Sicilia en Primuer 2016

Sicilia en Primuer 2016

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Alla scoperta dei mille volti dei vini siciliani.

Di Alessio Turazza

Dal 19 al 23 aprile si è tenuta l’edizione 2016 di Sicilia en Primeur, anteprima internazionale dei vini siciliani dell’annata 2015. Un successo segnato da un vero record di presenze: 52 aziende partecipanti, 800 vini in degustazione, più di 100 giornalisti, italiani e esteri, presenti alle giornate di degustazione al Verdura Resort di Sciacca.

L’evento è stato organizzato da Assovini Sicilia, associazione costituita da 79 aziende, che rappresentano l’87% del valore del vino siciliano imbottigliato. Assovini si pone l’obiettivo di far conoscere il patrimonio vitivinicolo della Sicilia, attraverso la voce delle imprese che la rendono grande. Oggi la Sicilia è il più grande vigneto d’Italia con oltre 100 mila ettari, che generano un fatturato complessivo di circa 300 milioni di euro, il 60% realizzato sui mercati esteri. Molto interessanti i dati della coltivazione dei vitigni autoctoni, che sono in costante crescita e coprono il 68% del totale. Una tendenza, che riafferma la tipicità del vino siciliano e il forte legame con il territorio, la tradizione, la cultura e una storia enologica millenaria.

Altro primato in linea con le tendenze di consumo, è la più alta percentuale in Italia di vigneti coltivati in regime di agricoltura biologica. In Sicilia sono presenti una Docg e 23 Doc, un mondo che ha registrato un più 20% rispetto al 2014. Assieme al forte incremento della Doc Sicilia, sono cresciute anche le Doc territoriali e le Igt, a conferma di un sistema, che complessivamente ha rafforzato la sua posizione sui mercati nel segno dell’eccellenza.

L’annata 2015 ha avuto un andamento climatico piuttosto regolare, sicuramente adatto a produrre vini di qualità. Gli assaggi durante le due giornate al Verdura Resort hanno confermato la bontà del millesimo e il livello crescente dei vini siciliani, sempre più indirizzati verso la ricerca di finezza, eleganza e tipicità territoriale.

Proprio per far conoscere meglio i vari terroir, Sicilia en Primeur ha organizzato per la stampa 8 enotour. Tre giornate alla scoperta dei molti volti della regione, che offre un panorama enologico estremamente variegato. Quest’anno la mia scelta è caduta sull’itinerario dedicato alla viticoltura delle contrade più interne e solitamente meno battute. Un po’ in controtendenza con il luogo comune, che tende ad associare la Sicilia e di conseguenza i suoi vini, al mare. In realtà l’interno della Sicilia è molto interessante, il clima continentale e ventilato, con inverni freddi, forti differenze di temperature tra le stagioni, costituiscono condizioni perfette per la viticoltura. I vigneti sono coltivati in zone collinari e montuose, comprese tra i 300 e i 1000 metri d’altitudine, con notevoli escursioni termiche nell’arco della stessa giornata, soprattutto nel periodo estivo, che favoriscono lo sviluppo di uve dai profumi e aromi intensi. Una Sicilia insolita, particolare, a volte inattesa e sorprendente.

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La prima Cantina del tour è Tasca d’Almerita. Arrivare alla Tenuta Regaleari è un po’ come fare un viaggio nel tempo. Lasciata l’autostrada si percorrono strade che via via salgono sempre più strette e tortuose, fino ad arrivare all’antico Baglio, che evoca suggestive atmosfere “gattopardesche”. Le vigne coprono le migliori esposizioni collinari su terreni di medio impasto, profondi, con buona percentuale d’argilla e sabbia. I vini rispecchiano la tipicità del territorio, privilegiando i vitigni autoctoni e gli internazionali che storicamente si sono meglio adattati alla zona. La tenuta produce numerose etichette, tutte di buon livello qualitativo, ma la preferenza cade su due vini simbolo di Regaleari.

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Tra i rossi, sicuramente il vino che meglio rappresenta il terroir è il Contea di Sclafani Doc Rosso del Conte, un vino nato nel 1970 per volontà del Conte Giuseppe Tasca d’Almerita. Le uve provengono dalla splendida vigna di San Lucio, coltivata ad alberello e spalliera, su terreni di grande pregio, a un’altitudine di 650 metri, con esposizione sud ovest. Il vigneto è composto prevalentemente da vecchie viti, per un 63% di nero d’Avola e per il restante 37% di altre uve rosse con prevalenza di perricone. Dopo un invecchiamento in tonneaux e barriques di rovere francese per 18 mesi, il vino completa l’affinamento con 12 mesi in bottiglia. E’ un vino armonioso, che colpisce per la complessità e profondità del bouquet, capace d’esprimere un perfetto equilibrio tra aromi fruttati, note terziarie, tannini maturi e grande persistenza.
Tra i bianchi una menzione speciale va al Contea di Sclafani Doc Nozze d’Oro. Un vino che nasce nel 1984 per celebrare i 50 anni di matrimonio del Conte Giuseppe Tasca d’Almerita con la moglie Franca. E’ prodotto con inzolia (70%) e sauvignon Tasca (39%), un particolare clone del celebre vitigno francese, presente nella tenuta fin dall’inizio del 1900. Un vino di grande eleganza e finezza, leggermente aromatico e caratterizzato da una piacevolissima freschezza.

Nel cuore di una Sicilia sempre più montuosa e aspra, saliamo a Valledolmo, verso le pendici delle Madonie, a scoprire dove nascono gli straordinari vini di Castellucci Miano, vere eccellenze di livello assoluto. La cantina ha scommesso sulle potenzialità di due vitigni autoctoni del territorio: il catarratto e il perricone, coltivati a un’altitudine compresa tra i 650 e i 1000 metri sul livello del mare. Le vigne sono tutte piccole parcelle dislocate nelle migliori esposizioni, con viti prevalentemente ad alberello di circa 40-50 anni d’età. Nei vigneti convivono piante d’ulivo, alberi da frutto, fichi d’india, che creano un paesaggio insolito e particolare, d’altri tempi. La frammentazione degli appezzamenti, richiede un lavoro artigianale nella conduzione della campagna, veramente difficile e faticoso. Gli sforzi dell’azienda sono però ripagati da vini di una straordinaria forza espressiva. In particolare, il catarratto, del biotipo comune, tipico di Valledolmo, in queste particolari condizioni pedoclimatiche e grazie a un’attenzione quasi maniacale sui tempi di vendemmia, si esprime con rara finezza e intensità.

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Strepitoso il Sicilia Doc Shiarà, che nasce a una selezione delle migliori uve di catarratto della tenuta, coltivate oltre i 900 metri. Un vino elegante, profondo, con una bella vena minerale e vibrante freschezza. Ottimo anche il suo potenziale d’evoluzione e invecchiamento. Le annate 2009 e 2008, presentano bouquet complessi e maturi, con raffinate note terziarie e sottili sentori d’idrocarburo. Tra i rossi, degno di nota il Sicilia Perricone Doc Maravita, ampio, armonioso, complesso, di grande fascino e persistenza.

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Una conferma i vini della Cantina CVA Canicattì, che da anni ha intrapreso il cammino della qualità e valorizzazione dei vitigni autoctoni dell’agrigentino. Simbolo di questo intenso rapporto con il territorio è Sicilia Igt Diodoros un vino prodotto con uve coltivate in una meravigliosa vigna situata sotto il tempio di Giunone, frutto di un progetto condiviso con l’ente Parco della Valle dei Templi, che ha l’obiettivo di valorizzare i vigneti storici delle Valle. Si tratta di una prestigiosa riserva, prodotta in un limitato numero di bottiglie, che coniuga felicemente vino, storia e archeologia. E’ un blend di nero d’Avola, nerello mascalese e nerello cappuccio, un vino elegante, avvolgente, complesso e di grande longevità. Assaporarlo nell’area degustazione della Cantina CVA, all’interno della Valle dei Templi, è un’esperienza intensa e un ricordo indimenticabile.

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Belle le due versioni di Nero d’Avola in purezza: il Terre di Sicilia Nero d’Avola Igt Centuno, che si esprime con armonia e freschezza e il Sicilia Igt Aynat, che unisce a intensità e profondità aromatica, tannini setosi e bouquet raffinato. Una bella scoperta il Sicilia Grillo Doc Fileno, un grillo un purezza profumato, ricco, minerale, caratterizzato da una piacevole freschezza. Interessanti i vini monovarietali della linea Aquilae, che confermano l’impegno della cantina nella valorizzazione dei vitigni del territorio.

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Restiamo ancora nell’agrigentino, ma ci avviciniamo al mare di Licata per visitare il Baglio del Cristo di Campobello. Trenta ettari di vigne coltivate a 230 e i 270 metri di altitudine, a pochi chilometri dalla costa. I terreni sono caratterizzati da una forte componente calcarea, con affioramenti gessosi e grande ricchezza di minerali. Le bellissime esposizioni e il clima mitigato dalla brezza del mare, con forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, contribuiscono a creare un habitat ideale per la viticoltura. E’ un terroir straordinario, che dona vini di qualità, dai profumi intensi ed eleganti. Grazie al lavoro attentissimo e meticoloso di Carmelo Bonetta e del suo staff, sia nella conduzione delle vigne, che in cantina, il Baglio del Cristo di Campobello si è affermato come una delle più belle e interessanti realtà dell’attuale panorama siciliano. Risultati che nascono da una passione inesauribile e dal desiderio di portare nel bicchiere gli aromi e il carattere di un territorio veramente unico.

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Molto interessante il Sicilia Doc Adènzia, un blen di grillo e inzolia, con intensi aromi agrumati, note tropicali, freschezza esuberante, nitida mineralità e finale sapido. Splendido il Sicilia Grillo Doc Lalùci. Naso di rara intensità aromatica, floreale e agrumato. Bouquet ricco e avvolgente, dalla vivace freschezza e sapida mineralità. Tra i rossi, spicca il Sicilia Nero d’Avola Igt Lu Patri, con note fruttate, di macchia mediterranea e sentori balsamici. Al palato è armonioso, avvolgente, con tannini morbidi e setosi. Particolare il Sicilia IGT Lusirà, bella espressione territoriale del famoso vitigno del Rodano. Uno syrah di grande carattere e personalità, che esprime in modo limpido e solare tutte le peculiarità del terroir.

[Photo Credit: Tasca d’Almerita-CastellucciMiano-CVACanicattì-Baglio del Cristo di Campobello]

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