Ristorante “Mes Amis”: la tradizione, con eleganza

Ristorante “Mes Amis”: la tradizione, con eleganza

3/5

Riscoprire a Milano la cucina italiana nella sua semplicità, a partire dalle migliori materie prime.

Guido Gabaldi

Quanti tipi di ristoranti e trattorie ci sono a Milano? Il numero e la varietà dei locali potrebbero anche dare il capogiro, se uno si mettesse a catalogarli: abbiamo l’etnico di tendenza, il giapponese, il cinese economico e poi anche quello “ricco”, il regionale ad oltranza che si basa solo su ingredienti indigeni, il fusion, il ruspante, il “fintoruspante”, il carnivoro oltranzista, il vegetariano, il vegano … e basta così, abbiamo reso l’idea. E se un amico vi dicesse un giorno, a bruciapelo: “stasera andiamo al ristorante, dai, facciamo un gruppetto. Ma per favore, niente esperimenti”, lo fareste? O siete di quelli che se non possono dire a sé stessi “facciamolo strano” non sono contenti?

Un pranzo o una cena come da tradizione, per riscoprire un’atmosfera serena e conviviale, si può organizzare da “Mes Amis” a Milano in via Giovanni da Procida, a cinquanta metri dalla metropolitana lilla, fermata Domodossola.

Nome francese ma usanze italiane, senza compromessi: questa la semplice formula del locale diretto da Anna Bozzano. Che mi racconta cosa hanno imparato ad apprezzare i suoi clienti, a due anni e mezzo dall’apertura.

“Chi viene qui sa cosa aspettarsi,” mi spiega Anna. “L’ insegna “Mes Amis” non è stata scelta a caso, poiché vogliamo far sentire i clienti a casa propria senza eccedere nell’informale: come invitare qualcuno ad una cena elegante, che però non perda il sapore del ritrovo familiare. Quando abbiamo aperto, io e i miei amici, ci siamo detti che dovevamo dare il giusto valore alle materie prime, lasciando da parte il già pronto, quello che qualche collega ama comprare al supermercato. Niente da fare, qui il sugo lo si fa alla maniera della nonna: ed inoltre cerco di evitare, nei piatti, le scenografie da museo d’arte moderna.”

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Il che non vuol dire infischiarsene: non era paragonabile ad un’opera di Giò Pomodoro, la catalana di gamberi e calamari che mi hanno portato come antipasto, ma faceva egregiamente la sua figura. Il gusto, lo ammetto, era anche meglio della presentazione: delicato e quasi croccante, ha aperto la serata come meglio non si poteva.

E allora Anna, nessuna concessione al postmoderno, a quella spiccata creatività che Milano sa accogliere a braccia aperte?

“Meglio di no. Posso solo dire che ci concediamo qualche volo di fantasia, di tanto in tanto, e poi cerchiamo di capire come reagiscono i clienti. Ci è andata molto bene con il tonno scottato con bufala, servito su letto di melanzane fritte, che è stato subito un successo. Ma, in linea generale, meglio che lo chef conosca e ami la cucina della tradizione, tant’è vero che quelli che vogliono lavorare qui fanno la prova della maionese, fatta a mano: così non gli verrà la tentazione di usare quella già pronta! Il nostro Antonio Linguini, giovane chef abruzzese, è stato allievo di Sergio Mei, e questo di per sé rappresenta una garanzia.”

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Parliamo infine dei vini: se l’italianità per lei è irrinunciabile, avranno un posto d’onore qui al “Mes Amis”.

“Vogliamo rimanere amichevoli e semplici anche quando si parla di rapporto qualità/ prezzo, altrimenti sembra di approfittare della buona fede della gente – in grado di controllare i prezzi al pubblico su una comunissima app. E se grazie alle app scopre qualche sparata ingiustificabile il cliente poi s’incavola, con qualche ragione.”

Il prosecco di stasera, un extra-dry “Miòl” di Bortolomiol, si è fatto apprezzare per la delicatezza delle note olfattive e per la carbonica fitta e sottile, e veniva a costare diciotto euro. Ma sono sicuro di averlo visto a trenta euro, da qualche altra parte: e qui Anna Bozzano ha ragioni da vendere, simili errori andrebbero evitati.

La serata si chiude proprio all’italiana, col dolce finale: prima un assaggio di crème brȗlée (rivedibile, i sapori erano un po’ spenti) e poi il tortino di cioccolato alla goccia (ottimo, e giustamente cremoso). Non mancava proprio nulla quindi, per poterla definire una tranquilla uscita alla milanese, tra amici, che per una volta non vogliono cavalcare l’avventura del piatto etnico né cedere all’all-you-can-eat. Non è mancata neppure l’atmosfera serena e conviviale, che non bisognerebbe mai dare per scontata. Non ci sarà bisogno di ordinarla, garantisco: è sempre compresa nel servizio.

Guido Gabaldi


Lorenzo Vinci

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