Gli Americani ci bevono così!

Gli Americani ci bevono così!

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Al Palazzo della Gran Guardia di Verona OperaWine l’anteprima del 50° Vinitaly per festeggiare i migliori produttori italiani selezionati da Wine Spectator.

Di Antonio Cimmino.

Nell’anno del cinquantenario del Vinitaly, l’onere e l’onore dell’apertura ufficiale della manifestazione è toccato per il quinto anno consecutivo ad “OperaWine, Finest Italian Wines: 100 Great Producers”, l’esclusivo evento, riservato agli operatori specializzati di tutto il mondo. Oganizzato da “Wine Spectator”, la prestigiosa pubblicazione americana, oltre che la più influente nell’ambiente, l’evento conta della collaborazione con “Veronafiere” e “Vinitaly International”

Sabato 9 aprile all’interno dello splendido Palazzo della Gran Guardia, protagonisti assoluti i migliori 101 produttori secondo la rivista d’oltreoceano.

Riconfermata la scelta della redazione di selezionare sia produttori arcinoti al grande pubblico, che aziende più piccole e meno conosciute, che con la loro eccellenza, qualità e legame con il territorio sono state ritenute degne di rappresentare il movimento enoico italiano.

Gli americani, come di consueto, ci vedono come un Paese da grandi vini rossi, ragion per cui poco spazio è stato dedicato ai bianchi, nonostante questi ultimi negli anni han dimostrato di essere da primi della classe, di poter competere con i migliori del mondo, fornendo soprattutto prova di grande longevità, come il Collio Bianco Col Disôre 2003 di “Marco Felluga – Russiz Superiore” presente sabato sera.

Restando in Friuli, il primo degli otto esordienti protagonisti di questa giornata, un Friulano di nome e di fatto, il Col Livius 2011 di “La Tunella”, ricco e di gran corpo.

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In Alto Adige, con la formula segreta a base di Chardonnay e degli altri migliori vitigni bianchi dell’azienda, Elena Walch e il Beyond The Clouds 2013 si spingono sempre più in alto, oltre le nuvole, per far sognare ad occhi aperti gli appassionati, rivivendo il Südtirol in un bicchiere. Dalla terra dei bianchi per eccellenza non poteva mancare il granitico Quarz 2013, il Sauvignon Blanc, simbiosi di eleganza e potenza, di Kellerei Terlan, la cooperativa di produttori di Terlano.

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Per finire la batteria dei bianchi, il Colli di Luni Etichetta Nera 2014 di Lunae Bosoni a rappresentare il Vermentino ligure, e il vulcanico Monte Carbonare 2013, Soave Classico da Garganega in purezza di SUAVIA, gli specialisti dei vini bianchi, azienda guidata dalle tre sorelle Alessandra, Meri e Valentina che producono solo vini di territorio in purezza da Garganega e da Trebbiano di Soave.

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Quasi tutte le regioni dello stivale erano rappresentate chi più chi meno dai grandi rossi.

Dall’Abruzzo l’esordiente Azienda Agricola Binomio con il Montepulciano 2010, riuscitissima espressione del territorio e della natura del parco nazionale della Majella con le sue viti cinquantenni, che si va ad affiancare ad uno dei Montepulciano d’Abruzzo simbolo di questa terra, il Villa Gemma 2008 di Masciarelli.

Da una terra che stenta a decollare, la Calabria, quella che fu l’antica Enotria, un Cirò che non ti aspetti, il Ripe del Falco Riserva 2001 di Vincenzo Ippolito, 160 anni di storia alle spalle contraddistinti dalla riscoperta e valorizzazione dei vitigni autoctoni Gaglioppo, Calabrese e Pecorello.

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Elvio Cogno e il suo Barolo Ravera 2006 va a ingrossare le file dei grandi barolisti presenti in questa edizione, ben 13 sui 15 piemontesi presenti, e la Barbera d’Asti Bricco dell’Uccellone 2010 di Braida di Giacomo Bologna, non a caso pensata e ideata proprio dopo un viaggio fatto negli States da Giacomo Bologna, per la serie #nonsolonebbiolo!

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L’adorazione di Wine Spectator, per la Toscana, ha portato alla selezionate di ben 29 produttori, con due debuttanti, il “Veneto” di Radda in Chianti Castello d’Albola con il Chianti Classico Riserva 2010, e l’ ”English Man” fiorentino de Tenuta Il Palagio con il Toscana Sister Moon 2011.

Tra gli habitué da segnalare il merlot in purezza L’Apparita 2008 di Castello di Ama e il Bolgheri Superiore Ornellaia 2002 di Tenuta dell’Ornellaia.

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In Salento il settimo esordiente, è Schola Sarmenti che ha proposto al pubblico di OperaWine il Nardò Nerìo Riserva 2012, una vendemmia leggermente tardiva di Malvasia Nera (20%) e Negroamaro (80%) da vecchi alberelli pugliesi.

Se si parla di “vecchi alberelli”, è d’obbligo citare Gianfranco Fino e il suo Primitivo di Manduria ES 2012 che della salvaguardia di questi secolari abitanti delle sue terrea ne ha fatto una ragione di vita.

A chiudere il trittico salentino l’Aleatico Salento Passito 2008 di Masseria Li Veli, un passito in stile vin santo che affina almeno 4 anni in demi-barrique di 112 litri, che subisce un appassimento molto più breve, per dare quella acidità atta a sorreggere i circa 280 grammi/litro di residuo zuccherino, donandogli così grande equilibrio.

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Se si vuol sentire la vera macchia mediterranea, bisogna fare un giro in Sardegna, dove tre etichette rappresentano al meglio le diversità del terroir isolano, distinguendosi per il loro personalissimo stile. Il Cannonau di Alessandro Dettori, il Dettori Romangia Rosso 2011 Vigneto di Badde Nigolosu, raccolto lievemente surmaturo per produrre il vino di una volta, quello che i contadini e i pastori usavano a tutto pasto, dall’antipasto al dolce. Altro vino che affonda le radici in questa terra, che esprime energia e un’irruenza quasi primordiale è Isola dei Nuraghi Turriga 2010 di Argiolas, 85% di Cannanou a cui viene aggiunto Bovale, Carignano e Malvasia Nera. Infine l’Agricola Punica, il progetto Sardo-Toscano di Tenuta San Guido, Cantina di Santadi e la supervisione del compianto Giacomo Tachis, che con Isola dei Nuraghi Barrua 2012 ha impresso il suo timbro nel territorio del Sulcis, assemblando il Carignano con piccole quantità di Cabernet Sauvignon (10%) e Merlot (5%).

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Le bollicine per brindare a questi 101 produttori? Ovviamente un Trento Doc, la Riserva Lunelli Extra Brut 2006 delle Cantine Ferrari.

Anche un Prosecco? Sì grazie, se è Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore S.C. 1931 2006, lo spumante metodo classico da uve Glera leggermente appassite di Bellenda, ottavo e ultimo dei debuttanti.

Per la serie “bollicine fuori dal coro”, un eccellente Lambrusco Reggiano Secco Concerto 1993-2013, di Medici Ermete in edizione speciale, per festeggiare la ventesima vendemmia del loro Salamino in purezza.

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Una grande “Opera” questa degli americani, con una visione tutta loro che non ci priva della sinfonia originata da 101 grandi vini, 101 appassionati produttori e dalle loro 101 affascinanti storie!

[Photo Credit: Antonio Cimmino]

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© Antonio Cimmino

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