ViniVeri 2017: I Migliori Vini Ignoranti

ViniVeri 2017:  I Migliori Vini Ignoranti
A Cerea, alla ricerca dei vini che ignorano l’innaturale!

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Di Antonio Cimmino

Vini Ignoranti, quei vini che non conoscono i diserbanti, i disseccanti, i concimi chimici, i trattamenti con prodotti di sintesi, penetranti o sistemici, le chiarifiche, le filtrazioni o le stabilizzazioni, i lieviti selezionati, le temperature controllate, le viti modificate geneticamente, e tutti quei processi e quei principi non rispettosi dell’ambiente e della biodiversità, tutto ciò che è innaturale e non sostenibile, non in grado di recuperare il miglior equilibrio tra l’azione dell’uomo e i cicli della natura. In parole povere Vini che seguono la “Regola” del Cosorzio ViniVeri, che come ogni anno ha organizzato a Cerea, a pochi chilometri da Verona, nell’Areaexp La Fabbrica dal 7 al 9 aprile, l’evento riservato esclusivamente ai “Vini secondo natura”, che racchiude tutte quelle etichette prodotte in maniera naturale. Quattordicesima edizione dedicata alla “Primavera”, nella sua accezione di rinascita di quei territori, comunità e tessuto produttivo duramente colpiti dai terremoti che dal 24 agosto scorso hanno devastato alcune zone dell’Italia centrale. Per ogni biglietto d’ingresso acquistato sono stati devoluti 5 euro all’Associazione Per la Vita di Castelluccio di Norcia ONLUS a favore di quei piccoli produttori che da sempre sui piani carsici di Castelluccio, all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, a un’altezza di circa 1.500 metri, coltivano la famosa lenticchia.

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Un centinaio gli “artigiani del vino” presenti, italiani ed esteri, provenienti da Austria, Repubblica Ceca, Francia, Slovenia, Portogallo oltre ad un nutrito gruppo di produttori naturali provenienti dalla Spagna. Tra questo ecco i miei preferiti:

Ambarabà 2015 di Volcanalia. Garganega rifermentata in bottiglia con aggiunta di mosto di recioto. Ve l’avevo già detto che era un vino che creava dipendenza!

Glera IGT Brichet 2015 di Casa Coste Piane, un prosecco a rifermentazione naturale spontanea in bottiglia, o come dir si voglia col Fondo, da Glera e piccolissime quantità di Perera e Bianchetta, provenienti da un piccolo cru della famiglia Follador su una collina a 400 metri s.l.m., prodotto solo in Magnum, è caratterizzato da freschezza e notevole sapidità.

La Matta, Il FRiC e Pashkà di CaseBianche. Tre rifermentati in bottiglia grazie all’aggiunta del proprio mosto conservato a bassa temperatura e aggiunto poche settimane fa al vino base 2016. La Matta è uno spumante integrale di Fiano in purezza, agrumato con note di macchia mediterranea che evoca la terra di provenienza di questo vino fresco e solare. Il FRiC, FRizzante Cilento, è un rosato da Aglianico, con un leggero tannino che insieme alla bollicina solletica il palato, un vino divertente e “Friccicariello” e nella sua semplicità un sorso richiama l’altro. Pashkà è l’ultima invenzione di Elisabetta e Pasquale, trae ispirazione dal Gutturnio frizzante dei Colli Piacentini, metà Aglianico metà Barbera, da vigne settantenni, il rosso frizzante che mancava per completare la serie.

Il Contestatore Franciacorta Pas Dosé 2011 di Il Pendio, Chardonnay in purezza da Monticelli Brusati, 5 anni sui lieviti, elegante ma evoluto, in bocca prevalgono la grande struttura, la mineralità e una sorprendente freschezza. Solo chi contesta può aver questo carattere! Manca ancora tanto ma sono impaziente di assaggiare la sua ultima creazione, uno spumante il cui vino base sosta 10 anni in botte e successivi 5 anni sui lieviti dopo la presa di spuma in bottiglia. Una vera “selossata”!

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I vini della Cotes du Jura del Domaine des Marnes Blanches assaggiati grazie a Maurizio “Titta” Battistin di Venti10, importatore, nella maggior parte dei casi esclusiva, di Champagne e vini francesi, tutti prodotti con metodo naturale, che da quasi un decennio ha intrapreso un percorso alla ricerca di quei piccoli produttori ma grandi interpreti del naturale. Crémant du Jura Brut, 100% Chardonnay, 18 mesi sui lieviti, delicate e fini note fruttate che avrebbero bisogno solo di maggior spinta e vivacità al palato. Reviens-y un Pétillant Naturel da Chardonnay, al cui vino base è bloccata la fermentazione per poi riprendere in bottiglia, note di frutta molto acerba (pera, banana) ma anche candita, fresca e piacevolissima la beva. Empreinte Savagnin 2012, un vin de voilè in tipico stile ossidativo della Jura, il prodotto matura per oltre tre anni in botti scolme di rovere. Dalla persistenza infinita!

Carolina Gatti e le sue Bolle Bandite (dalla doc ovviamente) 2015, un vero piacere incontrarle entrambe. Prosecco col fondo bello ciccione e sapido, leggera macerazione e fermentazione in cemento (almeno un anno), la rifermentazione in bottiglia avviene grazie agli zuccheri residui. Da segnalare anche il Canaja 2015, un Verduzzo Trevigiano che macera tre settimane in cemento e il Raboso 2013 che affina in barrique esauste per un paio di anni, un giusto equilibrio tra morbidezza e vena acida.

Nel Carso Triestino la vendemmia 2014 è stata complicata così la Malvasia Istriana e la Vitovska di Skerlj han dovuto macerato sulle bucce per ben 5 mesi, al posto delle usuali tre settimane, 2 anni in botti tradizionali di rovere. La Malvasia ha il color dell’oro, tannica al punto giusto, naso complesso ma non ancora evoluto. La Vitovska dall’olfatto più delicato, erbe aromatica e gran spinta in bocca.

Emozionante la Malvasia 2014 di Zidarich, un elegantissimo bouquet floreale di zagare e ginestre, in bocca sa di agrumi canditi, calda e sapida. Impressionante la Vitovska Kamen 2014, vinificata e macerata per circa 18 giorni in tini di pietra del Carso, in grado di mantenere sempre una temperatura costante nel vino, dopodiché matura 22 mesi in botti grande di rovere. Al Naso si percepisce il mare e le sue note iodate, al palato un tannino che non stanca ed una freschezza balsamica che invoglia ad un altro sorso.

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Sosta obbligata dai Kurni Boys Marco Casolanetti di Oasi degli Angeli e Valter Mattoni per deliziarci con il Montepulciano in purezza ottenuto nel Piceno da vecchie vigne con rese molto basse e nuove viti parecchio fitte tra loro, rispettivamente il Kurni 2014 dalle sensazioni dolci sotto spirito e una lunga persistenza sintonizzata su note speziate e balsamiche, e Arshura 2014, ricco, di corpo ma quando ti prende la sete sa come dissetarti. E resta sempre un onore e un privilegio riuscire ad assaggiare la Grenache da viti ultracentenarie, che nel Piceno la chiamano semplicemente “Bordò’”, la cui storia iniziò in zona grazie ai pastori sardi che dall’Alta Tuscia scendevano nelle Marche proprio per vinificare. Circa 2.500 le bottiglie prodotte da 6 eroici vigneron tra cui proprio Marco con il suo Kupra 2013 (500 bottiglie) stabilmente riconosciuto tra i migliori rossi italiani, e Valter con il Rossobordò 2013.

Come spesso accade nelle manifestazioni naturali ci ha pensato That’s Wine, la distribuzione di vini naturali, biologici e biodinamici di Andrea Sala, a farci conoscere alcune chicche di vigneron stranieri, come quelle del Domaine della Languedoc Lous Grezes, o della Tenuta Ktima Ligas a nord di Salonicco nell’antica Macedonia.

Lous Grezes è da oltre 15 anni che aderisce a Les Vins S.A.I.N.S. (Sans Aucun Intrant Ni Sulfite, ajouté sur toutes les cuvées), ovvero no solfiti aggiunti su tutte le bottiglie prodotte. Grandiose 2014 un pétillant naturel, Grenache e Cabernet Sauvignon in parti uguali con una lunghissima e lenta rifermentazione in bottiglia dei zuccheri residui. Château Chapeau 2013 un assemblaggio di Syrah, Grenache, Merlot e Tempranillo che di anno in anno variano le percentuali, un vino che fa della duttilità la sua arma migliore. Yu Wei Wun 2008 è uno Syrah in purezza dedicato all’artista belga Luc Zeebroek, in arte Kamagurka che fino a quel momento aveva firmato le splendide etichette, mentre questa in particolare è stata disegnata da sua figlia Sarah Yu.

Ktima Ligas è un’azienda a conduzione familiare gestita da Thomas, Jason e Melissanthe con le pratiche della permacultura. Roditis Barrique 2015, è un vino bianco non macerato, anche se a prima vista sembrerebbe un orange wine, ma è la particolare gamma cromatica dell’uva in maturazione a donargli questo colore. Kydonitsa Barrique 2015 è più carico, più ricco, pieno, complesso. 30 giorni la macerazione e 6 mesi il passaggio in barrique, nessuna follatura né rimontaggi né solforosa aggiunta. Color “mela cotogna” (traduzione letterale di Kydonitsa), naso intenso con note di frutta esotica molto matura, al palato in evidenza un tannino molto fine, buon la persistenza. Infine la Cuvée Experimentale Xi-Ro 2015, 70% Xinomavro, vitigno a bacca rossa vinificato in barrique, e 30% Roditis vinificato in bianco, poi assemblati e lasciati maturare in botti da 400 litri per circa 7/8 mesi. Combinazione tra frutti rossi e spezie da vino rosso e la freschezza delle erbe aromatiche da vino bianco.

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Di Eugenio Rosi, Il Viticultore Artigiano, un bianco ottenuto da una vinificazione in rosso, Anisos 2014, un blend di Nosiola, Pinot Bianco e Chardonnay dalla lunga macerazione in cemento (circa 3 settimane) per concludere la fermentazione in botte aperta, matura in botti da 500 litri (non sono dei tonneau) per 12 mesi, e un ulteriore anno in bottiglia. Un vino molto armonico ma dal futuro ancora più roseo. 12Tredici14 è un Cabernet Franc vinificato stile metodo Solera, le tre annate rappresentate più o meno in parti uguali, solo l’ultimo anno le tre annate lo trascorrono insieme. Equilibrio ed eleganza. Dòron 2012 è un rosso passito da Marzemino, gli zuccheri residui sono variabili, dai 95 ai 115 g/l, tutto dipende da quando il Marzemino stesso decide di fermare la fermentazione, sosta 2 anni in barrique di ciliegio ed altrettanti in bottiglia. Marasche sotto spirito, chiodi di garofano, al palato tannino possente addomesticato da una dolcezza avvolgente e suadente.

Un antico monastero del XII° secolo sui Colli Euganei fa da sfondo ai vigneti di Ribolla, Friulano, Sangiovese e Merlot di Castello di Lispida. H Bianco 2015, vino frizzante rifermentato in bottiglia, 70% Ribolla e il restante Friulano, fresco, giovane ma di carattere. Amphora Bianco 2015, uvaggio come sopra, fermentazione in anfore di terracotta sommersa e 6 mesi di macerazione sulle bucce, matura per 8 mesi in dolia di terracotta. Minerale e speziato, dal sorso agile ma potente. Montelispida 2012, il Merlot da vecchie vigne che fermenta in tini di legno e matura due anni in botte grande di rovere, un fruttato morbido e profondo quasi da meditazione.

Si chiude come di consueto in dolcezza, con Il Passito di Pantelleria 2012 e 2008 di Ferrandes ovviamente Zibibbo 100% (alias Moscato d’Alessandria), figlio della vite ad Alberello Pantesco e della sua pratica agricola, patrimonio mondiale Unesco, nel nome delle sue uve già è scritto il suo destino derivando dall’arabo zabīb, uva passita. I grappoli sono selezionati e vendemmiati nelle varie contrade, a metà agosto si raccolgono quelli delle vigne vicino al mare mentre a metà settembre quelli dei terrazzamenti delle zone interne più freschi e minerali. Solo acciaio e 170 g/l di zuccheri residui che non impastano il palato, bensì lo lasciano fresco pulito e sapido.

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Se questi vini sono detti ignoranti, mi viene da dire “Beata l’agnoranza, se stai bene de mente, de core e de panza.” (Don Buro) J

 

[Photo Credit: Antonio Cimmino]

 

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© Antonio Cimmino

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