internazionali. Oltre 800 i vini in degustazione di ben 168 cantine, ben nutrita la pattuglia straniera con 32 vigneron provenienti da Austria, Croazia, Francia (Alsazia, Beaujolais, Bordeaux, Champagne, Jura, Languedoc-Roussillon, Normandia, Sauternes), Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Spagna. Senza includere le cinque distribuzioni (Gluglu wine, Meteri, Natives, Sarfati e Venti 10) a rappresentare tanti altri piccoli e grandi produttori.

Gli stessi organizzatori, Christine Cogez-Marzani e Lorenzo de’ Grassi, hanno dichiarato: “La terza edizione di Live Wine ha dimostrato che il vino artigianale e naturale è molto apprezzato non solo dagli appassionati, ma da tutti quelli che cercano una qualità reale in quello che bevono. Abbiamo avuto una grande risposta da parte del pubblico sia in termini numerici che di gradimento e questo ci incoraggia ad andare avanti a promuovere quello in cui più crediamo: un’agricoltura che inquini il meno possibile che produca vini genuini per il piacere dei nostri palati e dei nostri organismi.”

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Per vino artigianale gli organizzatori intendono il vino prodotto da cantine di piccole e medie dimensioni, selezionate appositamente per il Salone, che praticano un’agricoltura sostenibile e che, in fase di vinificazione, non utilizzano additivi enologici ottenendo così in modo un prodotto che esprima in toto il territorio, l’annata e il lavoro dell’uomo. In sintesi una filosofia non interventista.

L’anno scorso i vigneron presenti erano stati definiti dei veri Artisti del vino, per il frutto del lavoro di mani, di testa e di cuore. Questa definizione però si presta ad ambiguità, potrebbe evocare erroneamente un concetto di vino astratto o peggio ancor standardizzato, in cui i due elementi (l’artista e il vino) non sono uniti. Non potendo separare il vigneron dal suo vino, così come non si può prescindere dall’interpretazione che diventa il terzo elemento essenziale, è più indicato parlare di Vini d’Autore, eccone alcuni.

Orange is the new Red

Gli anglosassoni li han definiti così gli Orange Wines, vini prodotti da uve a bacca bianca ma vinificati come dei rossi, cioè attraverso una macerazione più o meno lunga del mosto a contatto con le bucce, alcune volte così prolungata da assumere un colore arancione dorato con tendenze all’ambra. Oltre che per il colore, tendono di più ai vini rossi sia per l’intensità tannica, sia per la complessità aromatica, sia per la struttura e spesso per la longevità.

Visto che la Slovenia, con la Valle di Vipacco, insieme al Collio e al Carso si possono considerare un po’ il centro di queste produzioni, ecco che ho rivolto le mie attenzioni esterofile proprio a lei.

Iniziamo dalla città di Šempas, dove già nel 1592 nacquero i primi vini della famiglia Batič grazie alla conoscenza ed esperienza di alcuni monaci residenti proprio del podere Batič. La storia di questa cantina di 23 ettari, con Miha giunti già alla quarta generazione, è quella di un susseguirsi di “dominazioni” sulle loro terre, prima l’Impero Austro-Ungarico, poi l’Italia, la Jugoslavia ed ora la Slovenia, ma la casa dove tutto nacque nel 1592 e l’amore per il vino di questa famiglia è stato sempre lo stesso. Questa memoria storica dei territori, della tradizione, e soprattutto quest’amore si ritrovano nei loro vini, dei Vini d’autore che non hanno bisogno di troppo parole per raccontarsi.

Angel Bianco Grande Cuvée 2011, sette varietà vinificate separatamente e poi assemblate. Pinela 40%, Malvasia 20%, Ribolla 10%, Riesling Italico, 7%, Zelen 2%, Vitovska 1% e Chardonnay 20%, la cui quota è aumentata abbastanza in questi anni per donare un tocco in più a questo vino che in ogni caso è sottoposto ad un massimo di 4 giorni di macerazione.

Zaria 2007, 7 varietà piantate nello stesso vigneto, in modo da impollinarsi tra di loro, raccolte, macerate e vinificate tutte insieme. Macerazione di almeno 35 giorni in una grande botte scolma e senza il controllo della temperatura. Pinela, Zelen, Ribolla, Vitovska, Klarnica, Moscato e Chardonnay trascorrono ulteriori quattro anni in botte di rovere prima dell’imbottigliamento. Dal profilo ossidativo, un vino che ben rappresenta il territorio.

Angel Rosso Grande Cuvée 2009 è il vino dedicato alla nuova generazione, 60% Merlot, 25% Cabernet Sauvignon e 15% Cabernet Franc, vendemmiati lo stesso giorno a distanza di pochissime ore e macerati insieme per 60 giorni. Elevazione per 4 anni in vecchie barrique per raggiungere quella perfetta armonia, combinando sapientemente la forza del Merlot, il bouquet del Cabernet Sauvignon e l’eleganza del Cabernet Franc.

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La loro storia è quella di molte famiglie da queste parti a Šempas. A soli 500 metri di distanza, infatti, si incontra l’azienda vitivinicola JNK fondata nel 1890 da Ivan Mervič detto Jnk (il giovane). Oggi alla guida dell’azienda c’è Kristina, la figlia di Boleslav, colui che a partire dal 1977 ha ristrutturato e leggermente ingrandito l’azienda fino a raggiungere gli attuali tre ettari e mezzo. Oltre ad essere vicini di casa la storia delle due famiglie si intreccia perché fu proprio Ivan Batič, il padre di Miha, a convincere il suo grande amico Boleslav a imbottigliare il suo primo vino, uno Chardonnay, nel 1995.

I bianchi sono vinificati tutti allo stesso modo, macerazioni non troppo spinte, dai 5 giorni dello Chardonnay ai 15 della Ribolla, la maturazione sulle fecce nobili in barrique e/o tonneau usati, batonnage, un solo travaso e poi di nuovo in legno per altri 6/8 mesi. Sulla carta riposano in bottiglia per almeno un anno anche se come si noterà dalle annate degustate quasi tutti i vini lasciano la cantina dopo almeno 7/8 anni dalla vendemmia.

Chardonnay 2005 e 2008: a dispetto dell’età il primo è più diretto, più fresco e più elegante. Quindici gradi alcolici ma non sentirli, incredibile ma vero. Il secondo si dimostra molto più grasso e opulento, più largo ma meno dinamico rispetto al 2005.

Sveti Mihael 2008: uvaggio di Sauvignon 60%, Pinot Bianco 20% e il restante equamente suddiviso tra Ribolla e Malvasia dalla grandissima pulizia olfattiva.

Rebula Riserva 2008 e 2009: qui il tannino si sente eccome!

Tra i rossi molto interessante è il Rdeče, Merlot 45% e Cabernet Sauvignon 55%. 45 giorni di macerazione, due anni in vecchie botti, un primo travaso con una piccola quantità di solforosa aggiunta, ulteriore anno in botte per poi essere imbottigliato. Millesimo 2003 contraddistinto da spezie, tannini e finissima eleganza! La 2006 è apparsa molto più ruffiana e rotonda.

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Chiudiamo il trittico con una tra le aziende storiche slovene più conosciute e apprezzate, Movia di Aleš Kristancic. 22 ettari a conduzione familiare dal 1820, situati sul confine Italo-sloveno, a cavallo delle denominazioni Collio e Brda. Vendemmie manuali, lunghe fermentazioni, estreme macerazioni, lunghissimi affinamenti e invecchiamenti sulle fecce fini, né filtrazioni né chiarificazioni, nemmeno durante l’imbottigliamento, rifermentazioni in bottiglia da vini base che maturano 4 anni in barrique senza “liqueur de tirage” né “liqueur d’expedition”, lasciando al cliente di godersi il momento della sboccatura.

Vini dal forte carattere, “stilosi”, eleganti, qualitativamente eccezionali, rispettosi delle pratiche enologiche tradizionali, ma al tempo stesso anticonvenzionali, dinamici, moderni e alla continua ricerca di superare i limiti, ma sempre dei vini molto genuini.

Ribolla 2014: vendemmia leggermente tardiva e avvio della fermentazione tramite pied de cuve della stessa uva raccolta in prevendemmia (5%). Fermentazione in barrique dove vi rimane sulle proprie fecce nobili per almeno due anni senza travasi o aggiunta di solforosa. Un breve sosta in bottiglia (4 mesi) per un vino fresco, sapido e da bere giovane.

Ribolla 2007 Lunar 8: Otto come le lune (cioè i mesi) trascorsi a fermentare, macerare e affinare sulle bucce senza solforosa aggiunta, dopo che l’uva è stata solo diraspata a mano e non pressata. Il vino è poi imbottigliato per caduta durante la luna piena senza essere filtrato. Caratteristico colore ambrato per questa Ribolla potente, elegante, complessa, sapida, intensa e avvolgente.

Ribolla 2013 Lunar 8: Ribolla e Chardonnay in fasce, troppo giovane ma già profondo e lunghissimo.

Chardonnay 2008 Lunar 9: stessa vinificazione ma ben nove le lune trascorse dalla vendemmia all’imbottigliamento. Dal color più dorato, regala un sorso più fresco e un finale minerale.

Tutti i Lunar primi di essere degustati devono essere riposti in piedi in frigorifero per circa una settimana, in modo da permettere ai residui di depositarsi sul fondo della bottiglia, al momento del servizio deve essere caraffato per separarlo dal deposito, che nel caso dello Chardonnay è piuttosto rilevante.

Veliko 2008 è un uvaggio di Merlot 70%, Pinot Nero 20% e Cabernet Sauvignon 10%, una vendemmia tardiva in contemporanea per i tre vitigni. Fermentazione spontanea e macerazione in acciaio. Non appena si forma il cappello, il vino è travasato in barrique da 220 litri rimanendoci per 6 lunghi anni. Un vino dal carattere e dalla forza del Merlot, dall’elegante sorso del Pinot Nero e dal frutto del Cabernet.

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Il bello delle Donne del Sud e al Naturale

La bellezza è negli occhi di chi guarda, ma non solo lì aggiungerei io! Per Valentina Passalacqua e Elisabetta Musto Carmelitano è ancora più vero. Tante cose in comune per queste due belle donne (nell’animo, nel fisico, nella mente) del Sud. Hanno fatto scelte difficili, azzardate, controcorrente, e potrebbero solo a prima vista sembrare diverse.

Valentina stava seguendo una strada non sua, studi in legge, master a Londra, un posto/porto sicuro nell’azienda di famiglia, quando ha abbandonato il certo per l’incerto, spinta dal bisogno di vivere a contatto con la natura, tornando alla terra con un suo progetto ben chiaro riabbracciando i suoi luoghi d’origine.

Elisabetta, invece, quando tutti i suoi coetanei decidevano di lasciare i luoghi natii per trovare fortuna altrove, seppur in un momento storico molto difficile per l’agricoltura del meridione, ha deciso che dopo il liceo la sua strada sarebbe stata quella di rimanere ed aiutare il padre nella conduzione dell’azienda agricola. Scelta probabilmente dettata dal fatto che già suo padre aveva dovuto lasciato quelle terre per vivere in una terra straniera (la stessa Elisabetta è nata in Inghilterra). Iniziò così, 12 anni fa, ad investire e dedicare tutto il suo tempo (e sicuramente i suoi risparmi) alla sua passione enoica dando all’Aglianico l’opportunità di potersi esprimere sulla base della sua interpretazione, discostandosi dalla deriva dello scorso decennio dove era usuale in quelle zone trovare un Aglianico uguale a tutti gli altri, stessi sentori, stesso enologo, stessa bottiglia e addirittura stessi tappi.

Amore, passione, fatica, dedizione, grazia, intelligenza, competenza, sensibilità e una forza innata sono gli ingredienti della ricetta che utilizzano queste donne del vino, nessun altro elemento se non naturale.

A fare da scenografia a queste due storie due paesaggi magici, incontaminati e ancora molto legati al passato e alle sue tradizioni, il Gargano e il Vulture.

Il profilo del massiccio del Gargano lo ritroviamo anche sulle etichette dei vini di Valentina, tra questi abbiamo provato il Terra Minuta 2015, 50% Fiano (Minutolo) e 50% Greco. Vendemmia manuale tra fine agosto e gli inizi di settembre, fermentazione spontanea grazie ad un pied de cuve ricavato dal 20% della massa che ha subito una leggera macerazione, vinificazione senza aggiunta di solforosa (solo 44 mg/l quella residua totale, indicata anche sulla retroetichetta), veloce affinamento in acciaio sulle fecce fini (3 mesi), solo decantazione statica per questo vino Vegano, Biologico e Biodinamico (come per tutti i suoi vini). Un vino verticale dove la struttura del Greco bilancia l’aromaticità del Minutolo e la sapidità del terreno.

Il Bombino 2015, vitigno che sta dando tante soddisfazioni all’intera Capitanata, nasce da un vigneto in parte impiantato con pergola garganica e in parte ad alberello, da una selezione su particelle sassose che donano una spiccata mineralità. Naso citrino e marcata acidità le altre sue caratteristiche.

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Cosìcomè 2015 è una Falanghina Puglia IGP che fermenta con i propri lieviti presenti sulle bucce in serbatoi di acciaio per quattro giorni circa, per poi essere pressata intera. Anche per questo vino la filosofia in cantina rimane immutata, solo decantazione naturale per la chiarifica, rimando sulle fecce nobili il più a lungo possibile. I giorni di macerazione sulle bucce si vedono nel colore e si sentono nel “sapore” per questo vino giallo dorato dal sapore leggermente tannico, dalla buona persistenza e dall’ottima beva grazie ad una freschezza in grado di euilibrare tutti gli elementi.

Metà Primitivo metà Nero di Troia su terreni rocciosi e ricchi di scheletro, questo è il Terra Sasso 2014. 15 giorni di fermentazione, affina in acciaio sulle proprie fecce fini per circa un anno, pochissimi i travasi. Un vino molto schietto, diretto, senza inutili orpelli.

Chiudiamo la visita con il Nero di Troia proveniente dalla selezione delle migliori uve delle vecchie vigne, il Cosìsono 2014, l’altro vino autobiografico di Valentina. Fermentazione in acciaio per circa un mese, e solito affinamento su fecce per un anno, ma sempre e solo in acciaio, per poi riposare in bottiglia almeno un anno. Decantazione naturale e nessuna filtrazione sterile per questo vino dall’intenso color rubino, dai profumi freschi di macchia mediterranea e sorrettaoda un acidità e mineralità notevole. Se il Cosìcomè rappresentava il suo animo, questo invece descrive il suo carattere, un po’ come il giorno e la notte, ben raffigurato anche visivamente se accostiamo le due etichette!

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Dal Gargano al Vulture, per far conoscere meglio l’azienda agricola di Elisabetta, tredici ettari a Moschito nel cuore del vulcano, di cui 4 dedicati alle vigne. Tutto parte nel 2006 con la costruzione della nuova cantina, l’acquisto di nuove attrezzature, l’incontro con l’enologo Fortunato Sebastiano ma soprattutto con la scelta di vinificare in proprio le uve dei loro tre vigneti, il Pian del Moro a piede franco, un cru quasi secolare piantato dal suo bisnonno, il Serra del Prete con viti di tra i 50 e i 60 anni e il Vernavà piantato “solo” 30 anni fa.

Iniziamo con l’unico bianco della casa, il Maschitano Bianco 2015, un Moscato secco vinificato in acciaio e affinato in cemento per circa 6 mesi. Si caratterizza per un naso floreale, fruttato e per una ventata di freschezza di erbe aromatiche, al palato molto equilibrato grazie anche a una sottile vena sapida che pervade tutto il sorso.

Il Maschitano Rosso 2014 rappresenta un po’ il loro Aglianico base, dalle loro vigne giovani, è quel buon vino quotidiano da bere sempre e caratterizzato da una piacevole beva non troppo impegnativa. Solo acciaio (12 mesi) e bottiglia (4 mesi) per l’affinamento. Annata un po’ particolare poiché le uve provengono da tutte e tre le loro vigne, per cui in questa versione è più complesso ma anche più ricco e strutturato del solito.

Il Serra del Prete 2012 matura in vecchie vasche di cemento vetrificato per 12 mesi, in bottiglia trascorre un ulteriore anno prima di essere commercializzato. Intensi profumi fruttati accompagnano note speziate e aromi terziari di sottobosco. L’ingresso in bocca è deciso, ricco, elegante la trama tannica, molto sapido e lunga la persistenza finale.

Infine il Pian del Moro 2012, Aglianico del Vulture DOC come tutti gli altri, cresce tra i 550 e i 600 metri s.l.m, vendemmiato ad ottobre, macera per quasi un mese per poi essere affinato in vasche di acciaio per un anno, dopodiché matura per almeno 12 mesi in tonneau di rovere francese. Teoricamente è previsto solo un anno di affinamento in bottiglia, tuttavia Elisabetta preferisce aspettare molto di più per dar tempo al suo Aglianico di esprimersi ai massimi livelli. Naso complesso, note di confettura di frutti rossi e neri, spezie e sensazioni balsamiche e affumicate. Il sorso è carnoso e vellutato, il tannino è suadente, avvolgente, una piacevole percezione di sapidità che aggiunge freschezza, ottima la persistenza.

Tutti vini riconoscibili per freschezza, dinamicità, potenza e leggerezza allo stesso tempo, raffinatezza. Proprio questa è la bellezza dell’Aglianico di Elisabetta

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Le parole non sono sufficienti per descrivere il loro lavoro, più gratificante è andare a trovare Miha, Kristina, Aleš, Valentina e Elisabetta per toccare con mano tutto quello che in questi anni hanno costruito e per percepire il loro vero valore.

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© Antonio Cimmino[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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