È tempo di Nozze d’argento tra il WineFestival e la città di Merano!

È tempo di Nozze d’argento tra il WineFestival e la città di Merano!
L’evento-guida dell’enologia nazionale con un programma sempre innovativo e fedeltà alla tradizione con qualità, eleganza ed esclusività!

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Di Antonio Cimmino.

1992-2016, 25 edizioni del Merano WineFestival vissuti tra qualità, eleganza ed esclusività in un susseguirsi di successi anno dopo anno. Una manifestazione che ha saputo rinnovarsi, maturando e diventando non solo uno degli eventi del panorama italiano cui non mancare, ma anche un riferimento per l’estero. Son sempre più numerose le aziende e il pubblico internazionale che la visitano, grazie anche alla strategica posizione geografica della cittadina sudtirolese.

Quest’ann,  dal 4 al 8 novembre le sale del Kurhaus, lo storico palazzo liberty situato nel centro cittadino, han visto la presenza di oltre 100 aziende vitivinicole partecipanti a bio&dynamica, circa 400 cantine italiane e 92 artigiani del gusto e birrifici nella Selezione Ufficiale 2016, quasi un centinaio di aziende vitivinicole internazionali e 13 tra Consorzi e aziende di servizi alla ristorazione partecipanti.

7.500 i biglietti venduti, di cui oltre 700 per Catwalk Champagne, la giornata conclusiva dedicata alle più famose bollicine del mondo (grande sorpresa di questa edizione), 300 tra giornalisti e media accreditati, 2750 pass per le aziende e circa 300 persone coinvolte nell’organizzazione, han fatto sì che le presenze fossero oltre 10.000 in 5 giorni, superando seppur di poco i valori del 2015, e rappresentando soprattutto un indotto di circa 8 milioni di Euro per l’intera cittadina.

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“Numeri notevoli, che tuttavia non hanno intaccato il flusso e la vivibilità delle sale nel fine settimana della Selezione Ufficiale – ha dichiarato Helmuth Köcher, ideatore, organizzatore e presidente del Festival – Molti visitatori, complice probabilmente il meteo, hanno preferito la domenica e il lunedì per visitare la manifestazione, ciò ha permesso che la presenza del pubblico fosse equilibrata e non concentrata al sabato. Sempre più appassionati e competenti i visitatori del Merano WineFestival, ma non solo: la percezione di tutte le aziende è stata una maggiore presenza di addetti del settore”.

Tutto vero, ma forse un altro piccolo sforzo all’organizzazione si può chiedere per rendere ancora più vivibile questo festival, basterebbe invitare cento cantine in meno, migliorerebbe lo spazio per i produttori e il pubblico riuscirebbe meglio a distribuirsi tra le diverse sale.

Bio&dynamica e Wine International

Come da tradizione, per l’undicesimo anno consecutivo, ad aprire il WineFestival venerdì 6 ci ha pensato bio&dynamica, la rassegna di un centinaio di aziende italiane che praticano viticoltura biologica, biodinamica e/o naturale, affiancate quest’anno da alcune cantine del panorama internazionale, che han fatto da apripista a Wine International, con 60 produttori selezionati per un ideale winetour partito dalle Americhe (USA, Uruguay, Cile e Argentina) approdato nella vecchia Europa (Spagna, Francia, Austria, Germania), spintosi oltre i Balcani (Slovenia Croazia, Serbia, Romania) fino ad arrivare in Libano e Georgia.

Il nostro viaggio inizia con un’azienda che da oltre quarant’anni si dedica esclusivamente alla produzione di spumante metodo classico, alla valorizzazione del vitigno autoctono Durella e del suo magico territorio di origine vulcanica, i Monti Lessini: Fongaro Spumanti con il Riserva Pas Dosè Lessini Durello 2008, quasi 82 mesi sui lieviti per questo elegantissimo e vulcanico spumante dallo stile un po’ francese.

La Maremma, quella più meridionale, con tutta la sua antica storia e la sua natura ispida e selvaggia la ritroviamo nei vini della Tenuta Monteti, un giusto mix tra l’uso di vitigni internazionali e le caratteristiche che questo meraviglioso territorio, a metà strada tra Capalbio e il Mar Tirreno, è in grado di offrire. Il risultato è il Caburnio 2012 Toscana Rosso IGT, 55% Cabernet Sauvignon, 20% Merlot, 15% Alicante-Bouschet, 5% Petit Verdot, 5% Cabernet Franc, vinificazione separata delle uve in acciaio, per 12 mesi il 50% della massa affina in acciaio mentre il restante in barriques e tonneaux di rovere francese. Un vino fragrante, fresco, dalla pronta beva ma al tempo stesso buona complessità e giusta struttura. L’altro è il cavallo di razza dell’azienda, il Monteti Toscana Rosso IGT 2012. 55% di Petit Verdot che gli dona personalità, 25% Cabernet Sauvignon che regala struttura e longevità e il restante 20% di Cabernet Franc che lo ingentilisce e lo veste di una fine eleganza.

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L’Astemia Pentita dopo aver fatto parlare di sé nelle terre del barolo per la sua non aderenza ai cosiddetti canoni “tradizionali”, dall’architettura della cantina, alla forma delle bottiglie, alla comunicazione del Vino dei Re, ecco che finalmente prova a far parlare direttamente il suo barolo, con due interpretazioni diametralmente opposte: da un lato lo storico cru Cannubi 2011, tra i più ambiti e dall’altro il Terlo 2011, forse la menzione meno utilizzata di tutte. Classico ed elegante il primo, seppur dal tannino ancora in fase di assestamento, molto più esuberante il secondo, in bocca un po’ troppo scalpitante ma caratterizzato da notevole freschezza.

Su una dolce collina a 101 metri s.l.m. dei Colli Euganei incontriamo il Moscato Giallo in purezza di Quota 101, Il Gelso Di Lapo Colli Euganei Fior D’Arancio Passito 2013, tre mesi ad appassire in cassetta, fermentazione in barriques e tonneaux, seppur da un residuo zuccherino importante si caratterizza per il buon equilibrio e la non stucchevolezza grazie ad una bella dose di freschezza.

La piacevole sorpresa di quest’edizione di bio&dynamica è il Vino Cotto Stravecchio “OCCHIO DI GALLO” di David Tiberi da Loro Piceno, provincia di Macerata, annate 2004 e 2005! Verdicchio, Trebbiano, Montepulciano e Sangiovese in parti uguali, raccolti a mano a inizio di ottobre e torchiato sempre a mano. Dopo una veloce bollitura del mosto, lo stesso va in legno per l’inizio di una lenta e lunga fermentazione spontanea. Trascorre minimo 10 anni in botti, sempre più piccole, ed in alcuni casi si utilizza una specie di metodo solera per assemblare sapientemente anche annate che han trascorso oltre 40 anni nelle botticelle. Il risultato è un vino di color ambra molto intenso, scuro, al naso complesso, spezie dolci, mallo di noce, caramello, frutta passita, al palato morbidezza e calore, e dalla lunghissima persistenza aromatica.

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Tra le cantine internazionali han stupito quelle libanesi, sia per la qualità sia per la curiosità creata intorno ai loro vini, anche perché è difficile se non impossibile trovare questi vini in Italia, come ci ha confermato Magda Beverari, che da più di 5 anni si occupa a Parigi di vini del Paese dei Cedri, diventandone praticamente la Wine Ambassador. L’idea di portare questi vini a Merano è proprio sua, di concerto con Michael Karam, giornalista libanese massimo esperto del settore ed ideatore del progetto The Wine Traveler.

A Merano sono stati presentati i vini delle cantine più rappresentative come Château Ksara, la più antica cantina libanese, Château Kefraya, IXSIR, Domaine des Tourelles, Domaine de Wardy, Château Saint Thomas. Quasi tutte producono vino in Beqaa Valley, a pochi chilometri dai confini con la Siria, in una situazione difficile da gestire, ma che riesce a dare prodotti enologici eccellenti, anche grazie al fatto che in questo Paese, a parte il mal d’esca, non conosce altre malattie ed i trattamenti quindi sono ridotti all’osso.

La produzione libanese è costituita per circa il 70% da vini rossi, ottenuti per la maggioranza da vitigni nobili francesi come Syarh, Cabernet Sauvignon e Franc, Cinsault, Grenache, Merlot, Carignan e Alicante. Fra le varietà a bacca bianca si trovano Chardonnay, Ugni Blanc, Sémillon e Sauvignon. Accanto a questi sono coltivati gli autoctoni Obeidy e Merwah che si possono trovare vinificati anche in purezza.

Il risultato sono dei vini mediterranei con un carattere di montagna, se si pensa che i vigneti si estendono ad altitudini tra i 900 e i 1600 metri s.l.m.

Tra questi uno su tutti, il Rouge 2012 di Château Kefraya, prodotto con le migliori uve da vecchi vigneti di Syrah, Cabernet Sauvignon e Mourvèdre che sono affinati in botti di rovere dai 18 a 24 mesi. Eleganza, potenza e tannino molto vellutato.

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Merano Wine Award e Beneficenza

Tra le Charity Wine MasterClasses, le 19 verticali benefiche guidate, ospitate nelle sale dell’Hotel Terme di Merano, la moderna struttura disegnata e progettata dall’architetto Matteo Thun. Grande attenzione per quella dedicata ai Merano Wine Awards Platinum, un momento al tempo stesso di celebrazione e di degustazione con le 23 aziende premiate con l’ambito bollino a rappresentare una valutazione superiore a 95 punti.

Presenti quasi tutte le regioni vitivinicole che contano, con vini di grande spessore, come il Rarität Pinot Bianco 2004 di Cantina di Terlano, Radici Taurasi Riserva 1998 di Mastroberardino, o l’Aglianico di Paestum di San Salvatore Omaggio al Maestro Gillo Dorfles 2013, la Barbera d’Asti 2014 Bricco dell’Uccellone di Braida. Dalla Toscana il Cabernet Franc di Duemani 2013 e il Paleo Rosso 2013 de Le Macchiole, dal Trentino la Madame del Trentodoc il Maso Martis Madame Martis 2006 e dal veneto l’Amarone che non t’aspetti, il Calcarole Amarone Della Valpolicella Classico 2011 di Guerrieri Rizzardi.

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Assente ingiustificata la Puglia, molti sarebbero i nomi meritevoli di questa valutazione tra quelli degustati, ma personalmente assegnerei a Cantine San Marzano il bollino Platinum, con Anniversario 62 Primitivo Di Manduria Riserva 2012 ma soprattutto con F Negroamaro 2012 in un’interpretazione di rara finezza ed eleganza, a dimostrazione del fatto che anche in questa terra le cantine sociali sono in grado di competere con i grandi nomi dell’enologia nazionale e possono produrre grandi eccellenze, qualità e tutela del territorio tramite la crescita “culturale” dei soci viticoltori tipiche delle società cooperative.

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Viticoltura eroica

Sezione molto interessante del Merano WineFstival è “Extremis”, lo spazio dedicato alla viticultura eroica, che raduna le aziende che si confrontano con circostanze peculiari e spesso difficili per produrre i loro vini, come zone di produzione geograficamente impervie, sconosciute e talvolta difficili o impossibili da raggiungere, vigne coltivate in minuscoli fazzoletti di terra strappati alla montagna, alle rocce, al mare, uva raccolta rigorosamente a mano.

Forse anche per questo li abbiamo trovati tutti insieme arroccati sul palco all’estremità del Kursaal, come a sfidar quella natura che concede solo produzioni limitate per questi vini rari ma così preziosi.

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Tra questi Gianfranco Fino, 20 ettari tutti allevati rigorosamente ad alberello per solo 20.000 bottiglie. Questi numeri dovrebbero subito far capire l’attenzione maniacale che Gianfranco e sua moglie Simona hanno in vigna e in cantina. Qualità estrema ma senza compromessi, per quel che sta diventando l’ambasciatore nel mondo del Primitivo di Manduria, l’ES 2014, freudianamente definito istinto, passione sfrenata, senza se e senza ma, al di là dello spazio e del tempo, quello stesso spazio e quel tempo che proprio Gianfranco e Simona dedicano a difesa di sua maestà l’alberello, portatore di una storia antica.

Accanto ad ES pochi anni fa è nato JO Negroamaro Salento IGT 2014, solo un ettaro a pochi metri dal Mar Jonio, a cui si ispira per il nome, ma anche da Jonico come l’antico nome del Negroamaro.

Puntozero è un nome nuovo nel mondo del vino, è dello scorso anno la nascita ufficiale dell’azienda, sebbene la famiglia De Besi si sia insediata sui Colli Berici, area viticola nei pressi di Vicenza, oltre trenta anni fa acquistando alcuni terreni con relative vigne piantate all’inizio degli anni ‘60.

Il loro sogno, ormai realtà, era quello di donare finezza ed eleganza a dei vini che, crescendo su rocce calcaree, con grande presenza di terreni ad argille rosse e basalti di origine vulcanica, si esprimono con grande carattere. I risultati migliori sono Virgola 2013, 100% Syrah e Punto 2012, un Merlot in purezza. Entrambi subiscono un leggero appassimento di circa 20 gg, il primo, 24 mesi in Barriques di rovere francese nuove, si caratterizza per l’eccezionale eleganza e finezza, ed ovviamente per i suoi sentori speziati ma non invasivi, mentre il secondo, che sosta in legno un anno in più, rappresenta un po’ la migliore espressione del territorio circostante l’azienda, che fa della complessità, concentrazione e potenza i suoi punti di forza.

Con Mongioia ci trasferiamo a Santo Stefano Belbo (CN), nome nuovo ma con vecchie tradizioni, sesta generazione quella di Riccardo Bianco e sua moglie Maria, oltre un secolo e mezzo di storia, terreni ripidi, vigne antiche di 90 anni e 170 anni a piede franco, e un’idea fissa: produrre diverse sfumature di Moscato Bianco in purezza dall’eccezionale longevità, eleganza e che soprattutto sfati i falsi miti sul vino più famoso d’Asti. Ai più non sarà sfuggito che Riccardo è il figlio di quel Marco che negli anni 90 abbatté le rese per ettaro e rivoluzionò il mondo del moscato, a cui è ovviamente ancora dedicato il vino di punta, il Canè Marco Bianco Moscato d’Asti 1999.

Dopo aver degustato alcuni dei loro vini come il Belb Moscato D’Asti 2015 DOCG, Crivella Moscato D’Asti DOCG nei millesimi 2011 e 2003 (tranquilli nessun errore di digitazione!) sarebbero tanti gli hashtag per descrivere sia l’azienda sia i vini, come #MoscatoNondAnnata #Freschezza #DiversamenteDolce #Persistenza #Sapidità #Complessità #Mineralità #Balsamico #ErbeAromatiche #Tuttopasto #Berefuoridalcoro ma soprattutto #VinodellemozioneMWF2016

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Food e Consorzi

La GourmetArena non è più una semplice area aggregata al festival ma grazie ad uno sguardo sempre più attento e appassionato verso l’alta gastronomia italiana finalmente è totalmente integrata nella manifestazione.

Veramente molto variegata l’offerta durante quest’edizione, dal miele all’olio, dai tartufi ai salumi, dal pane al pesce, ovviamente fino ad arrivare a cioccolato e dolciumi di vario genere, senza dimenticare birre, distillati, liquori e caffè.

Tra i prodotti più interessanti quelli presentati dal Salumificio Patrone di Venturina Terme (LI), nel cuore della Val di Cornia. La maggior parte dei loro salumi artigianali è senza conservanti e antiossidanti, tutti privi di glutine e lattosio. Per rimanere sul tema enologico ci siamo concentrati sulla Linea Vino, prodotta in collaborazione con la cantina Bulichella degustando il Salame al vino Rubino (Sangiovese, Cabernet, Merlot, Petit Verdot), la Lombata al vino rosato Afrodite (Syrah, Merlot, Sangiovese) e la Salsiccia stagionata al vino Tuscanio Bianco (Vermentino). Tutti e tre esprimono degnamente il territorio maremmano, rinunciando molto volentieri ad un pizzico di sapidità.

Visto l’avvicinarsi delle festività natalizie, segnaliamo le prelibatezze dolciarie di Fraccaro Spumadoro che ancora oggi, seppur trasformatosi in un’industria dolciaria vera e propria, prosegue la tradizione artigianale di Elena e Giovanni Fraccaro che nel 1932 fondarono un panificio fra le mura di Castelfranco Veneto (TV) che negli anni si ampliò con la produzione di dolci specialità.

In primis “Eccellente e Solidale” un panettone a sostegno della Fondazione Slow Food. Tra gli ingredienti utilizzati per la preparazione tre presidii Slow Food, i datteri dell’oasi di Siwa in Egitto, la vaniglia di Mananara in Madagascar e gli agrumi del Gargano trasformati in canditi dal laboratorio Essenza Garganica di Rocco Afferrante a Vico del Gargano (FG). Tra gli ingredienti caratteristici rientra il levito madre ottenuto dalla fermentazione naturale della farina nell’acqua.

Il Panettone Antico è invece il prodotto riservato agli amanti della tradizione. Dall’antica ricetta del Panettone Milanese, fu ideato proprio nel periodo di passaggio al nuovo millennio, un evento speciale inaugurato con una ricetta valorizzata da miele italiano, da uvetta australiana, e da canditi di agrumi da scorza fresca, che conferivano un delicato sapore e profumo all’impasto. Ciò che ha reso veramente speciale questo panettone sono le 36 ore di lievitazione per una lavorazione che dura in totale più di 72 ore.

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L’arena è stata anche il palcoscenico “istituzionale” per approfondire la conoscenza di alcuni territori del Bel Paese tramite le diverse sfaccettature dei loro vini presentati dai consorzi di tutela.

Quelli maggiormente presi d’assolato dagli appassionati e dagli addetti ai lavori sono stati l’Istituto Trento Doc, che promuove l’omonimo marchio collettivo volto a proteggere le cosiddette Bollicine di Montagna, ovvero lo spumante metodo classico made in Trentino. Wein.Kaltern, l’associazione istituita nel 1999 per promuovere la viticoltura e la cultura enologica a Caldaro (BZ), ha presentato i diciotto Kalterersee 2015 insigniti del sigillo Charta, il marchio di qualità che ha introdotto nuovi standard per la produzione e vinificazione della Schiava, grazie ad un disciplinare, La Charta del Kalterersee, sottoscritta nel 2010 da 19 produttori dell’area classica del Lago di Caldaro, proprio per ridare identità e qualità a questo vino.

Infine il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria, nato ufficialmente nel 1998 grazie all’impegno di un iniziale gruppo di dieci produttori di costituire un istituto giuridico in grado di tutelare il Primitivo di Manduria.

Per il consorzio era la prima volta al MWF:

“In questi giorni, faticosi ma ricchi di entusiasmo – spiega soddisfatto Roberto Erario, presidente del Consorzio – l’impegno non è stato solo quello di promuovere il Primitivo di Manduria ma tutto il territorio, sia di Manduria sia di tutta la nostra areale che comprende 18 comuni tra Taranto e Brindisi. Perché è nostra priorità portare avanti iniziative necessarie per dare impulso al settore dell’enoturismo e alla valorizzazione del territorio. Strategie determinanti per lo sviluppo dell’intera comunità. Il Consorzio sarà sempre al fianco di tutti i produttori per essere sempre più competitivi in Italia e sui mercati esteri attraverso strategie di marketing, di tutela e di promozione”.

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Non resta che darci appuntamento all’edizione 2017 che si terrà dal 10 al 14 novembre, ma se non si vuol aspettare un anno l’alternativa è partecipare ad uno dei prossimi eventi sempre organizzati da Helmuth, come Wine&Siena (21-22 gennaio 2017 ), Merano Wine Award Selection Milano (4-5-6 marzo 2017) o ai due appuntamenti di maggio a Monaco e Vienna.

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© Antonio Cimmino

Lorenzo Vinci
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