Rossese di Dolceacqua: un’origine antica per un vino DOC

Rossese di Dolceacqua: un’origine antica per un vino DOC
Il rosso più famoso della Liguria e una grande eccellenza italiana.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]di Alessio Turazza, giornalista e sommelier

Rossese Doc: storia, zona di produzione e territorio

Il Rossese di Dolceacqua è il vino rosso più famoso della Liguria. Si tratta di una piccola eccellenza locale, prodotta in alcuni comuni della riviera di Ponente situati nella val Nervia e nella valle Crosia, a un’altitudine tra i 300 e i 600 metri sul livello del mare. Un territorio pedemontano con belle esposizioni ma difficile da coltivare. La storia della vite in Liguria ha origini antichissime, che risalgono al periodo dell’espansione commerciale ellenica lungo le coste del mar Mediterraneo o addirittura a contatti con le popolazioni d’origine etrusca. Una lunga tradizione che non si è mai interrotta e che è arrivata fino ai giorni nostri, conservando vini di grande tipicità territoriale, prodotti soprattutto con vitigni autoctoni, conservati gelosamente dai piccoli produttori. Oggi il Rossese di Dolceacqua rappresenta una delle punte di diamante dell’enologia ligure, che a tavola contribuisce a valorizzare i piatti della cucina del territorio.

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Il vitigno e le caratteristiche del Rossese

Il rossese di Dolceacqua è un vitigno a bacca rossa coltivato da secoli in provincia d’Imperia. Le analisi sul suo DNA hanno rivelato che si tratta di un biotipo di un’antica varietà diffusa in Provenza il tibouren, che è stata poi piantata anche in territorio ligure. Le vigne sono spesso allevate secondo l’antico sistema greco ad alberello, particolarmente adatto ai climi assolati e siccitosi, su pendii ripidi e difficili da coltivare. In queste condizioni, le piante producono pochi grappoli, con rese per ettaro veramente molto basse, ma con uve di altissima qualità e concentrazione aromatica. Proprio per queste caratteristiche particolari del territorio e per la scarsa remunerazione economica di un lavoro in vigna molto faticoso, in passato molti impianti sono stati abbandonati e oggi la zona di produzione è limitata alle valli dei torrenti Nervia e Crosia, fino a un’altitudine di 500/600 metri sul livello del mare. Il vino ha un colore rubino brillante. Al naso esprime un bouquet delicato con profumi floreali di violetta, rosa secca, piccoli frutti di bosco. Al palato ha un buon corpo, è armonioso, morbido, con trama tannica fine e note piacevolmente aromatiche. Chiude con un finale leggermente amarognolo. Può essere gustato anche da giovane e possiede un potenziale d’invecchiamento di una decina d’anni.

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La Denominazione ed il Consorzio del Rossese

Il Rossese di Dolceacqua è stato riconosciuto con la Denominazione d’Origine Controllata nel 1972. La zona di produzione si trova nella riviera di Ponente, nel territorio dei comuni di Apricale, Baiardo, Camporosso, Castel Vittorio, Dolceacqua, Isolabona, Perinaldo, Pigna, Rocchetta Nervina, San Biagio della Cima e Soldano, nella frazione Vallecrosia Alta del comune di Vallecrosia e di Mortola Superiore, S.Bartolomeo Carletti, Ville, Calandri, S.Lorenzo, S. Bernardo, Sant’Antonio, Sealza, Villatella, Calvos S.Pancrazio, Torri, Verrandi e Calandria di Trucco del comune di Ventimiglia e in parte del territorio di Vallebona in provincia d’Imperia. Le norme del disciplinare di produzione definiscono la base ampelografica del Rossese di Dolceacqua in un minimo di 95% di rossese con un’eventuale aggiunta massima del 5% di altre uve a bacca rossa autorizzate nella regione Liguria. Il titolo alcolometrico minimo deve essere di 11,50% e 12,00% per la tipologia Superiore.
Il Rossese di Dolceacqua Superiore non può essere immesso al consumo prima del 1° novembre dell’anno successivo alla vendemmia.

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Temperatura di servizio e abbinamenti del Rossese

Il vino Rossese di Dolceacqua DOC va servito a una temperatura di 16/18 °C. A tavola si accompagna con carni bianche arrosto o con carni rosse alla griglia e arrosto. Perfetto con il coniglio in casseruola.

Lorenzo Vinci
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