Vigne Olcru nell’Oltrepò Pavese: il Pinot Nero è ancora un divo

Vigne Olcru nell’Oltrepò Pavese: il Pinot Nero è ancora un divo
I percorsi enogastronomici seguono e creano mode comunicative: quando arriva il momento dell'Oltrepò Pavese?

di Guido Gabaldi

Ci sono percorsi turistici ed enogastronomici più o meno celebrati dalle mode lanciate dei media, a volte per qualità oggettive, spesso per semplice abilità comunicativa: ad esempio il 2016 è stato l’anno della Franciacorta, l’anno scorso l’EXPO ha messo in luce Milano, il Salento è sugli altari da anni … E quando arriva il momento dell’Oltrepò pavese, mi chiedo io?

Le mode vanno e vengono, è vero: vent’anni fa di certo il Pinot Nero, la Bonarda, la Barbera di questo territorio godevano di una certa popolarità. Le colline e i monti dell’Oltrepò, un cuneo tra Lombardia, Piemonte ed Emilia, avevano il loro meritato momento di gloria, per la varietà del paesaggio, tutto a saliscendi, valli e vigneti, e per i prodotti tipici, come il salame di Varzi e la Coppa dell’Oltrepò. Dopodiché, ne ho sentito parlare un po’ meno, ma forse è una mia impressione.

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Una verifica val la pena di farla, però, magari con Massimiliano Brambilla, direttore generale di Vigne OLCRU a Santa Maria della Versa (PV): nel mio piccolo, è come indagare su corsi e ricorsi storico-economici.

“Dal punto di vista storico non posso dirle molto,” risponde Massimiliano, “essendo io di Monza.   Mi trovo qui portato dall’amore per il Pinot Nero, un vitigno antico e glorioso, che su queste colline trova le condizioni ideali per svilupparsi. Il progetto “Vigne OLCRU” (dove le prime due lettere ricordano l’Oltrepò, il resto è riferito alla produzione di Pinot Nero) è partito poco più di dieci anni fa con l’acquisto di ventinove ettari da queste parti, ma le cantine sono state inaugurate solo nel 2013.”

Dunque un monzese viene qui in Oltrepo’ a fare il vino. Non le ricorda un po’ la storia di quello che si trasferiva in Antartide per produrre il ghiaccio?

“Massimiliano sorride: sa stare allo scherzo. “Ma no, perché con obiettivi precisi ed un piano credibile si può affrontare qualsiasi sfida. Io e mio fratello Matteo ci siamo messi in testa di produrre e vendere vini di alto livello, soprattutto spumanti metodo classico, e ci stiamo riuscendo.”

I vostri vini più rappresentativi?

L’Extra Brut Metodo Classico “Verve”, che le ho fatto portare, è stato inserito nella Top Hundred di Paolo Massobrio. E’ un millesimato 2008, passa 48 mesi sui lieviti e acquista una mineralità elegante, con note fruttate. Un magnifico abbinamento per crostacei e fritti di pesce. Il Metodo Classico Brut Rosé “Victoria” è un Pinot Nero in purezza 48 mesi, come il precedente, ma la struttura aromatica è diversa: man mano che si riscalda vengono fuori i sentori floreali di elicriso, e una fragranza di pasticceria piuttosto netta.”

Ma anche il rosso, e cioè la Bonarda DOC “Buccia Rossa” che sto degustando, regala sensazioni non banali, e mi fa sentire tutti i profumi di ciliegia, mora, prugna e viola che ti aspetti di trovare in un prodotto artigianale, vinificato con un 15% di uve sottoposte ad appassimento. Quest’ultimo conferisce quella particolare morbidezza che dà un tocco di distinzione.

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Massimiliano, che cosa caratterizza la giovanissima “Vigne OLCRU” rispetto alle centinaia di cantine piccole e grandi del territorio?

“Polifunzionalità e voglia di esplorare, io credo. Anzitutto la nostra è un’offerta ad ampio raggio: non ci limitiamo a produrre e distribuire in Italia ed Estremo Oriente, ma ospitiamo degustazioni per promuovere la cultura enologica, giornate di team building per aziende, perfino matrimoni. Quanto al settore “ricerca & sviluppo” , stiamo collaborando con l’Università di Milano, Dipartimento di Scienze Ambientali ed Agrarie, attraverso l’impianto di vigneti sperimentali, micro e meso-vinificazioni, con 40 cloni di Pinot Nero e sette differenti allevamenti.”

Al di là delle mode e del clamore mediatico la solidità di un progetto ripaga sempre: questo sembra dire la brevissima storia di “Vigne OLCRU”, cantina inserita in un’area geografica con un passato enologico bimillenario alle spalle. I premi portati a casa nel 2016 (dal “Catavinum World Wine & Spirits Competition”, a Vitoria-Gasteiz, in Spagna) potrebbero essere la prova che il rilancio di un territorio, con tutte le sue primizie enogastronomiche, è già in corso. Io lo prendo come buon auspicio: un segno, in altre parole, che per le valli e le colline dell’Oltrepò è quasi ora di tornare sotto i riflettori.

Guido Gabaldi

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