Soave Preview 2016

Soave Preview 2016

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L’annata 2015 e i Volcanic Wines.

Di Alessio Turazza, giornalista e sommelier

Nello splendido scenario delle colline vitate di Soave, si è tenuta la terza edizione di Soave Preview. Oltre 150 giornalisti e buyer, italiani ed esteri, hanno partecipato al consueto appuntamento organizzato dal Consorzio del Soave. Due giornate dedicate alla scoperta dei vini della nuova annata e di un territorio unico e affascinante. Vino e paesaggio. Un connubio suggestivo, che sottolinea il forte legame tra il Soave e la sua terra, non solo in termini di storia e tradizioni, ma anche per quanto riguarda l’origine geologica dei suoli. Le colline di Soave, infatti, sono caratterizzate da terreni di natura vulcanica, derivanti dalla disgregazione di rocce basaltiche, generate da intense e violente eruzioni sottomarine, che risalgono a circa 50 milioni d’anni fa. Soave Preview è stata l’occasione, non solo per fare il punto sull’ultima vendemmia ma anche per confrontarsi con la straordinaria longevità di una dei bianchi più ricchi di storia e tradizione del panorama italiano. Un vino che è anche diventato simbolo e ambasciatore di tutti i Volcanic Wines. I vini prodotti in territori d’origine vulcanica in varie parti del mondo, che condividono una natura e un profilo unici e particolari.

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2015, una grande annata?

L’annata 2015 è stata in generale descritta in termini entusiastici, forse perché si veniva da un 2014 piovoso, freddo e sicuramente difficile da gestire. Tuttavia le annate calde come la 2015, non sono senza insidie. Certo, l’uva matura bene è sana e le rese sono alte, ma non è detto che da tutto ciò discenda in modo automatico un grande vino. Soprattutto i bianchi, che hanno nella finezza del profilo aromatico e nella freschezza le caratteristiche distintive in termini qualitativi, possono soffrire nelle annate troppo calde. Le curve di maturazione portano spesso l’uva a un grado zuccherino elevato, con il rischio di avere un’acidità piuttosto bassa. Due caratteristiche che non sono certo le più adatte per produrre vini freschi ed eleganti. Soave Preview in parte ha confermato questi timori. La degustazione degli oltre 60 vini delle principali Aziende della Denominazione ha rivelato un livello medio buono, ma non straordinario, con poche punte di vera eccellenza. L’annata calda ha contribuito a dare una nota alcolica a volte un po’ sopra le righe e bouquet maturi. Vini già fin troppo pronti e in alcuni casi, prematuramente evoluti, per essere così giovani. Molto probabilmente non sarà un’annata che ci regalerà Soave da lungo invecchiamento, ma piuttosto vini da bere abbastanza giovani. L’esatto contrario dell’annata 2014, che assaggiata oggi, dimostra una finezza, un’eleganza e una freschezza, che ne fanno supporre una lunga vita con interessanti evoluzioni terziarie. In alcuni casi, gli assaggi hanno anche evidenziato una tendenza verso una deriva poco territoriale e “varietale”, che certo non giova a rafforzare l’identità della Denominazione. Troppo spesso al naso si percepivano note di famosi vitigni internazionali, che poco hanno a che fare con il concetto di valorizzazione del terroir e dei vitigni autoctoni. Sarebbe opportuno rivedere il disciplinare e permettere solo l’uso di garganega con un minimo dell’80% ed eventualmente trebbiano di Soave per il restante 20%, eliminando così tentazioni di blend, che possono anche dar vita a ottimi vini, ma che poco hanno a che fare con il profilo aromatico tipico del Soave. Durante la degustazione alla cieca delle nuove annate 2015, i vini che hanno più convito per equilibrio, armonia, eleganza, freschezza, tipicità territoriale e varietale sono stati i seguenti:

  • Soave Doc – I Stefanini
  • Soave Doc – Tamellini
  • Soave Doc “Otto” – Graziano Prà
  • Soave Doc Classico – Balestri Valda
  • Soave Doc Classico “Ca’ Visco” – Coffele
  • Soave Doc Classico – Gini
  • Soave Doc Classico “Meridies” – Nardello
  • Soave Doc Classico – Pieropan

 

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Retrospettiva Soave: un grande bianco da invecchiamento

Soave Preview è stata anche l’occasione per confermare le grandi potenzialità del Soave come vino da invecchiamento. Purtroppo in Italia domina ancora una visione mainstream, che considera i bianchi solo come vini da bere giovani, addirittura entro l’annata. Un modo di avvicinarsi al vino che non tiene conto delle caratteristiche di ogni singolo vitigno e di ogni particolare terroir. Una visione miope, che rischia di penalizzare proprio i vini che possiedono le migliori caratteristiche per poter, non solo durare nel tempo, ma evolvere verso aromi terziari di grande complessità e fascino. Il Soave fa parte proprio di questa élite di vini bianchi, che esprimono le loro migliori caratteristiche dopo alcuni anni d’affinamento in bottiglia, sviluppando aromi di frutta candita, note minerali, sentori d’idrocarburo, di grande profondità e persistenza aromatica. Un patrimonio gustativo di straordinario valore, che rischia di perdersi, se si considera solo il Soave come un vino da bere entro l’anno. La retrospettiva, che partendo dal 2012 è tornata indietro fino al 2000, ha potuto far apprezzare il fascino delle vecchie annate. Dodici assaggi, per un viaggio nel tempo, che ha regalato grandi emozioni. Tra le etichette più interessanti a livello gustativo segnaliamo: il “Soave Doc “Danieli” 2010 di Fattori, un vino elegante, ancora fresco, con una nitida vena minerale e lievi sentori d’idrocarburo. Il “Soave Classico Doc 2006 di Suavia”, figlio di una delle migliori annate degli ultimi vent’anni, colpisce per l’intatta freschezza minerale, complessità aromatica ed equilibrio. Un vero fuoriclasse il Soave Classico Doc “Contrada Salvarenza” 2005 di Gini, un Soave che affascina per l’avvolgente profondità del bouquet, le belle note minerali, i sentori d’idrocarburo, la persistenza e la lunghezza. Sulla stessa linea espressiva anche il Soave Classico Doc “Ca’ Visco” 2000 di Coffele, che associa al bouquet evoluto verso aromi terziari una bella freschezza, equilibrio e armonia.

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Volcanic Wines. Terroir Vulcanici nel calice

Alla fine della manifestazione, non poteva mancare una panoramica sui vini dei territori del mondo che condividono con Soave la natura vulcanica dei suoli. A condurre la degustazione John Szabo, che con William Zacharkiw, ha recentemente scritto un libro dedicato proprio ai vini vulcanici: “Volcanic wines: salt, grit & power”. Un’opera che ha come filo conduttore la natura dei suoli vulcanici e racconta le varie regioni del mondo contraddistinte da questa particolarità geologica, mettendone in luce le caratteristiche comuni dei vini. Il suolo vulcanico diventa così un valore aggiunto, capace di dare ai vini una personalità e un carattere del tutto speciale. In Italia, l’associazione Volcanic Wines, nata nel 2012, raccoglie al suo interno le denominazioni italiane che producono vini su suoli vulcanici. I suoli d’origine vulcanica sono solo 1% della superficie terrestre ma rappresentano territori molto pregiati per la coltivazione della vite. In Italia, ad esempio, possiamo ricordare oltre alla zona di Soave, quelle di Frascati, di Pitigliano, del Vesuvio, dei Campi Flegrei, del Vulture, dell’Etna, di Pantelleria e nel resto del mondo l’isola di Santorini (Grecia), le Isole Azzorre (Portogallo), le regione della Rias Baixas (Spagna), le Alture del Golan (Israele), Casablanca Valley (Cile).

La degustazione di 11 vini ha permesso di fare un veloce giro del mondo dei principali territori caratterizzati da suoli Vulcanici. Tra gli assaggi più interessanti ricordiamo: “Juhfark 2015 di Somlòl Vàndor Winery”, un vino ungherese prodotto nella zona collinare a nord del lago Balaton, che al naso si apre con aromi di piccola pasticceria uniti a sentori minerali quasi sulfurei. Al palato il bouquet è profondo, ampio complesso, con buona freschezza e persistenza finale. “L’Urziger Wurtzgarten Riesling Kabinett 2014 di Alfred Merkelbach”, che proviene dall’unica zona della Mosella con suoli d’origine vulcanica e restituisce nel bicchiere una vibrante freschezza pietrosa, con eleganti sentori agrumati e delicate note erbacee. Il gusto è fresco, lungo e persistente. Un Riesling ancora acerbo e giovanissimo, che ha bisogno di anni per esprimere tutto il suo potenziale aromatico. Piacevolissimo l’assirtiko “Kavalieros 2014 del Domaine Sigalas”. Sui suoli vulcanici della splendida isola di Santorini, nel cuore del mar Egeo, nasce un vino di grande finezza ed eleganza, con note agrumate, quasi citrine, limpida vena minerale, gusto armonioso, fresco e persistente. Infine il “Pinot Gris alsaziano Rangen de Thann Clos Saint Teobald 2010 Schoffit”. Un vino assolutamente straordinario, dal profilo aromatico complesso ed elegante con aromi di frutta gialla, note floreali e sentori minerali. In bocca è perfettamente coerente con una tavolozza d’aromi complessi, morbidi e avvolgenti, sostenuti da una grande freschezza che dona perfetto equilibrio e armonia al sorso.

[Photo Credit: Cesare Gerolimetto-Charley Fazio- Alessio Turazza]

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