Dall’opera al pop: il giovedì imperdibile del Pavarotti Restaurant Museum

Dall’opera al pop: il giovedì imperdibile del Pavarotti Restaurant Museum

3/5

Milano al centro della musica d'autore e della gastronomia emiliana d'eccellenza al ristorante-museo dedicato a Pavarotti.

di Guido Gabaldi

Musica e cibo stanno bene insieme, evidentemente. Ne sono convinti al Pavarotti Restaurant Museum, posto nel cuore di Milano, al quarto piano della Galleria Vittorio Emanuele II. È un locale polifunzionale di circa 600mq, suddiviso su sette sale e fortemente voluto dalla moglie del tenore, Nicoletta Mantovani, e da Alessandro Rosso, boss di TownHouse Hotels. Un ristorante/museo come questo mostra dappertutto i segni della presenza del grande interprete, unico sul palco ed esigente in cucina: perché Pavarotti, fra l’altro, era anche un vero portabandiera dell’arte culinaria e dei prodotti modenesi nel mondo. Ed è per questo che Nicoletta e Alessandro hanno chiamato a dirigerlo Luca Marchini, chef stellato dell’ “Erba del re” di Modena, ben conoscendo il rispetto e l’amore di Luca per le ricette tipiche della sua città adottiva e per gli straordinari ingredienti locali, come l’aceto balsamico e il Lambrusco.

Ma se il cantare è la più popolare di tutte le arti, il mangiare è la più necessaria: qui al Pavarotti Restaurant Museum l’una non fa a meno dell’altra (la musica in sottofondo non manca mai), specialmente di Giovedì sera, luogo privilegiato di una vera e propria stagione concertistica. Per il 2016 il programma d’autunno, da Settembre a Dicembre, ha in cartellone quindici dopocena a base di musica lirica, ma anche pop, blues e napoletana: si spazia su più fronti, in altre parole.

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“Come sarebbe piaciuto al Maestro” puntualizza Elisa Maffi, il soprano protagonista della serata del 3 Novembre, insieme alla pianista Claudia Mariano e ad Ada Reina, cantante di musica elettro pop. “La contaminazione era un elemento essenziale della sua visione artistica,” continua Elisa, “con cui mi trovo perfettamente in sintonia. Stasera, infatti, canterò ‘O mio babbino caro’, un superclassico tratto dal “Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini, ma avrò anche il piacere di duettare con Ada Reina per affrontare le punte più alte della creatività contemporanea. E va benissimo così: la musica di qualità deve avvicinarsi ai suoi fruitori, bisogna esportarla fuori dai teatri, ed è anche per questo che iniziative come quella del Pavarotti Restaurant Museum vanno accolte con entusiasmo. Basta stare attenti a non mescolare momenti eterogenei, per non creare uno scenario che risulterebbe confuso. Il piano-bar, tanto per intenderci, è tutt’altro: tanto è vero che in queste serate si preferisce cenare prima e ascoltare dopo, in modo che le diverse forme di arte, gastronomica e musicale, abbiano tempi e protagonisti esclusivi.”

E cosa ne pensa Ada Reina della contaminazione? Sarà un’idea vincente anche qui in Galleria, a cento metri dal Teatro alla Scala?

“Il pubblico ha sempre ragione,” mi risponde Ada con un sorriso giovanile e affascinante. “E credo sia perfettamente in grado di capire il messaggio di cui parlava anche Elisa, e soprattutto Pavarotti: facciamo innamorare quanta più gente è possibile, non mettiamo troppi paletti. È fantastica l’idea di collocare pop e lirica l’una accanto all’altra, e vedrà che lo ‘Speechless’ di Lady Gaga, che canterò tra poco, saprà emozionare chiunque abbia un minimo di sensibilità per il bello. Io interpreto musica elettro pop, inoltre, e mi rendo conto che è perfettamente in grado di accompagnare un aperitivo elegante: ma l’esperimento di stasera, ossia fare da sfondo ad una cena ideata da uno chef stellato, mi sembra altrettanto intrigante, per tutti coloro che credano nell’arte.”

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La cena stellata, atto primo dell’opera in cartellone oggi, è sotto la responsabilità di Federico Calvani, braccio destro e sous-chef di Luca Marchini. Federico ha venticinque anni, lavora qui da otto mesi e ha il compito i tradurre in pratica il rigore e la raffinatezza di uno stile culinario già famoso.

“Come avrebbe voluto il Maestro”, ribadisce il nostro sous-chef, “i piatti richiamano in modo esplicito la tradizione modenese. Lui che amava la semplicità, avrebbe apprezzato moltissimo il nostro risotto ‘da Modena a Milano’: si aggiunge al riso una crema ottenuta lasciando il Parmigiano-Reggiano in infusione nel latte per ventiquattr’ore, per poi impreziosirlo nel piatto con una decorazione di polvere di zafferano, a forma di Duomo. Sempre all’insegna dei bei tempi che furono, presto reintrodurremo il bollito nel menu, e non mancheranno la lingua, la coda e il cappone. Il tentativo non è quello di legarsi al passato, piuttosto di riscoprire quel che non passa mai di moda.”

Proprio come la musica angelica donataci questa sera da Elisa Maffi, Claudia Mariani e Ada Reina, che non ha bisogno di adeguarsi ai gusti del momento, ma rimane come testimonianza di una bellezza che non tramonta. E di un’arte di vivere che si esprime magnificamente anche in cucina.

Guido Gabaldi

Lorenzo Vinci

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