Tra Scilla e Cariddi: i vini dello stretto di Messina

Tra Scilla e Cariddi: i vini dello stretto di Messina

3/5

Un excursus fra i migliori vini dello Stretto di Messina, da Scilla a Cariddi.

di Alessio Turazza, giornalista e sommelier

Lo stretto di Messina evoca subito suggestioni mitologiche. Chi non ricorda le pagine dell’Odissea che narrano di Ulisse alle prese con Scilla e Cariddi? Scilla è descritta come un’orrenda creatura, che divora ferocemente i naviganti che si avvicinavano alla sua grotta sulla costa calabra, mentre Cariddi come un insaziabile mostro, che tre volte al giorno ingoia e poi sputa un’enorme quantità d’acqua, uccidendo chiunque navighi in prossimità dell’estrema punta orientale della Sicilia.

Come sempre le leggende hanno un fondo di verità. Scilla e Cariddi non sono altro che le personificazioni mitologiche delle insidie che incontravano i marinai dell’antichità. Lo stretto ha sempre suscitato timore per fenomeni inspiegabili e quasi soprannaturali. E’ un mare infido e imprevedibile. Tra Scilla e Cariddi si scontrano rapide correnti, s’aprono improvvisi e profondi vortici, si scatenano violente raffiche di vento. Ma questi luoghi non sono solo terre di leggende e miti.

Fin dai tempi dei primi insediamenti greci dell’VIII secolo a.C., lo Stretto è stato la culla di un’antichissima tradizione vitivinicola. In epoca Romana, il Mamertinum era uno dei vini più famosi e apprezzati dell’Impero. Anche oggi le due sponde dello Stretto hanno conservato una grande ricchezza ampelografica, con un vasto repertorio di vitigni autoctoni. Nella zona orientale della Sicilia si coltivano soprattutto: nocera, nerello mascalese, nerello cappuccio, nero d’Avola, inzolia, grillo e catarratto. Mentre sul versante calabrese, le varietà più diffuse sono: nero d’Avola, castiglione, gaglioppo, greco nero, alicante, nerello cappuccio, nocera e greco bianco. Nel nostro viaggio di degustazione, ci occuperemo proprio delle migliori denominazioni dello Stretto.

Faro DOC

Faro Doc è una piccola denominazione in cui si producono vini rossi di grande eleganza. Il disciplinare prevede l’utilizzo di nerello mascalese, nerello cappuccio e nocera, con eventuale saldo di nero d’Avola, gaglioppo e sangiovese. Si tratta di un’area di poche decine d’ettari, che occupa la punta estrema della provincia di Messina. Molti gli assaggi interessanti. Cominciamo con il vino più conosciuto della denominazione: il Faro Doc Palari, che nasce dalle vigne coltivate sulle colline affacciate sullo Stretto. E’ un vino che colpisce per armonia e finezza, grazie a un bouquet con delicate note di piccoli frutti rossi, sfumature balsamiche e nuances speziate. Un’altra etichetta affascinante è il Faro Doc Oblì della Tenuta Enza Le Fauci, prodotto con uve delle vigne di Piano Forno, che conferiscono al vino grande ricchezza e complessità aromatica. Il Faro Doc Rasocolmo nasce da una tenuta di fronte alle isole Eolie. E’ un vino fragrante, fresco e armonioso, con profumi di frutta rossa, erbe officinali e spezie. Intenso e mediterraneo il Faro Doc della Tenuta Le Casematte, prodotto in regime d’agricoltura biologica sulla punta del Capo di Messina. Il Faro Doc di Mimmo Paone è un vino raffinato ed elegante, con bouquet dagli aromi di frutta e spezie, sorso equilibrato, fresco e vivace. Il Faro Doc del Fondo Barbera è frutto di una selezione delle migliori uve di Faro Superiore. Un vino dal bouquet complesso, che si apre con profumi floreali e aromi di piccoli frutti di bosco. Il sorso è fresco, armonioso, con tannini sottili e buona profondità aromatica. Il Faro Doc Bonavita è un vino biologico, che esprime profumi di macchia mediterranea, fiori secchi e piccoli frutti a bacca scura. Chiudiamo con il Faro Doc 13 Soprano di Sindaro, realizzato con le migliori uve della piccola parcella n°13 di Faro, costituita da soli 2000 ceppi. Matura per 12 mesi in acciaio e barriques di rovere francese e per 6 mesi in bottiglia. E’ un vino realizzato con cura artigianale, prodotto in pochissime bottiglie, di bella intensità e armonia.

vini-stretto-messina-Faro

Mamertino di Milazzo DOC

Il vino più ricco di storia e tradizione della Sicilia orientale è sicuramente il Mamertino di Milazzo Doc. Il Mamertino di Milazzo Bianco nasce dalle uve autoctone grillo, inzolia e catarratto, mentre il Mamertino di Milazzo Rosso è prodotto con nero d’Avola, nocera e altri vitigni a bacca rossa del territorio. Tra gli assaggi molte le etichette di qualità. Il Mamertino Grillo-Inzolia Doc Catalina della Tenuta Gatti è un bianco armonioso, dai fragranti aromi floreali e fruttati, con finale piacevolmente sapido. Aromatico e intenso, con frutto maturo e bella freschezza il Mamertino di Milazzo Grillo-Inzolia Doc delle Cantine Grasso. Chiudiamo con il Terre Siciliane Bianco IGT Sullerìa del Feudo Solaria. E’ un vino importante, affinano per 9 mesi in barriques. Al naso esprime profumi di frutta gialla matura, su un fondo di miele d’agrumi, vaniglia e spezie. Il Mamertino Rosso Doc è uno dei vini più antichi e oggi è un’eccellenza da riscoprire. Cominciamo proprio dal vino che porta in etichetta il nome del famoso Imperatore Romano: il Mamertino Rosso Doc Giulio Cesare di Cambria. Un vino che nasce nella vocata zona di Furnari, da vigne che producono con basse rese uve di grande qualità. Solare, morbido ed equilibrato, ha frutto succoso e finale piacevolmente fresco. Maturo e persistente il bouquet del Mamertino Rosso Doc Curpané della Tenuta Gatti, che si apre su note floreali e di frutti di bosco, con cenni leggermente speziati. Il Mamertino Rosso Doc di Vigna Nica è prodotto in una piccola tenuta di fronte alle Isole Eolie, gestita con cura artigianale in regime di agricoltura Biodinamica. Il blend di nero d’avola, nocera e nerello mascalese, dona un vino con aromi di piccoli frutti a bacca scura e delicati sentori di sottobosco. Il Mamertino Rosso Doc della Cantine Amato conserva un frutto intenso e croccante di bella persistenza aromatica. Sullo stesso stile il Mamertino Rosso Doc di Vasari, che rappresenta perfettamente la tipicità del vino, lasciando in primo piano i freschi aromi varietali dell’uva. Il Mamertino Nero d’Avola Doc Daemone è prodotto da vigne coltivate in regime d’agricoltura biologica a Patti. Si distingue per il fragrante bouquet fruttato, il gusto armonioso ed equilibrato. Infine, il Mamertino Rosso Riserva Sulleria Doc di Feudo Solaria è un rosso di grande intensità e struttura, con aromi di frutta matura, confettura, e sentori di morbide spezie. E’ caldo, con trama tannica ben integrata e grande persistenza aromatica.

vini-stretto-messina-Mamertino

La costa di Reggio Calabria

Abbandoniamo Cariddi e attraversiamo lo stretto per raggiungere la costa calabrese di Scilla. Le denominazioni più interessanti si trovano lungo il litorale di Reggio Calabria: Costa Viola Igt, Arghillà Igt e Pellaro Igt. Il Costa Viola Bianco Igt di Criserà è un vino profumato, con bouquet fresco e fruttato, che nasce da un blend di greco bianco e chardonnay. Armonioso, con note d’agrumi, frutta matura e cenni esotici il Calabria Igt Micah di Malaspina, prodotto con greco bianco in purezza. Il Costa Viola Rosso Igt Armacia Igt di Criserà è un vino intenso e mediterraneo, che prende il nome dai muri a secco in pietra dei tipici terrazzamenti del territorio. Nasce da vigneti coltivati ad alberello a strapiombo sul mare, il Costa Viola Rosso Igt Tramontana: un rosso caldo e suadente, prodotto con nero d’Avola, nocera e cabernet sauvignon. L’Arghillà Rosso Igt Dea Bruna di Vini Battaglia è frutto di un blend di alicante e nero d’Avola, provenienti da alcune parcelle tra le più vocate della denominazione. Un calice profondo, morbido e avvolgente. Nella fascia costiera a sud di Reggio Calabria si estende la zona collinare di Pellaro, che offre splendide esposizioni soleggiate e ventilate. Interessante il Pellaro Rosso Igt di Malaspina, prodotto con nerello cappuccio e nocera, strutturato e vigoroso il Pellaro Rosso Igt di Tramontana, un vino che ben rispecchia il clima assolato e mediterraneo della Calabria.

vini-stretto-messina-Calabria

Nocera

Chiudiamo questo viaggio tra Scilla e Cariddi con un omaggio al vitigno nocera. Tradizionalmente utilizzato in blend con altre uve del territorio, oggi è vinificato sempre più spesso in purezza con ottimi risultati. Il Sicilia Nocera Igt Sicè della Tenuta Gatti esprime l’essenza del vitigno, con aromi freschi di lampone e piccoli frutti rossi. Il sorso è croccante e scorrevole, con trama tannica elegante e vivace acidità. La Cantina Planeta produce il Sicilia Nocera Igt nella tenuta La Baronia a Capo Milazzo. Affinato solo in acciaio, conserva un caratteristico profilo varietale con note mediterranee, che arricchiscono il bouquet fruttato con sentori di erbe officinali, piante aromatiche, lievi sentori speziati. Il sorso è piacevole, di grande equilibro e freschezza. Il Nocera Doc di Vasari si apre con profumi di piccoli frutti rossi, sentori balsamici e di spezie. Buona la struttura e la trama tannica, con sorso rinfrescato da una bella acidità. Raffinato e armonioso il Nocera Doc Arté di Mimmo Paone. Il vino ha un’eleganza quasi austera, con aromi molto persistenti. Nella tenuta Mastronicola di Furnari, Cambria produce il Nocera Doc Mastronicola. In vigna si lavora con basse rese e il vino è affinato in botti di rovere francese per circa 14 mesi. Un rosso complesso, che unisce i sentori fruttati con profonde note d’evoluzione terziaria. In terra calabrese, sono particolarmente interessanti le due etichette della Cantina Nesci. Il Nocera Rosé Igt TotoCorde è un vino di raffinata eleganza, con profumi di fiori bianchi, agrumi e chiusura sapida; mentre il Nocera Igt Frasané ha un bouquet fine e piacevole, con note balsamiche, di macchia mediterranea e piccoli frutti rossi.

vini-stretto-messina-Nocera


Lorenzo Vinci

Commenti
Articoli correlati