Summa 16: all’invito di Alois Lageder non si può dir di no

Summa 16: all’invito di Alois Lageder non si può dir di no

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Appuntamento irrinunciabile nella settimana del vino italiano, una domenica lontano dal caos che ci riavvicina ad una viticultura sostenibile e più vera

Di Antonio Cimmino.

Dal 9 all’11 aprile 2016 si è svolta SUMMA 16, 18esima edizione dell’appuntamento enoico organizzato da Alois Lageder. A Magrè, sulla Strada del Vino (BZ), lontano dalle grandi città, in un ambiente unico ed emozionante, a casa di Alois, nel suggestivo palazzo rinascimentale del XVII secolo di Casòn Hirschprunn e nelle cantine della storica Tenuta Tòr Löwengang, regnava la calma e una piacevole sensazione di estraniazione.

Le novità di quest’anno sono state l’apertura per la prima volta ai privati ed appassionati nella giornata di domenica, e il prolungamento della durata, con la giornata di lunedì che ha dato la possibilità di partecipare a molti ristoratori ed enotecari. Visto il riscontro positivo, è probabile che anche l’anno prossimo la manifestazione si terrà su tre giornate.

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Ad accogliere gli ospiti, più di 60 produttori d’eccellenza provenienti oltre che dall’Italia anche dalla Germania, Francia, Austria e addirittura da regioni vitivinicole lontane come la Nuova Zelanda, e circa 2.500 tra professionisti del settore ed eno-appassionati, in prima linea Alois con al suo fianco la sesta generazione, Clemens, che nel 2015 è entrato in azienda in qualità di responsabile dell’area vendite e marketing, e la primogenita Anna a capo dell’organizzazione di Summa ormai da diversi anni.

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Una famiglia del vino vecchio stampo, legatissima al territorio e alle sue tradizioni, ma soprattutto di animo nobile che si riconosce nell’impegno sia verso il sociale che verso l’impatto dei cambiamenti climatici sul mondo del vino.

Non a caso una parte del ricavato della manifestazione, circa 15.000 Euro, è stata devoluta all’associazione umanitaria Casa della Solidarietà di Bressanone, che da quasi quindici anni aiuta persone in difficoltà: anziani, bambini e giovani provenienti da situazioni familiari difficili, adulti condannati ed ex-detenuti, senzatetto e disoccupati, persone con problemi psichici o con dipendenze, cittadini stranieri o rifugiati che trovano in questa “Casa” un aiuto e un posto dove vivere. Oltre alla collaborazione “FAMOS for Alois Lageder”, dove le persone che lavorano nei laboratori protetti della comunità “Oltradige-Bassa Atesina” hanno realizzato i badge d’ingresso della manifestazione.

Due momenti molto interessanti sono risultati la degustazione “I vini Cometa – impulsi innovatori della nostra enologia” tenuta a rotazione sia da Alois che da Clemens, in cui i protagonisti erano le varietà non autoctone piantate una trentina d’anni fa, tipiche delle regioni più meridionali, come Viognier, Petit Manseng, l’Assyrtico, Roussanne, Marsanne e Tannat, per comprendere le difficoltà dei produttori di fronte al clima e ai suoi mutamenti, cercando una soluzione in cui sicuramente la tradizione non può privarsi dell’innovazione, ma non ricorrendo a tecnologie sempre più spinte ma osservando la natura e imparando semmai a rispettarne le sue leggi.

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L’altro è stato la “Riedel Wine Glass Tasting”, con Laetizia Riedel, a rappresentare l’undicesima generazione della “Crystal Family” austriaca, e Clemens Lageder, che hanno mostrato quanto la forma e dimensione del calice influiscano, positivamente o negativamente, sulla percezione olfattiva e gusto-olfattiva dei vini in degustazione.

Un’insolita wine experience che ha coinvolto tutti e cinque i sensi, compreso l’udito per ascoltare la dolce sinfonia che il vino creava nel contatto col bicchiere, e dove i protagonisti assoluti sono stati 4 bicchieri della linea Riedel Veritas. Forme che esaltavano i caratteri varietali dei vini di Alois, non solo al naso, ma che amplificano le sensazioni gustative e tattili dirigendo il vino nel posto migliore del palato dove poteva essere apprezzato.

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L’aromaticità e il frutto del Müller Thurgau 2015 si sono ritrovati alla perfezione nel bicchiere “Riesling/Zinfandel”, che anche alla prova gustativa si è comportato in modo eccellente, dirigendo il flusso del vino direttamente in fondo al palato per esaltare proprio le note varietale durante la retrolfazione.

Il secondo vino in degustazione era Löwengang Chardonnay 2012, proveniente da piccole parcelle intorno a Magrè, che matura per la maggior parte in vecchie botti sulle proprie fecce nobili. Per questo abbiamo utilizzato il bicchiere “Oaked Chardonnay” ideato proprio per i vini bianchi barricati, che permette di percepire la grande complessità olfattiva e che non amplifica il sentore di boisè e di vaniglia, e al palato lo rende morbido con una interessante integrazione tra sapidità e freschezza.

Per il Krafuss Pinot Noir 2011, da vigne coltivate ad Appiano, la scelta del bicchiere è stata alquanto limitata. Mentre negli altri casi ci sono anche altri bicchieri che non penalizzano il vino, per questo vitigno molto sensibile la scelta è stata obbligata, e l’unico bicchiere possibile in abbinamento è l’ “Old World Pinot Noir”. Un bicchiere per veri amatori che amano l’eleganza assoluta del Pinot, il suo fine fruttato e il suo tannino soffice, setoso. Questo bicchiere è adatto anche al Nebbiolo se non addirittura uno Champagne Rosé.

Il COR Römigberg 2011, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot del Lago di Caldaro, è un vino dal tannino importante, ancora molto giovane, ma che ha stile, grazia. Per queste caratteristiche è stato creato il bicchiere “Cabernet/Merlot”, capace di gestire e domare vini dal tannino esuberante.

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Al Summa c’è sempre l’imbarazzo della scelta ai banchi di degustazione. Gli oltre 60 produttori sono stati selezionati da Alois sia per l’eccellenza dei loro vini ma soprattutto per le emozioni che riescono a trasmettere con esso.

Personalmente i vini della Maremma Toscana di Monteverro mi han entusiasmato se si pensa che in pochi anni hanno raggiunto dei livelli eccezionali.

Era il 2003 quando George e Julia Weber decidono, che dopo aver viaggiato per il mondo e visitato le migliori zone di produzione, Bordeaux, Napa Valley, Australia, Bolgheri, solo lì in Maremma, a Capalbio, avrebbero potuto realizzare il loro sogno, produrre dei grandi vini, una sorta di Premier Grand Cru italiani che nell’uvaggio bordolese avessero il loro nome, mentre il sole e il terroir della Maremma sarebbe stato il cognome.

Il 2008 è stato l’anno della prima vendemmia ed oggi producono sei vini. Tra questi il Tinata 2012 è un assemblaggio abbastanza inedito per la zona, 70% Syrah e 30% Grenache, che Georg ha dedicato alla mamma Cristina, detta Tina, grande appassionata di Syrah. Affina parte in barrique e parte in ovetti di cemento, che donano al vino quel tocco di mineralità in più, una maggiore freschezza e tanta sapidità. Un Cru che cresce adiacente alla macchia mediterranea, di cui ne mescola i sentori di erbe aromatiche con sensazione pepate e aromi di piccoli frutti rossi.

Il loro vino più importante, il cavallo di razza, è il Monteverro 2012. Taglio bordolese, 35 % Cabernet Sauvignon, 35 % Cabernet Franc, 25 % Merlot, 5 % Petit Verdot, che trascorre 24 mesi in barrique tra fermentazione e affinamento. Vino ricco, intenso, dalla grande complessità olfattiva. Elegante, fine e strutturato, molto ben bilanciato da una vena acida.

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Ad accompagnare degnamente i cugini maremmani, ci ha pensato uno tra i “grandi”, Il Caberlot (2012 e 2008 le annate in degustazione) del Podere Il Carnasciale, l’azienda di famiglia gestita da Bettina e Moritz Rogosky. Mamma e figlio che hanno continuato l’opera del compianto Wolf, che nel 1986 insieme alla sua famiglia si trasferì a Mercatale Valdarno (AR), sulle colline tra l’Appennino toscano e il Chianti Classico, con l’idea di fare un vino diverso dagli altri. Per questo piantarono un ibrido varietale naturale di Cabernet Franc e Merlot scoperto negli anni settanta in un vigneto nei colli euganei, appunto detto Caberlot, un vino più unico che raro, visto che oggi il Caberlot è coltivato esclusivamente al Podere il Carnasciale.

Basse rese per ettaro, sotto i 30hl, vinificato in acciaio, fermentazione malolattica e maturazione in barrique per 22 mesi, imbottigliato rigorosamente solo in magnum o doppio magnum e subisce altri 18 mesi di affinamento in cantina. Se imbottigliato in contenitori da 0,75l e con solo 6 mesi di riposo diventa Il Carnasciale (2013 in degustazione), la versione giovane e fresca del Caberlot.

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Da segnalare tra le aziende presenti, quella di Elisabetta Foradori, la Filosofa delle Anfore che da oltre trent’anni si dedica al vitigno principe del Trentino, quel Teroldego, che l’ha portata a registrarne ben quindici cloni, e a vinificarlo e affinarlo sulle bucce in anfore (tinajas di Villarobledo), in modo che Il passaggio da uva a vino non subisca ingerenze e trasmetta così il solo carattere della terra e della varietà. Come il Morei 2014 o lo Sgarzon 2014, cru di 2 ettari e mezzo entrambi, il primo dal suolo con prevalenza di ciottoli, mentre il secondo con prevalenza di sabbia. Dal 2013, almeno in cantina, Elisabetta ha passato il testimone al figlio Emilio, ma ovviamente in caso di vedute diverse è sempre Lei che ha l’ultima parola.

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Infine un solo Amarone in degustazione, ma più che sufficiente se stiamo parlando del Valmezzane Amarone Della Valpolicella DOCG 2011 di Corte Sant’Alda, il primo e unico Amarone ad aver ricevuto la certificazione Demeter. Marchio internazionale che controlla e certifica il lavoro e i prodotti degli agricoltori che praticano la coltivazione biologico-dinamica, partner anche quest’anno della manifestazione, a cui Alois riserva sempre ampio spazio, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza verso queste pratiche sia tra i visitatori sia tra i produttori stessi.

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L’ultimo regalo di Alois Lageder ai presenti è stato qualche sua edizione rara, che dimostra ancora una volta la grande nobiltà e longevità dei suoi vini, come Haberle Pinot Bianco 2009, Am Sand Gewürztraminer 2009, Löwengang Chardonnay 2005, Krafuss Pinot Noir 2002 e il COR Römigberg 1997.

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Un altro aspetto che caratterizza Summa è la possibilità di vivere anche un’esperienza gastronomica. E’ possibile infatti fare spuntino o pranzare grazie alla preziosa collaborazione di alcuni partner esclusivi che hanno proposto al pubblico una selezione unica, dando particolare importanza all’uso di prodotti biologici e regionali. Come Raimund Frötscher e il suo team di Hannah&Elia di Bressanone (BZ) o l’allegra brigata del Combal.Zero capitanata da Davide Scabin, che come ogni anno è l’anima della postazione del Pastificio Felicetti, con la sua linea di pasta Monograno “Il Cappelli” dedicata al Senatore Raffaele Cappelli e al grano che porta il suo nome.

Non si poteva chiedere di più a questa stupenda domenica trascorsa in famiglia … Lageder!

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