L’olio EVO abruzzese di qualità per difendersi dal “taroccato”

L’olio EVO abruzzese di qualità per difendersi dal “taroccato”

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Il tour “A tavola tra gli ulivi e i vigneti d’Abruzzo” ci porta a scoprire personaggi, oli e prodotti genuini. Ne abbiamo tutti bisogno, di questi tempi.

Qual è la differenza fra l’olio extra vergine di oliva genuino e squallide imitazioni? Come fa il consumatore a non farsi fregare e a difendere il proprio diritto alla salute? In tempi in cui un sospetto giustificato è caduto su grandi e consolidate aziende italiane, che potrebbero aver spacciato come olio EVO un semplice olio d’oliva (ottenuto dalla miscelazione con oli trattati chimicamente come sottolineato da Il Fatto Alimentare in questo interessante articolo), bisogna farsi queste domande. E trovare anche le risposte, se possibile. Perché qualsiasi persona di buon senso giustamente si arrabbia se paga, con denaro vero, qualcosa che vero non è.

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È giusto quindi che chi informa per mestiere si alzi dalla sedia e vada a guardare negli occhi contadini e frantoiani, per tentare di comprendere di chi fidarsi e a quali condizioni. Io, ad esempio, ho attraversato mezza Italia: il tour “A tavola tra gli ulivi e i vigneti d’Abruzzo”, infatti, mi ha dato l’opportunità di incontrare persone che lavorano non solo per profitto, ma anche per la soddisfazione di aiutare il prossimo a gustarsi i piaceri della buona tavola, e ad aver cura della propria salute.

Parliamo allora di Gennaro Montecchia di Morro d’Oro, in provincia di Teramo. Dare uno sguardo in giro nel suo frantoio, proprio nel momento in cui stanno arrivando i camion con le olive per la molitura, è un’esperienza pedagogica. Gennaro, l’olivicultore prescrittivo, starei per dire. O il frantoiano sentenzioso, perché no? Si vede dai cartelli che dissemina qua e là: espongono, a beneficio di operai, fornitori e visitatori, qualche consiglio pratico, a volte qualche sentenza di saggezza spiccia ma senza prosopopea. “Non pretendo d’insegnarti a vivere”- sembra dire Gennaro- “ma dato che per ottenere l’olio più buono bisogna lavorare seriamente… allora lavoriamo ma con buon senso e con pazienza“. Tutto qui.

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E le sue risposte confermano l’impressione iniziale di “idealista campagnolo”, uno che sa pensare in grande senza dimenticare di ancorarsi al territorio dov’è nato, con la sua antica sapienza.

“Le olive che vede arrivare in questo momento sono raccolte con le macchine scuotitrici, attacca Gennaro, che le fanno cadere direttamente entro una rete ad ombrello, ad evitare qualsiasi contatto col terreno e prevenire il deterioramento. Vengono defogliate, deramificate e soprattutto lavate in acqua corrente, procedimento necessario per eliminare le impurità, ma molto costoso. Siamo in pochi a farlo. A questo punto l’olio viene estratto mediante frangitura delle olive, che avviene in pochi secondi per ridurre al minimo l’ossidazione. Ne vien fuori un olio con tutte le garanzie, insomma”.

Tutte le garanzie, tranne quelle della certificazione biologica, vero?

“Il biologico lo abbiamo anche noi, non più del 10% dell intera produzione dei nostri settanta ettari. Ho un atteggiamento molto pratico nei riguardi dell’entusiasmo per il biologico: basta sapere esattamente cosa si sta facendo, e informare il consumatore. Se si deve coltivare senza ombra di trattamento parassitario, e poi molire olive che per metà sono piene di larve, io mi dissocio. Parliamone, come minimo, e valutiamo i pro e i contro senza dogmatismi”.

Quali sono i principali prodotti dell’azienda Montecchia?

“Olio extra vergine, naturalmente, ma non solo. Abbiamo il “Classico 22”, miscela delle varietà Leccino, Dritta, Frantoio e Tortiglione, per chi vuole un condimento fruttato, con note amare e piccanti. C’è poi il “Tortiglione 3”, di sole olive tortiglione, che conferiscono un sapore robusto, erbaceo ed amaro. E sono soltanto due della gamma, che da qualche tempo comprende altre nobiltà della buona terra come le olive in barattolo, denocciolate o in salamoia, conserve sott’olio, confetture di frutta e perfino saponi e creme per il corpo, sempre a base di olio d’oliva. Che rimane il fulcro intorno a cui gira l’azienda, il principe per la tavola e per la frittura, anche se qualche chef si ostina a dire che per friggere è meglio usare altri olii … Per l’elevato punto di fumo, per la fragranza e per il sapore inconfondibile, resto convinto che l’olio evo non abbia rivali, nemmeno in padella”.

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Si individuano facilmente, tra le righe, gli ideali di Gennaro e la ferrea volontà di realizzarli: senza tali requisiti minimi, con la concorrenza e il regime fiscale che ci ritroviamo, le aziende non vanno avanti. Si somigliano, da questo punto di vista, le diverse storie imprenditoriali che ho potuto ascoltare durante il tour “A tavola tra gli ulivi e i vigneti d’Abruzzo”, questa volta nel chietino, e precisamente a Tollo.   Germaine Etanaka Bombampete, imprenditrice congolese trasferitasi a vent’anni in Italia, ci presenta il suo sogno realizzato: il frantoio Bombampete e i cosmetici Villa Eta. Ma ancora una volta tutto parte dall’amore per la natura, lo stesso che spinge Germaine ad accompagnarmi in uno degli uliveti che riforniscono il suo frantoio, proprio mentre si stanno facendo cadere le olive dai rami, adoperando il bacchiatore.

“La passione per i prodotti della terra è partita quasi all’improvviso” – mi racconta Germaine, ancora col bacchiatore in mano – “dopo una visita fatta a mia nonna nel suo villaggio agricolo del Congo. Ed ora questi terreni collinari, questi ulivi, questi contadini che lavorano con me sono tutto il mio mondo. Quelli che vede tutt’intorno sono alberi di pendolino e di leccino, che quest’anno hanno subito solo due trattamenti antiparassitari perché il clima è stato favorevole. Un ottimo risultato, dopo i gravi problemi dell’annata 2014″.

Donna, emigrata, africana, imprenditrice. Chiaramente, lei è una persona a cui piacciono le sfide. Un suo progetto ambizioso?

“Mi sono messa in testa di produrre l’olio evo biologico al 100% e ci riuscirò. Non è facile, devo trovare i finanziamenti e i soci, perché tutti mi dicono che è troppo rischioso. Io penso di poter convincere altre persone della bontà della mia idea, e quindi andrò avanti lo stesso. Non parlando ma provandoci: questo è il mio metodo, di tipo esperienziale, perché a volte le parole sono meno efficaci delle azioni e dei gesti. E’ per questo che le ho chiesto di venire fin qui, a poggiare i piedi sul terreno fresco, perché possa capire che tutto parte da una pianta sana, coltivata con criterio e responsabilità, dalla lavorazione delle zolle di terra fino alla potatura e infine alla raccolta”.

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Come mai ha deciso di produrre anche cosmetici?

“Anche qui parto da un’idea forte, quasi uno slogan: se puoi mangiarlo, allora fa bene anche alla tua pelle. Non parlo solo dell’olio d’oliva, con cui faccio crema, esfoliante, latte per il viso e per il corpo, sfruttando le proprietà antinvecchiamento, idratanti e nutrienti della materia prima. Ma per esempio il burro estratto dai semi dell’albero di Karité, che importo dal Burkina Faso, da una piccola cooperativa di donne, non è solo un antiossidante e un tonificante: in Africa è spesso usato per condire i cibi, come il pesce affumicato, ed anche per fare dolci”.

Germaine lascia intendere che il suo cammino finora è stato irto di ostacoli, ma mi sembra di capire che la sua volontà, unita ad una certa autostima, ha avuto la meglio.

Alla fine, posso dire di aver calcato le zolle insieme all’imprenditrice inarrestabile, dopo aver fatto visita al frantoiano prescrittivo, e ciò mi ha convinto che per produrre e vendere la miglior qualità italiana non bastano le tecniche agronomiche, i terreni più fertili, i macchinari più costosi. Non servono a nulla se non c’è un ideale alla base, anche banale, non altisonante: la semplice idea di alimento salutare e “veritiero”, cioè non taroccato, che in etichetta promette e poi mantiene, che non è prodotto per il successo su scala mondiale o per il profitto fine a se stesso. Vale la pena allora di attraversare mezza Italia, per verificare che in Abruzzo un prodotto/alimento genuino ha dietro di sé idee, e persone, altrettanto genuine.

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