La prefettura di Iwate al Milano Sake Festival: un’offerta per tutti i gusti

La prefettura di Iwate al Milano Sake Festival:  un’offerta per tutti i gusti
Un'occasione per cementare i rapporti Italia - Giappone approfondendo la conoscenza di tanti diversi sake e avere un assaggio del Giappone: quello autentico.

di Guido Gabaldi

Il Milano Sake Festival, il più importante evento in Italia dedicato alla cultura giapponese del bere, è ormai alle spalle. Quest’anno si è svolto dall’ 8 al 10 ottobre, presso la Cascina Cuccagna (zona Porta Romana) di Milano: l’evento è stato organizzato dall’associazione culturale no-profit La Via del Sake con i patrocini e la collaborazione di: Associazione dei produttori giapponesi di sake e shochu (JSS), Prefettura di Iwate, Comune di Milano Assessorato al Commercio, Consolato Generale del Giappone a Milano, JETRO, Camera di Commercio di Milano, Associazione Italiana Ristoratori Giapponesi, Associazione Giappone in Italia, Associazione Italiana Sommelier, Bargionale .

“Abbiamo ospitato produttori, importatori e distributori giapponesi di sake, whisky giapponese e shochu per un totale di oltre 100 etichette” – mi racconta Marco Massarotto, presidente de ‘La Via del Sake’ – Siamo riusciti a coinvolgere i gourmet e gli appassionati di cucina giapponese, gli operatori della ristorazione (Chef, Sommelier, Barman) e della distribuzione, la stampa e i blogger di settore. Abbiamo dato ampio spazio a seminari e degustazioni, per soddisfare le curiosità di chiunque veda nel sake una porta aperta sulla cultura e sulle tradizioni giapponesi. Infine, si è proseguito con la valorizzazione del binomio Italia-Giappone, strada intrapresa da qualche anno, proponendo vari abbinamenti con le specialità italiane; in questo ci ha aiutato Nicola Cavallaro, lo chef del ristorante “Un posto a Milano” qui in Cascina Cuccagna. Il bilancio, quindi, è più che positivo.”

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Il “fuori Festival”, quest’anno, è durato dal 1° al 9 di Ottobre, con cene tematiche ed eventi in vari ristoranti della città. Di assoluto prestigio la cena da Wicky’s, in corso Italia 6, grazie allo chef Wicky Pryian, cingalese di origine e giapponese di adozione. La sua particolare filosofia dell’alimentazione ti porta a riscoprire i sapori orignali del pesce e delle spezie, che però si integrano a meraviglia senza fondersi. E neanche mancarsi di rispetto. Ispirati da composizioni così ben studiate e fantasiose, vogliamo berci sopra un Franciacorta, un Vermentino, un Greco di Tufo, uno Champagne?

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Masaaki Hiramo, ambasciatore per l’Europa di una casa produttrice giapponese, la Nanbu-Bijin (che tradotto vuol dire ‘bellezza del Sud”) mi fa presente:

“E perché non un sake? In occasione del Milano Sake Festival, abbiamo portato in Italia diverse tipologie della nostra bevanda nazionale, tutte da assaporare. Il sake Tokubetsu Junmai, che le hanno servito questa sera, ha un delicato aroma di banana e arancia, e accompagna perfettamente il salmone scottato, i carpacci e il sushi del Maestro Wicky. Nel finale, sentirà anche la dolcezza e il profumo del riso: una nota molto raffinata.”

Il sake della Nanbu-Bijin proviene dalla regione di Tōhoku, e più precisamente dalla prefettura di Iwate, famosa anche per i Templi e i giardini di Hiraizumi, dichiarati di recente patrimonio culturale dell’umanità dall’ UNESCO. Chiedo ad Abe Hiroshi, direttore del settore esportazioni della prefettura, cos’altro abbia da offrire ai turisti il territorio di Iwate.

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“Il nostro artigianato tradizionale ha per simboli le scodelline in legno laccato, in cui lei sta bevendo il sake. Come le ha detto anche Masaaki, il materiale ha la sua importanza, per degustare: il legno aiuta a mantenere la giusta temperatura, dato che il Tokubetsu Junmai ha bisogno di calore per sprigionare le sue delicate fragranze. Ma la mia regione è nota anche per il pesce, i frutti di mare e le alghe wakame; anzi ,si può dire che è una delle zone più vocate al mondo per la pesca.”

Buona notizia per i turisti italiani, un po’ fissati con la buona tavola. E già che ci siamo, perché secondo lei l’Italia è tanto di moda in Giappone, adesso?

“Forse perché siamo piuttosto elastici, dalle mie parti. Quando ci fanno provare qualcosa di raffinato, e di elevata qualità, non abbiamo problemi nel riconoscerlo ed apprezzarlo, qualunque sia l’origine. Tradizionalisti sì, ma non chiusi: pensi che, nonostante il numero ristretto di cristiani presente nel mio paese, non abbiamo problemi nel festeggiare con gli altri le tradizioni natalizie.”

La risposta di Abe Hiroshi è semplice ma illuminante, direi, in grado di definire bene il senso del Milano Sake festival: conosciamoci meglio, impariamo ad apprezzare l’insolito, abbattiamo le barriere culturali. Tutto questo può passare da una semplice bevanda, come il sake o il vino: ma viste le conseguenze, in termini di apertura mentale, forse l’aggettivo “semplice” non dice tutto. Si potrebbe parlare di poliedricità dell’offerta culturale: suona pomposo, ma rende meglio l’idea.

Guido Gabaldi

Lorenzo Vinci

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